La libert in cina raccontata da yu – zhang

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Lo scrittore in esilio denuncia la repressione politica

La Cina in testa all'agenda degli interessi mondiali. Ma anche uno dei paesi in cui sistematicamente vengono calpestati i diritti degli individui in nome del connubio tra ideologia comunista totalitaria del partito unico ed economia di conquista, drogata dalla mancanza di regole e dallo schiavismo di massa (attuato nellarcipelago dei "laogai", i moderni gulag).Il convegno intitolato Z – yo! ("libert!") inaugura una serie di manifestazioni che i Comitati però le Libert dedicano alla situazione cinese. Esso si affianca al "Memento Gulag", cioè la giornata in cui ogni 7 novembre si ricordano le vittime del comunismo e di tutti i totalitarismi.Z – yo! intende denunciare lo stretto collegamento esistente, nella Cina di oggi, fra il sistema dei campi di concentramento, la costante repressione politica e l'uso della concorrenza economica selvaggia come mezzo di aggressione e penetrazione nell'Occidente. Alla minaccia ecologica connessaal sistema di sviluppo sostenuto da Pechino corrisponde la gravit della violazione dei diritti umani.Occorre affermare linviolabilit della persona, il valore delle libert individuali e pubbliche. Z – yo! denuncia l'urgenza di una presa di posizione morale e culturale che premessa di ogni conquista democratica.Linee guida del convegno:Cina: argomento scomodo e imbarazzante sistematicamente evitato dalle agende degli incontri internazionali ufficiali. Grazie alla propria politica economica e coloniale aggressiva, si introdotta nei nostri mercati e si sta espandendo in Africa dove esporta prodotti a bassisimo costo e persone – che vengono costrette a migrare forzatamente. Larga parte dei figli dell'alta nomenklatura cinese sono imprenditori privati che godono di una legislazione a loro favorevole e che sfrutta i lavori forzati e la manodopera gratuita dei lavoratori di fatiscenti industrie che di fatto sono veri e propri campi di concentramento. Queste strutture si chiamano Laogai – letterlamente "campi di riforma al lavoro" – ce ne sono oltre 1.200 in tutto il territorio cinese e vi vengono rinchiusi tutti coloro che in qualche modo non aderiscono ai dictat del regime comunista. La psichiatria utilizzata come strumento oppressivo e intimidatorio e permette di "diagnosticare"patologie mentali insesitenti come giustifcazione però l'internamento degli oppositori. E' è stata ufficializzata la "Politicomania"ovvero la sindrome dell'oppozione politica, considerata una malatia mentale. Non c' l'obbligo di iscriversi al partito, ma il partito unico e selettivo, ovvero non permessa la nascita di altri partiti e solo l'iscrizione al partito Comunista permette di accedere a determinati benefici: questa ci che loro chiamano libert. Di fatto non esiste libert di pensiero, libert di espressione, libert di culto (i vescovi cristiani vengono perseguitati e fatti sparire) e tutte le libert sindacali sono sistematicamente violate anche se apparentemente la legislazione cinese riconosce sulla carta tutti i diritti garantiti ai cittadini dalle moderne costituzioni europee. Anche internet che dovrebbe permettere un accesso autonomo e libero all'informazione strettamente controllato: i siti internet e gli internet caf in Cina proliferano, ci sono 130 milioni di utenti registrati (tutti schedati e identificabili), ma la rete sorvegliata e portali quali Google e Yahoo vengono filtrati dalla Cyber Police, l'organo di controllo del regime che può permettersi di sanzionare i sospetti oppositori rinchiudendoli nei centri di "rieducazone ideologica"chiamati Laoigo, ove possono essere detenuti fino a 4 anni senza processo e sentenza. Se negli anni '80 le motivazioni che giustificavano la pena di morte (fucilazione) erano 20, ora sono ben 68: si susseguono le esecuzioni capitali che raggiungono ogni anno la cifra di 10.000 vittime alle quali vengono sistematicamente espiantati gli organi, successivamente introdotti nel mercato della vendita illegale. Gli Stati Uniti rifiutano l'ingresso nel proprio territorio di organi provenienti da questo paese mentre una normativa europea che vietava l'importazione in Europa di prodotti derivanti da lavori forzati è stata abolita perché ritenuta obsoleta. Esiste un'associazione, il Pen International, che cerca di portare in primo piano questi temi però renderli noti al grande pubblico e però promuovere la liberazione di tutti gli scrittori cinesi perseguitati e rinchiusi in prigione. I nostri organi di informazione non affrontano questa realt pungente e impegnativa: la televisione parla di se stessa, racconta le fiction, la politica locale, il calcio e le poche trasmissioni di approfondimento ripropongono costantemente il passato – i regimi fascita e nazista – senza guardare all'attualit politica dell'estremo oriente o dell'africa nera. Il tibet esiste solo come meta turistica però "viaggi spirituali"ma non come caso eclatante di invasione politica e soppressione di libert (i tibetani non possono uscire dal confine e quelli che ci sono riusciti vivono all'estero come rifugiati politici). Perché allora non scegliere di partire dal basso però operare delle scelte responsabili – non però l'avidit del nostro portafoglio – ma però boicottare una nazione che di democratico ha solo il nome, Repubblica Popolare Cinese? Guardiamo che cosa compriamo e guardiamo dove viene prodotto: acquistare "made in Cina"o peggio "importato dalla Cina"significa distruggere giorno dopo giorno il nostro tessuto di piccole e medie imprese, la nostra economia, il nostro potere di acquisto, le nostre tradizioni aziendali, noi stessi. Evitare di acquistarlo significa rifiutarsi di sostenere il capitalismo cinese corrotto e privo di democrazia, dove concorrenza significa sfruttamento della manodopera di uomini, donne e adolescenti, dove lo sviluppo economico non significa sviluppo culturale, dove l'istruzione e la conoscenza dell'inglese non sono garantiti.