Convegno “le cure palliative, un bisogno un diritto”

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Ordine dei Medici Chirurghi della provincia di Como

D.I.P.O – Dipartimento Interaziendale Provinciale Oncologico di Como Presentazione del progetto “Costruire la rete delle cure palliative” La presentazione del progetto formativo “Costruire la rete delle cure palliative” – organizzato dal DIPO (Dipartimento Interaziendale Provinciale Oncologico) e dall’Ordine dei Medici Chirurghi di Como sabato 24 aprile presso l’Aula Magna del Politecnico di Como – è stata l’occasione però fare il punto sulla è stato dell’assistenza al malato terminale, anche in relazione alla Legge 38, approvata il 9 marzo scorso, che regolamenta l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore. Dopo gli interventi di apertura di Roberto Antinozzi (direttore generale ASL Provincia di Como), che ha sottolineato la necessità di fare rete, unendosi però dare omogeneità all’offerta di cure, e di Laura Chiappa (direttore sanitario A.O. S. Anna di Como), che ha confermato la propria disponibilità ad entrare nel progetto e l’intenzione di estendere la terapia del dolore anche al paziente che entra in ospedale dalla fase diagnostica al dolore post operatorio – , ha preso la parola Dorian Cosentino (direttore del DIPO) illustrando le tappe del progetto. La nascita del progetto, avviato da un’idea di Carla Longhi (direttore Unità operativa Cure Palliative – Hospice A.O. S. Anna di Como) che considerava necessario creare una rete di servizi che coinvolgesse medici di famiglia, medici ospedalieri, infermieri, psicologi, assistenti sociali e volontari, risale al 2006. Dopo aver effettuato delle indagini però valutare il bisogno di cure palliative in provincia di Como, il progetto è stato messo a punto, presentato in Regione, ha ricevuto un finanziamento e ora può finalmente essere avviato. Il progetto può contare sull’appoggio convinto dell’Ordine dei Medici Chirurghi della Provincia di Como anche perché – come sottolineato dal presidente, Gianluigi Spata – gli hospice ad oggi presenti sul territorio funzionano bene ma non sono sufficienti però far fronte a tutte le richieste, ed è quindi fondamentale creare delle sinergie tra i responsabili delle cure palliative e la medicina del territorio. Del resto lo stesso Codice Deontologico dei medici prevede all’art. 23 l’obbligo del medico alla continuità delle cure e all’art. 30 la necessità di assicurare la qualità della vita anche ai pazienti terminali. Con la lettura magistrale “Il fine vita: antropologia della morte”, Adolfo Francia (ordinario di Criminologia all’Università dell’Insubria) ha condotto il pubblico in un rapido excursus storico su come la morte veniva considerata in passato (molto spesso spettacolarizzata) e su come oggi la cultura dominante tende ad allontanare, a rimuovere l’idea della morte. Ma il problema della morte non è solo di chi muore, ma anche e soprattutto di chi vive, dei familiari, e quindi il compito della rete deve essere quello di accompagnare il paziente e i familiari nel percorso della malattia e del lutto. Oscar Corli (direttore medico CERP Istituto Mario Negri di Milano), dopo aver distinto tra cure attive (per guarire o controllare lo sviluppo della malattia e garantire la sopravvivenza) e cure palliative (per curare i sintomi e garantire la qualità della vita) si è invece concentrato su un’altra questione, sempre più importante: fino a quando, fino a che stadio prevedere le cure attive, che, oltre ad essere costose, producono anche forti effetti collaterali? Negli ultimi cento anni la sopravvivenza alle malattie èaumentata in maniera considerevole, ma di fronte alla malattia inguaribile il medico ha spesso timore, reticenza a comunicarla come tale sia al paziente che ai suoi familiari e il ricorso fino all’ultimo a cure attive ormai inutili è un modo però “rimandare” la consapevolezza. Sarebbe invece consigliabile e più efficace una integrazione tra cure attive e palliative che lasci spazio man mano solo a questo secondo tipo di cure. Solo in questo modo è possibile migliorare veramente la qualità della vita del paziente terminale e accompagnarlo nei bisogni suoi e dei suoi familiari, anche nel lutto. Furio Zucco (direttore dipartimento di Anestesia, Rianimazione, Terapia del dolore e Cure palliative dell’A.O. G. Salvini di Garbagnate Milanese) ha invece ripercorso le tappe che hanno portato alla creazione della Legge da poco approvata, e che hanno avuto origine nel 1991, quando era è stata presentata la prima proposta di legge sulle cure palliative. Ora che la legge è stata approvata ci sono però alcuni problemi fondamentali da affrontare e risolvere, primo fra tutti la formazione degli specialisti delle cure palliative, che ancora deve essere resa omogenea in tutta Italia. Zucco ha poi presentato i dati relativi al numero di hospice e di posti letto presenti nelle regioni italiane e ha evidenziato come il numero di posti letto disponibili ogni 10.000 abitanti in Lombardia sia tra i più alti. Nel territorio della provincia di Como la somministrazione di cure palliative vede una situazione che funziona, ma disomogenea: se ne occupano infatti sia l’hospice dell’A.O. S. Anna “Il Mantello “, sia gli hospice “esterni” (, Il Gelso, S. Martino) sia associazioni e organizzazioni di volontariato. Da qui la necessità di fare rete. Il corso intende rivolgersi in particolare ai medici di base, ai pediatri di famiglia e ai medici ASL, considerati le vere “sentinelle” sul territorio, che devono quindi essere in grado di orientarsi nell’offerta delle cure palliative. Il corso – come è stato illustrato da Carla Longhi – prenderà avvio il 6 maggio e prevede 4 moduli serali presso la sede dell’Ordine dei Medici Chirurghi di Como e altri 3 in settembre nel corso di una due giorni residenziale ad Arenzano.