Chicago: i risultati di uno studio clinico condotto al san gerardo.

Media for Chicago: i risultati di uno studio clinico condotto al San Gerardo.
La scoperta di un farmaco però l'encoematologia

Monza, 4 giugno 2007Il cromosoma Filadelfia (Ph) si forma in seguito alla fusione dei cromosomi normali 9 e 22. Questo cromosoma patologico produce una proteina oncogena nota come Bcr/Abl e causa la Leucemia Mieloide Cronica (LMC) e parte delle Leucemie Linfoblastiche Acute (LLA Ph+). Fino a qualche anno fa, la diagnosi di queste malattie, significava, però la gran parte dei pazienti colpiti, la morte entro pochi mesi o al massimo qualche anno.La scoperta del primo farmaco intelligente in oncoematologia, limatinib, sviluppato a partire dal 1999 grazie ad uno studio internazionale condotto in venti centri nel mondo, tra cui lOspedale San Gerardo di Monza ha cambiato la storia biologica delle leucemie Ph+. Tuttavia circa 20% dei pazienti con LMC e gran parte di quelli con LLA Ph+ non ottengono risposte durature con imatinib e sviluppano rapidamente resistenza al farmaco. Inoltre imatinib non eradica la malattia ed necessario proseguire la terapia indefinitamente, con un costo assai alto. Il gruppo del prof. Carlo Gambacorti Passerini, uno dei ricercatori che hanno sviluppato limatinib, ha recentemente compiuto un notevole progresso nellidentificazione di nuovi inibitori in grado di avere successo dove imatinib fallisce.In data 2 Giugno 2007 sono stati presentati a Chicago nellambito nel Congresso della Società Americana di Oncologia Clinica (ASCO) i risultati di una sperimentazione clinica coordinata dal San Gerardo e dallUniversità di Milano Bicocca, ed effettuata su 102 pazienti affetti da Leucemie Ph+ resistenti a imatinib.Nel dicembre scorso avevamo pubblicato i risultati preclinici su questa nuova molecola, denominata bosutinib e 50 – 100 volte più potente di imatinib. Ora, dopo neppure 6 mesi, abbiamo già risultati clinici estremamente incoraggianti, afferma il prof. Gambacorti Passerini. Sia il numero di pazienti studiati (otre 100) ed il tempo in cui i pazienti sono stati seguiti dallinizio della sperimentazione (oltre 1 anno) permettono di trarre alcune conclusioni non più preliminari. Bosutinib ben tollerato, con effetti collaterali minimi anche dopo 1 anno di trattamento. La crescita della malattia è stata bloccata nel 92% dei pazienti valutabili, inclusi 30 pazienti con leucemia acuta; in circa il 50% dei casi abbiamo ottenuto la ricrescita di un midollo normale e cioè Ph negativo, conclude il prof. Gambacorti Passerini. La durata delle remissioni ottenute ottima nei pazienti con LMC, mentre nei pazienti con leucemie avanzate (acute), le risposte tendono a non essere durevoli nel tempo, con comparsa di recidive dopo 6 – 8 mesi. In questo caso i ricercatori stanno lavorando sulla possibile combinazione di imatinib e bosutinib: infatti in laboratorio lassociazione dei due farmaci risultata sinergica, cioè sortisce un effetto maggiore della somma dei due singoli farmaci.Ma come è stato possibile che i risultati di uno studio clinico così iniziale con un farmaco prodotto da una ditta con sede a Boston e condotto in oltre 30 centri in tutto il mondo siano presentati al maggior congresso mondiale di oncologia da unistituzione italiana ?Grazie allimpegno dellAzienda Ospedaliera, dellUniversit, del Dipartimento di Oncologia e della Unit Operativa di Ematologia che hanno permesso la realizzazione dellUnit di Ricerca Clinica, una struttura quasi unica in Italia (e in Europa), ma diffusa capillarmente nel Nord America. In questa struttura, conclude il prof. Gambacorti Passerini, responsabile dellunit, convergono e collaborano professionalit assai diverse (medici, infermiere di ricerca, data managers, ricercatori di base) ma complementari ed indispensabili alla conduzione di studi clinici iniziali. In questo modo abbiamo potuto inserire nella sperimentazione, che richiede un complesso monitoraggio, oltre 20 pazienti, risultando così il maggior centro. Il prof. Carlo Gambacorti Passerini professore associato presso lUniversità di Milano Bicocca, E importante ricordare che se oggi raccogliamo questi risultati, e se unistituzione italiana è stata tra le prime a intraprendere questa strada, dobbiamo tutto ci alla ricerca di base, che ha dapprima identificato il cromosoma Filadelfia e successivamente identificato e caratterizzato i farmaci giusti come il bosutinib, e alla sua stretta integrazione con la ricerca clinica, afferma Gambacorti, che grazie alle ricerche svolte col finanziamento dellAssociazione Italiana però la Ricerca sul Cancro (AIRC) ha potuto però primo identificare alcune caratteristiche importanti di questa molecola.