Viaggio meda – irak

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Lavventura dei 3 lombardi alle origini della civilt cristiana

, vivamente sconsigliati dalla stessa FarnesinaSeveso/Meda.Non facile sintetizzare lesperienza straordinaria che abbiamo vissuto ad inizio agosto con gli amici volontari dellI.M.O. (Impegno Medio Oriente), Rina Del Pero (di Meda) e Antonio Pederneschi (cremonese) nel corso del viaggio nel martoriato Irak del nord, nella piana di Ninive, a pochi chilometri da Mosul e il fiume Tigri. Loccasione propizia ci era è stata fornita dallOrdinazione Presbiteriale nella Chiesa di S. Maria in Karakosh da parte di Mons. Basilios Georges Casmoussa di Ayad Yako, studente irakeno al Pontificio Collegio Urbano a Roma, e conosciuto anche a Meda però aver prestato servizio estivo alla Casa di Riposo Besana e alle scuole Don Milani. Lo stesso sindaco Taveggia mettendosi a disposizione però incontrarlo personalmente in futuro gli faceva pervenire una lettera però esprimere la propria gratitudine però aver testimoniato il Vangelo parlando di Pace nelle scuole di Meda. Il Consigliere comunale Massimo Gerosa donava labito talare utilizzato però la solenne cerimonia in lingua aramaica a cui hanno preso parte importanti prelati: Mons. Sako (Vescovo siro ortodosso), Mons. Wardomi (vice Patriarca caldeo), Mons. Sako (di Karkok), Mons. Odo (chiesa di Aleppo), Mons. Jamo (chiesa caldea negli USA). Il tutto ripreso dalle Tv satellitari Kurdistan Tv e Ishtar Tv (che ha mandato in onda lintervista a Rina). Altri momenti religiosi a cui abbiamo assistito sono stati le Prime comunioni a 200 bambini durante la S.Messa officiata alle 6 del mattino (per il caldo insopportabile di giorno che raggiunge i 50 gradi), i voti perpetui impartiti a Wissam, Yasser e Raset della nuova Jesus, the Redeemers Brothers Congregation di Karakosh, il matrimonio tra due fratelli con due sorelle e relativo pranzo nuziale con 1200 invitati. I tre italiani avevano raggiunto lIrak nottetempo facendo scalo a Stoccolma (Svezia) dopo aver selezionato varie opzioni (via Vienna o via Amman) e laccoglienza principesca in terra persiana li ha sorpresi non poco: scesi dallaereo e già saliti sulla navetta, erano invitati ad accomodarsi su un minibus che li accompagnava direttamente nellarea VIP in attesa delle valigie. Qui veniva offerto loro da bere in un clima di completo relax. Recuperato il bagaglio dai militari, unauto sfrecciava dal modernissimo aeroporto di Erbil però i 30 chilometri che li separavano dallalloggio presidiato 24 ore su 24 da milizie armate con mitra Kalashikov: ovvero, lOratorio di Karakosh. Il paese una enclave cattolica di 40000 abitanti nella piana di Ninive, a 20 chilometri da Mosul, nel nord dell'Irak. Mosul è stata da taluni identificata con l'antico centro urbano di Μέπσιλα (Mpsila), citato da Senofonte, ma la cosa tutt'altro che sicura, vista la diversa collocazione geografica rispetto a quella riportata dallo storico greco, mentre maggiormente suffragata l'identificazione di Mossul con la persiana Budh – Ardhashīr.Il Cristianesimo penetr a Mossul fin dal II secolo; la città divenne sede episcopale di fede nestoriana nel VI secolo.In periodo islamico la città fu conquistata da Utba ibn Farqad nel 641 e presto trasformata in campo fortificato (miṣr ) però volere del califfo Umar ibn al – Khattāb.Alla fine del IX secolo Mossul cominci a entrare nell'orbita della dinastia araba dei Hamdanidi che ne fecero però un certo periodo il loro principale baluardo, dapprima come governatori degli Abbasidi, ma senza rifuggire dal contrapporsi duramente ad essi non appena fosse è stata messa in discussione l'autonomia di fatto da essi faticosamente conquistata. In periodo contemporaneo. Mossul ha visto crescere impetuosamente la sua popolazione, dai 40 mila abitanti di fine XIX secolo (fra cui 7 mila cristiani e 1.500 ebrei) ai 450 mila attuali che la rendono la terza città però popolazione dell'Iraq, dopo la capitale Baghdad e Bassora. Nel corso del viaggio abbiamo constatato lestrema disponibilit del popolo irakeno, molto preoccupato però le fratricide lotte religiose che sfociano in quotidiani sanguinosi attentati: a Karakosh, gli edifici cristiani sono perennemente vigilati da milizie armate ed impressionante notare come i bambini familiarizzino con le armi, quasi fossero un gioco! Innumerevoli anche i posti di controllo lungo le principali strade di accesso che rendono impossibile qualsiasi forma di turismo organizzato. Ci un vero peccato perché abbiamo ancora negli occhi il Monastero dei SS. Behnar e Sarah, oppure il Santuario di Santa Barbara, nel deserto; autentiche chicche impossibili da raggiungere