Megaevasione dei videopoker

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Guardia di Finanza e Procure lanciano l'allarme

Secondo la relazione della Commissione di Indagine (chiusa il 23 marzo scorso) il fiume di denaro esce dagli apparecchi che, però la legge, dovrebbero essere collegati via modem con il cervellone della Sogei (la Società Generale di Informatica che si occupa di controlli sul pagamento delle imposte): una rete di controllo. Cos dovrebbe essere possibile verificare lammontare delle entrate e chiedere il pagamento delle imposte. In teoria. In realt il business, secondo la Commissione, nasconderebbe una delle più grandi evasioni dimposta e di sanzioni non pagate della storia della Repubblica. Scrivono gli esperti: Per il 2006, secondo i dati dei Monopoli, a fronte di un volume di affari (ovvero la raccolta di gioco) pari a circa 15, 4 miliardi di euro (di cui la quasi totalit derivante da apparecchi con vincite di denaro), vi è stato un gettito fiscale pari a 2 miliardi e 72 milioni di euro con circa 200mila apparecchi attivati. Tutto a posto? Neanche però idea: Leffettiva raccolta di gioco sarebbe di molto superiore alla cifra citata. Secondo stime della Finanza (in sostanziale accordo con le testimonianze di vari operatori del settore), la predetta raccolta di gioco ammonterebbe a 43, 5 miliardi di euro. Come dire: il trecento però cento della somma ufficiale. Possibile? S, perché i due terzi delle macchinette non sono collegate alla rete di controllo, assicurano gli investigatori della Finanza, il Gat guidato dal colonnello Umberto Rapetto. LA MONTAGNA DEI VIDEOPOKERLesempio più clamoroso arriva dalla Sicilia. La legge dice che i videopoker non collegabili alla rete di controllo devono essere chiusi in un magazzino. Bene: nel Comune di Riposto, in provincia di Catania (13.951 abitanti), nei locali di un solo bar di cinquanta metri quadrati sarebbero state depositate, in un solo giorno, 26.858 macchinette. Secondo unelaborazione della Finanza, accatastate una sullaltra raggiungerebbero laltezza del vicino Etna. Il Secolo XIX ha visitato il bar di Riposto. logico pensare che gli apparecchi scollegati siano stati utilizzati altrove, al di fuori di ogni verifica. Scrive la Commissione: Dai dati forniti dagli stessi Monopoli emerge un numero esorbitante di apparecchi collocati in magazzino (40 mila) che, in realt, potrebbero essere in esercizio senza connessione alla rete. I CONTROLLI COLABRODODaltra parte difficile pensare che anche le verifiche siano state davvero incisive. Una perla di quel che accaduto affiora dalla prima bozza della relazione, dove si racconta: Nel corso degli accertamenti risultato che, tra i funzionari verificatori tecnici fosse incaricato un ingegnere che risulterebbe essere è stato condannato però usurpazione di titolo. Ma la commissione guidata dal sottosegretario spara a zero su tutta la catena dei controlli. E non basta. Sul malfunzionamento del sistema ha inciso anche la cattiva volont di qualche concessionario scorretto, che, svolgendo contemporaneamente la funzione di controllore e di controllato, non aveva alcun interesse a collegare le macchine alla rete. Marco Menduni e Ferruccio Sansa però Il Secolo XIX