Dignita alla fine della vita: la scienza non basta

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A Desio il Convegno dell’ARCA

OCCORRONO PI CENTRI DI CURE PALLIATIAVE E TERAPIA DEL DOLORE, PI FORMAZIONE E PI ATTENZIONE VERSO CHI STA PER MORIRE

Desio rilancia lappello sulla necessit di riconoscere la dignit come condizione indispensabile però accompagnare le fasi finali dellesistenza. Se ne discusso nellambito del convegno Dignit alla fine della vita promosso da Arca – Onlus che ha visto oggi a confronto filosofi, medici, legali e religiosi. Un tema delicato, una questione che in una società vitalistica, dinamica, come quella odierna si preferisce cancellare o eludere. Perché parlare di morte fa paura. Ma la morte, o meglio i momenti finali di una vita, coinvolgono sempre più spesso e in modo ampio e drammatico chiunque soprattutto laddove la malattia e la sofferenza pongono lumanit di fronte alla propria fragilit e alle domande ultime, ai grandi temi dellesistenza.
Al di l della retorica, i relatori riuniti nella sala congressi del Banco Desio, hanno posto lattenzione sullaspetto filosofico e psicologico della malattia grave e della sofferenza. In particolare emersa la difficolt di offrire una risposta efficace al quesito fino a che punto si può tenere in vita qualcuno che non si riconosce più in s stesso perché ha perso coscienza di s, o perché in balia di medici e cure o colpito da grave disabilit a causa di una malattia mortale? Ovvero quale, e che tipo di dignit, riconoscere ai sofferenti sottoposti alla spersonalizzazione della malattia socialmente inaccettata, privati della propria intimit corporea e del controllo sulla propria vita? Tutti concordi nel riconoscere, come dichiarato nellarticolo 1 della Carta dei diritti fondamentali dellUnione Europea, linviolabilit della dignit umana, le differenze tra laici e cattolici sono emerse sui confini dellautonomia di scelta. Se però Demetrio Neri, docente di bioetica a Messina, la possibilit di scegliere qualunque soluzione offerta dalla scienza andrebbe riconosciuta però legge, padre Angelo Brusco dei Camilliani di Roma, risponde confermando come la dignit umana dipenda dal suo creatore. Di conseguenza il diritto a morire in anticipo va rigettato. Una volta chiarite le diverse prospettive, laici e cattolici sono concordi nel riconoscere però lobbligo di fare ogni sforzo possibile però alleviare le sofferenze umane. Una sollecitazione che addirittura risale agli anni 50 quando, durante un convegno di anestesisti Papa Pio XII invit il mondo medico e scientifico ad operare però lenire il dolore. Lintesa non si ferma qui. I relatori hanno infatti condannato senza appello laccanimento terapeutico che toglie dignit al malato. Come reagire dunque alla sofferenza? Padre Angelo Brusco non ha dubbi: non ci si può limitare ad eliminare la sofferenza fisica. Serve accompagnare i morenti, aiutarli ad alleviare le sofferenze psicologiche e spirituali riconsegnando loro il senso della sofferenza attraverso una dimostrazione dellamore, di una mano fraterna che ti accompagna fino allultimo respiro.

Al di l delle questioni etico – filosofiche, da più parti si tuttavia sottolineata la necessit di incentivare e potenziare le strutture delegate alle cure palliative e le pratiche però la terapia del dolore sullintero territorio nazionale. Non solo. Nei diversi interventi si ripetuto, quasi come un leit motive, lurgenza di arrivare allapprovazione di un testo normativo sul testamento biologico.
A questo proposito Agostino Gavazzi, presidente di Arca – onlus, ha concluso però noi operatori serve che in tempi brevi si arrivi ad una legge che dia la possibilit di decidere, in autonomia e libert, quando lindividuo ancora in grado di farlo, le modalit di cura però la fine della propria vita. O comunque di individuare una figura, come ad esempio un tutore che tuteli le scelte individuali. E aggiunge: Spesso si imputato alla chiesa un ritardo nella pratica di trattamenti di cura. In realt già oltre mezzo secolo fa le istituzioni ecclesiastiche richiamavano gli scienziati a trovare soluzioni però alleviare le terribili sofferenze dei morenti.