I “Muri della Storia”: La Linea Maginot

Maginot
In questi tempi di migrazioni selvagge e incontrollate , tornano in auge la  creazione di blocchi  alle frontiere , di “Muri ” che servano  a difendere la propria identità sociale  e non solo a respingere le orde di profughi , che si stanno riversando come un fiume in piena , sui nostri territori. 
L’importanza di una barriera , di una linea di protezione è sempre stata la classica e naturale difesa di ogni Società , sia nelle Democrazie che nei Regimi .
Per meglio conoscere la Storia di queste  ”Mura” , insieme al giornalista Gianmaria Italia , vi  racconteremo come e perchè sono nate le più importanti opere di difesa del nostro tempo 
LA LINEA MAGINOT   di Gianmaria Italia
L’invasione subita dalla Francia nel 1914 aveva indotto i suoi vertici militari a progettare una linea difensiva “in previsione di…”. Con buona pace del Trattato sottoscritto nel 1919 a Versailles, solo quattro anni dopo (marzo 1923) il direttore del Genio di Metz, il Colonnello Becq, aveva ufficialmente ipotizzato il creare “La muraille de France”.
Occorreva infatti proteggere da un’ipotetica invasione tedesca le regioni metallurgiche (Longwy, Briey, Nancy),  carbonifere (bacino della Sarre) e i centri dell’industria chimica (Chateau-Salins, Dieuze, Domblase). Ciononostante i lavori iniziarono sul confine italiano, vennero erette fortificazioni armate in Savoia, Delfinato e Alpi Marittime…
Lo schieramento doveva essere contraltare alla Linea Sigfrido che da Aquisgrana al confine svizzero sviluppava 630 km di fortificazioni e sbarramenti anticarro. C’era però una netta differenza: il progetto francese nasceva quindici anni dopo la realtà tedesca ma senza l’apporto di sostanziali migliorie per renderla più attuale.
Affermarlo adesso, quasi novant’anni dopo, pare facile, un giudizio “a carte viste” del tutto gratuito, eppure ritengo che la Linea Maginot (dal nome del ministro della guerra André Maginot) sia stato un progetto particolarmente oneroso rivelatosi obsoleto e inappropriato per almeno due motivi:
- una serie di strutture statiche mentre stava affermandosi quello che sarebbe stato il nuovo simbolo dei combattimenti, vale a dire il carro armato; e pensare che la Francia aveva già in avanzato stato di produzione il Renault FT17
- dalle Alpi Marittime, escludendo la Svizzera, percorreva il confine franco tedesco terminando a Thionville , nei pressi della frontiera col Lussemburgo. Il Belgio, per non associarsi palesemente alla causa  antitedesca, non accettò il prolungamento e si dichiarò neutrale; oltretutto, nel proprio territorio poteva  prospettarsi un lungo varco “amico” dei tedeschi: quello della comunità germanofona, con le città di Eupen e Malmedy, che il Trattato di Versailles del 1919 aveva assegnato al Belgio. Un fronte sgombro utile all’invasore.
I lavori ebbero inizio il 13 gennaio 1928  interessando 400 km con settori difensivi e fortificati; ouvrages in prevalenza sotterranee: vere cittadelle autosufficienti. L’armamento consisteva in cannoni, mitragliatrici, mortai e perfino sistemi di allagamento del territorio circostante; il controllo del territorio circostante avveniva mediante periscopi.   Gli accessi, rivolti solo al territorio francese, erano difesi da campi minati, una fitta rete di reticolati, sbarramenti anticarro e mitragliatrici tuttora in buona parte visibili. I rifornimenti giungevano dalle retrovie con camion e, in una zona protetta, venivano trasbordati su vagoncini che, percorrendo una rete di binari, facevano affluire vettovagliamento e munizioni ai vari locali della guarnigione e alle torrette.
 
I tedeschi non si lasciarono però impressionare.  Il 10 maggio 1940 la Wehrmacht iniziava la Campagna di Francia con l’attacco al Belgio e ai Paesi Bassi; sei giorni dopo era di fronte al primo obbiettivo della Ligne: i due blocchi dell’installazione di Villy la Ferté, nei pressi di Montmedy. Sebbene fosse una delle meno armate venne difesa stoicamente dalla propria guarnigione che però dovette soccombere sotto l’incessante bombardamento nemico.
 
La Ligne  non assolse al suo compito di Muraille de France perché bastò aggirarla e, anzi, quasi per beffa alcune strutture furono catturate dai tedeschi che le utilizzarono come proprie fortificazioni difensive dopo lo sbarco in Normandia: su di esse sono evidenti i segni dei bombardamenti americani per espugnarle.  Finita la guerra e fino al 1960, in piena Guerra fredda, si pensò di tenerle come linea difensiva in casi di attacco sovietico (sic). In seguito alcune costruzioni vennero rilevate dal demanio militare francese, altre vendute a privati ed altre sono ora in avanzato stato di degrado. Un’opera che certo desta interesse ma che, nella sua inutilità, resta esempio di quanto lo siano anche le guerre.
Testo e Foto di G. Italia