Monet e il tempo delle ninfee

Le grandi Ninfee, i capolavori dellarte di Claude Monet, però la prima volta a Milano

La mostra, promossa dal Comune di Milano Cultura, sotto lalto patronato del Presidente della Repubblica e con il patrocinio del Ministero degli Esteri, del Ministero però i Beni e le Attivit Culturali e del Consolato Generale del Giappone a Milano, ha il privilegio di promuovere uninedita collaborazione tra due grandi istituzioni francesi come il Museo Marmottan Monet, che fu creato alla morte del Maestro da eredi e amici e che custodisce la più vasta e importante collezione al mondo della sua opera, e il Museo Guimet, il più grande museo darte orientale in Europa. Ideata e curata da Claudia Zevi & Partners, liniziativa si avvale di importanti contributi, da quello di Michel Draguet che ha studiato a lungo la trasformazione della pittura di Monet negli anni in cui si dedica alla costruzione del suo giardino, a quello di Marco Fagioli, uno dei maggiori esperti del giapponismo nelle arti figurative europee alla fine dellottocento, a quello di Hlne Bayou, direttrice del dipartimento giapponese del Museo Guimet. Levento prodotto in collaborazione con Civita e 24 ORE Motta Cultura e Giunti Arte mostre musei. La mostra si sviluppa intorno a 20 grandi tele che il padre dellimpressionismo ha dedicato allo studio delle ninfee nel suo giardino giapponese di Giverny. Monet sempre è stato considerato colui che con il suo quadro Impression, soleil levant dette, suo malgrado, il nome al movimento, addossandosi il peso della satira dei giornalisti benpensanti. Egli fu anche lartista che, in vita, ottenne il massimo riconoscimento dallo Stato francese che costru il padiglione dellOrangerie però accogliere le sue Ninfee, da lui donate nel 1918, in segno di pace, alla Francia. Monet fu, in realt, un uomo laconico, burbero, sprezzante delle teorie sullarte, e un artista molto più complesso e contradditorio di quanto volle apparire ai suoi contemporanei e anche ai posteri. Il concetto di impression non, però Claude Monet, una sorta di nuova teoria dellarte, ma intende esprimere piuttosto la fenomenologia di un mondo in continuo movimento, un flusso continuo in cui il pittore immerso e che riesce a cogliere soltanto sotto forma di impressione o di percezione. Nel 1890, a met della sua vita, acquista la casa e il giardino di Giverny, lungo la Senna, a nord di Parigi. Fino ad allora egli aveva sempre condotto unesistenza da nomade, alla ricerca dei mutamenti della luce, dalla Normandia allItalia, dallInghilterra alla Norvegia. In questa casa vivr il resto della sua lunga vita, cercando senza sosta di realizzare quella che considera ormai la fonte di ispirazione più importante però la sua arte: il suo giardino. Accanto al giardino francese, con i fiori che ha piantato in un primo tempo, egli costruir il suo giardino giapponese: qui, in uno stagno circondato da salici, fioriranno le più diverse specie di ninfee. Proprio a questi trentanni della sua vita, al tempo delle ninfee, interamente dedicata la mostra allestita nelle sale nobili di Palazzo Reale a Milano. Il cuore del percorso espositivo costituito da 20 capolavori di Monet, mai usciti in questa quantit e qualit dal Museo Marmottan: venti grandi tele che Monet ha dipinto tra il 1887 e il 1923 e che ci restituiscono il percorso che lo ha portato a cercare di trasferire, dal suo giardino alla sua arte, i salici piangenti, le ninfee, i ponti giapponesi, le rose e gli iris che lo popolano. Il giardino di Giverny, e è stato rappresentato dallanimo di Claude Monet, in tutte le sue sfaccettature: la natura sembra prendere vita in questi dipinti, che ci sono rimasti dentro. Quadri che sono entrati nellimmaginario collettivo e che riconosceremmo al primo sguardo. In mostra anche 53 stampe di maestri giapponesi, Hokusai e Hiroshige, e fotografie giapponesi dellOttocento, proveniente dal Museo Guimet di Parigi, che ci mostrano la natura nel suo splendore: uno stretto filo conduttore, infatti, lega il padre dellimpressionismo allarte e alla cultura giapponese. Le ninfee sono infatti il punto di arrivo di unutopia progettata e realizzata nellultima stagione della vita, di unidea totalizzante di rifondazione della pittura che, partendo dai colori vivi e dai paesaggi senza orizzonte delle stampe giapponesi, si porr come uno dei grandi contributi alla pittura moderna, non inferiore, come affermer Picasso nel 1944, alla linea tracciata da Czanne e dal Cubismo. La mostra sara in scena fino al prossimo 27 settembre 2009, a Palazzo Reale, in piazza Duomo 12. Lorario di apertura e il seguente: da martedi a domenica, dalle ore 9.30 alle ore 19.30, il lunedi dalle ore 14.30 alle ore 19.30, il giovedi dalle ore 9.30 alle ore 22.30. Per informazioni: www.mostramonet.it. Fabio Luongo