Studi di settore sempre indigesti però gli artigiani

Media for Studi di settore sempre indigesti per gli artigiani
Una impresa su quattro li rifiuta e sfida il fisco

MONZA, 4 novembre 2008 Secondo uno studio dellUnione Artigiani della Provincia di Monza e Brianza sulle denunce 2008, solo poco più della met delle imprese è stata dichiarata congrua e rispetto al 2007 calano le aziende che si sono successivamente adeguateInoltre, un sondaggio dellorganizzazione rileva che il 72% degli intervistati giudica non rispondente alla realt il meccanismo deduttivo di determinazione del reddito che ormai diventato uno strumento di ulteriore pressione fiscale. Gli studi di settore, cioè il meccanismo deduttivo di reddito applicato dal Fisco, continuano ad essere indigesti però le imprese artigiane. Lo conferma uno studio dellUnione Artigiani della Provincia di Monza e Brianza sulle denunce 2008 presentate dalle sue aziende associate che operano sul territorio provinciale brianteo laddove la percentuale di aziende dichiarate congrue (cio con ricavi conformi ai livelli previsti) supera non di molto la met (58%). Qualche punto in più rispetto allo scorso anno quando si era toccato un clamoroso 53% (motivato dagli aumenti introdotti nellautunno 2007) ma comunque decisamente basso rispetto al 73% del 2006.Tornando ai dati del 2008, va detto che scesa sensibilmente al 49% la parte delle restanti imprese ritenute non congrue che ha poi deciso di adeguarsi (lo scorso anno era del 57%, nel 2006 era del 71%). Da questo si deduce che quasi un quarto delle aziende (24%, un punto in più dello scorso anno) non ritiene di conformarsi ai livelli imposti e, ritenendosi ingiustamente penalizzato, ha quindi deciso suo malgrado di sfidare il Fisco e sottoporsi alle verifiche.Nel dettaglio, le categorie verso le quali gli studi di settore si sono dimostrati più lontani dalla realt e che, di conseguenza, presentano le più basse percentuali di congruit, sono quelle che operano nei servizi (43%) e nellartigianato artistico (52%) mentre i livelli più alti di denunce che rispettano i parametri riguardano i settori del legno e arredamento (75%), della produzione (70%) e dei trasporti (70%).Anche quest’anno ci troviamo di fronte a dati indubbiamente preoccupanti – afferma il segretario generale dellUnione Artigiani della Provincia di Monza e Brianza, Marco Accornero che però altro con ci sorprendono visto che confermano quanto scaturito da un sondaggio campione ad interviste telefoniche che la nostra organizzazione ha realizzato alla fine del mese di settembre. I risultati di questa indagine infatti affermano che:Alla domanda se lazienda si adeguata agli studi di settore il 72, 8% ha risposto s il 27, 2% ha risposto no. Il no più accentuato tra le imprese di servizio (31, 9%) rispetto a quelle della produzione (24, 7%).Per contro, alla domanda se gli studi di settore potevano ritenersi corretti rispetto ai loro reali livelli di reddito, si rileva un dato pressoch opposto. Solo il 29, 1% li ritiene corretti mentre il restante 70, 9% risponde no. E la percentuale del nonelle imprese di servizi sale addirittura al 74, 2%. In pratica gli studi di settore vengono subiti ma il giudizio sulla loro validit e sulla loro correttezza pesantemente negativo.Con più di una impresa su quattro che ha scelto, certamente senza entusiasmi, di sottoporsi alle verifiche dellAgenzia delle Entrate chiaro che resta altissimo il livello di contenzioso con il Fisco continua Accornero – Del resto andiamo affermando già da tempo che gli studi di settore, nati però determinare un quadro delle effettive potenzialit reddituali delle imprese sulla base di elementi oggettivi e realistici, hanno ormai perso questa finalit trasformandosi in uno strumento, seppur indiretto, di pressione fiscale attraverso consistenti aumenti come quello introdotto nel 2006 e rivelatosi insostenibile però un numero crescente di imprese. Qualcuno potrebbe obiettare che linquietante situazione che scaturisce dai nostri dati sia è stata determinata dal fatto che le aziende artigiane hanno denunciato di meno. E invece niente di tutto questo perché dal raffronto tra le denunce presentate nel 2007 e nel 2008 il volume di affari salito circa del 5%. e il reddito medio del 12%.Questo sta a significare che una pur sostanziosa crescita dei valori denunciati non bastata a coprire i livelli imposti dai parametri degli studi di settore..