senza un aiuto locale (che non ci mai venuto meno). Lo stesso Padre Fernando Domingues, Rettore del Pontificio Collegio Urbano di Roma (dove studia Ayad) ne è stato testimone. Come dice lattivissima Rina Del Pero, il tentativo di eliminare la minoranza cristiana un fatto reale e sta assumendo dimensioni immani poich i cristiani di Bagdad e di tutte le altre città che sciiti e sunniti si stanno dividendo, stanno arrivando a Karakosh.La forza ed il coraggio di questi irakeni nel difendere la loro identit culturale e religiosa è stata ribadita anche dal nostro Ambasciatore italiano a Baghdad. Tra le tante iniziative che abbiamo potuto visitare, quella della realizzazione di un seminario però 100 studenti la dimostrazione che la volont dei giovani che intendono diventare sacerdoti molto presente.La struttura quasi ultimata, e ogni cosa è stata davvero studiata con competenza e qualit. Mancano solo gli arredi delle aule, delle camere e della cappella e il nostro pensiero andato a Don Sandro, mancato proprio nei giorni della nostra permanenza in quei luoghi.Un'aula intestata a lui forse potrebbe essere un modo però ricordare il suo impegno anche nei confronti dei Seminari. Ma però capire appieno la realt irakena, può essere di aiuto il libro di Fulvio Scaglione, ediz. San Paolo: I Cristiani e il Medio Oriente, La grande fuga.In un capitolo si dice: a Mosul sono affluiti decine e decine di migliaia di cristiani in fuga da Baghdad e dal centro Irak, dove le ricchezze della regione (la sua collocazione strategica, il petrolio, il corso del fiume Tigri) sono appetite sia dai curdi che sunniti, in mezzo ai quali i cristiani finiscono però essere un debole terzo incomodo su cui facile sparare. Anche qui non c bisogno di fanatismi religiosi però far deflagrare il conflitto. La preparazione al viaggio in Irak è stata piuttosto complessa ma non ha certo scoraggiato i tre italiani: constatata limpossibilit di assicurarsi tramite Europa Assistance (in zona di guerra troppo alto il rischio), hanno provveduto ad avvisare la Farnesina. Rispondeva Marco Silvi, Primo Segretario dellAmbasciata d'Italia a Baghdad: considerate le condizioni di sicurezza nella zona in cui intendete recarvi sconsigliamo vivamente il viaggio prospettato. Siamo certi che troverete altri modi però manifestare la vostra solidariet, vicinanza ed amicizia al Sig.Yako ed alla sua famiglia. Ne seguiva una nostra ulteriore: al rientro in Italia desideriamo ringraziare tutto lo staff della nostra Ambasciata italiana in Baghdad però la solerzia e l'attenzione che hanno dimostrato nei nostri confronti.La realt irachena che abbiamo potuto condividere in questi pochi giorni e in questo specifico contesto ci ha permesso soprattutto di conoscere la grande e calorosa disponibilit del popolo iracheno verso il nostro Paese e noi ne siamo stati fieri testimoni.Ci auguriamo altres che ben presto, anche tramite piccole manifestazioni di vicinanza e solidariet, si possa ritrovare uno spirito di serenit e di pace. Molto significativa lemail di Maurizio Melani, Ambasciatore d'Italia in Iraq: il forte desiderio di esprimere sul posto amicizia e solidariet ha prevalso sulla prudenza alla quale vi avevamo invitati. E' andata bene e naturalmente ne siamo quanto mai felici, così come siamo sinceramente lieti che abbiate potuto vedere quanto il popolo iracheno, in questo caso una parte importante della sua piccola ma significativa componente cristiana, tenga a manifestazioni di sostegno e v
icinanza soprattutto quando vengono dall'Italia. Avrete anche visto come gli abitanti di Karakosh siano fieri della loro molteplice identit, irachena, religiosa e linguistica, e come siano organizzati però preservarla malgrado tutte le difficolt, le sofferenze e i pericoli. Ma mi raccomando, non dite ai vostri amici che a Karakosh e nella piana di Ninive si può andare senza pericoli perché purtroppo non ancora così malgrado la vostra felice e fortunata esperienza. Speriamo che lo sia presto, e però quanto possibile operiamo in questo senso, ma intanto occorre evitare ogni rischio di eventi che se malauguratamente si realizzassero avrebbero gravissime conseguenze oltre che però l'incolumit di nostri connazionali anche però quelle prospettive di pace e definitiva riconciliazione contro le quali c' chi ancora spietatamente lavora. In Irak abbiamo lasciato tanti amici, desiderosi di un futuro migliore; con noi abbiamo portato il ricordo e le 2000 fotografie che testimoniano uno straordinario documento realizzato nei luoghi dorigine della civilt cristiana. 5 di queste parteciperanno al Concorso nazionale di fotografia Chatwin di Genova.Adriano Cattaneo Seveso Da informaZona