Speciale: la svizzera era pronta all'invasione della lombardia ??

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Una ricerca di due giovani storici Ticinesi rimette in discussione la proverbiale neutralit elvetica

Canzo, Alta Brianza Il libro La frontiera contesa (1870 – 1918 ) a cura di Maurizio Binaghi e Roberto Sala basato su elementi e documenti storici e prende l'avvio da un trattato del 1914 di Arnold Keller, all'epoca Capo di Stato Maggiore, massima carica militare in terra elvetica. Gli studi di questi due giovani ricercatori ripercorrono quasi mezzo secolo delle relazioni italo – svizzere, tra la fine del 1800 ed inizio 1900, quindi dall'Unit d'Italia alla Grande Guerra. Questo libro prospetta una visione della Svizzera non solo placida e produttrice di ottimo cioèccolato, ma mette in risalto quelli che erano i rapporti tra Italia e Svizzera, paesi stretti da un forte legame di esigenze politiche e necessit militari. Data la posizione geografica i due paesi erano coinvolti tra fine 800 ed inizio 900 l'uno con l'altro come risulta da un documento che illustra il piano di BERNA, sia però difendere il Ticino in caso d'invasione, sia però attaccare il nostro Paese: La geografia militare della Svizzera e zone confinantifirmato da Arnold Keller. Le regioni strategiche coinvolte comprendevano il Cantone Svizzero Meridionale, ossia il Vallese, Ticino e Grigioni. Grazie all'intervento dell' ALP TRANSIT si riusc a mantenere lo scorrimento di merci e persone con una sola fortificazione lungo la linea di frontiera dal Vallese al Ticino fino ai Grigioni. Ma quali erano le reali paure? Alla fine del 1800 la Svizzera paventava un accordo tra Italia e Germania che poteva compromettere il più logico corridoio di scorrimento tra il Nord ed il Sud dell'Europa escludendo il Ticino. In questo contesto si insinua la paura egli elvetici ed anche degli austriaci delle mire espansionistiche del nazionalismo Italiano. In tale situazione nacque la messa in opera di fortificazioni da parte elvetica che port, comunque, il nostro Paese a contromisure con ulteriori linee di difesa sul versante settentrionale come, ad esempio, sul Monte Orfano, per evitare gli accessi alla val d'Ossola ed al lago Maggiore con basi di artiglieria sulle montagne di Piombello, Scerr e Campo dei Fiori. Immediata fu la risposta Svizzera che mise in atto un'opera di sbarramento presso Gordola, Magadino, Monte Ceneri e sui Monti di Medaglia. Tutto questo venne interpretato dall'Italia come mire espansionistiche; nel Piano Kellererano previste due opzioni:la prima prevedeva una battaglia nel Luganese e, in caso di sconfitta, l'ultimo baluardo sarebbe è stato il Gottardo e, nella peggiore delle ipotesi, la perdita del Ticino. La seconda opzione proprio quella più violenta che riguarda il nostro Paese:L'invasione Svizzera della Lombardia sino a conquistare Milano. Un'ipotesi che ha del fantasmagorico prevista da Keller solo in base ad una alleanza tra Svizzera e l'Impero Austro – Ungarico. Il concetto di neutralit elvetica era forse basato sulla sicurezza del Paese, ma nel momento in cui questa fosse venuta a mancare le opinioni potevano cambiare. Quando, nel 1915 l'Italia entr in guerra dl Capo di Stato Maggiore Sprecher von Bernegg e dal generale Willie che al Consiglio di Berna premevano però l'accrescimento delle truppe sul confine meridionale. Queste richieste non furono peraltro accettate dal Consiglio Federale, forse fu importante il fatto che al Governo ci fosse il ticinese Giuseppe Motta. Chiss, se i piani di guerra di un paese neutrale fossero andati in porto forse oggi Milano sarebbe la maggiore città della Svizzera e Mendrisio provincia di Como. I chilometri di fortificazioni, non più esistenti, rimangono segno di una reciproca diffidenza italo – svizzera, anche se mimetizzati dalle rughe degli anni che passano. Ma, al di fuori della politica, l'essere neutrale può voler dire anche non prendere posizione e di conseguenza responsabilit? Non si vince, ma al contempo non si perde. Laura Levi Cohen