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UNO, NESSUNO E CENTOMILA

Sino al 24 gennaio 2010 grazie a Elsinor Teatro Stabile d’Innovazione

pubblicato il 19 January 2010



prima nazionale di Luigi Pirandello   adattamento teatrale Giuseppe Manfridi interferenze di Giancarlo Cauteruccio   regia Giancarlo Cauteruccio   con Fulvio Cauteruccio – Vitangelo Moscarda Monica Bauco – Anna Rosa Laura Bandelloni – Dida   voci off Irene Barbugli, Roberto Gioffré, Riccardo Naldini, Carlo Salvador, Tommaso Taddei   ideazione scenica Giancarlo Cauteruccio   costumi Massimo Bevilacqua   scena e luci Loris Giancola   Elsinor Teatro Sala Fontana Stagione 2009_2010   Il soggettivismo di Luigi Pirandello, che un secolo fa apriva al linguaggio creativo l’analisi delle nevrosi che caratterizzano il Novecento, mi conduce in un territorio teatrale che non mi appartiene, ma che mi fornisce l’occasione per un nuovo percorso di indagine, alle prese con le inevitabili questioni di un’identità compromessa. “Uno, nessuno e centomila” non è però una drammaturgia teatrale, e questo mi conforta. È un romanzo umoristico, come lo stesso autore definiva l’opera, l’ultimo della sua produzione letteraria, in cui si ha la sintesi dei temi legati al relativismo soggettivo che ha permeato tutta la sua letteratura. Per compiere questo esperimento di avvicinamento a Pirandello mi avvalgo dell’adattamento di Giuseppe Manfridi con l’intento comunque di interferire con esso, facendolo attraversare da alcune pagine del romanzo, e con la necessità di filtrarlo attraverso un’idea scenica che restituisca i segni del mio modo di disegnare il teatro. Un accostamento difficile, certo, un azzardo forse. Allora perché? Quali le ragioni di questa scelta? La prima è sicuramente il desiderio della sfida che contraddistingue il mio lavoro, che mi attrae anche quando non c’è alcuna certezza di farcela; poi il desiderio di mettere in gioco il mio immaginario astratto insieme alla passione attorale di mio fratello Fulvio, generando ancora una volta un conflitto espressivo, vitale nel comune viaggio che abbiamo intrapreso da anni. E ancora la curiosità verso l’opera pirandelliana, finalmente non più vincolata, che così può essere frequentata liberamente anche da un artista come me che ha prediletto finora altre scritture. Ma in fondo la ragione più profonda risiede nel legame con un testo che Maurizio Grande anni fa scrisse per me, immaginando un incontro sulla scena tra Luigi Pirandello e Samuel Beckett (al tempo ancora in vita), un testo che sicuramente affronterò in futuro e che ancora oggi mi guida. Dopo il primo studio presentato a marzo 2009, sono di fronte ad un ulteriore esperimento di messa in scena di “Uno, nessuno e centomila”, e forti segni beckettiani mi sostengono, in particolare la Winnie di “Giorni felici”, assieme a Estragone o Vladimiro, per dar vita a un Vitangelo Moscarda alla ricerca di sé stesso, di una, nessuna e centomila identità, condizioni, assenze, fallimenti… Giancarlo Cauteruccio     Dopo aver debuttato nel marzo 2009 al Teatro Studio di Scandicci come primo studio, Uno nessuno e centomila di Luigi Pirandello diretto da Giancarlo Cauteruccio viene presentato in prima nazionale al Teatro Sala Fontana di Milano dal 19 al 24 gennaio.   Vitangelo Moscarda, detto Gengè, è un uomo benestante che abita nel piccolo paesino di Richieri. Una mattina sua moglie Dida gli fa notare un suo piccolo difetto: Vitangelo ha il naso che pende leggermente verso destra. Viene così a conoscenza di altre sue piccole imperfezioni e capisce che, dei piccoli difetti, ignorati da lui stesso, erano invece familiari a chi gli stava intorno. Moscarda si rende allora conto di non essere più lui, ma un altro, anzi, uno per ogni persona che incontra e per ogni azione che compie. In un crescente bisogno di autenticità, Vitangelo compie atti del tutto inusuali agli occhi di chi lo conosceva prima della crisi: sfratta una famiglia per poi regalarle un appartamento nuovo; decide di liquidare la banca ereditata dal padre per riavere indietro i suoi risparmi; esplode improvvisamente dall’ira, pronunciando strani discorsi, sino a sembrare matto, tanto da far fuggire sua moglie e rischiare di venire interdetto. Un’amica della moglie, Anna Rosa, lo avvisa delle pratiche in corso, attuate dalla stessa Dida e da altri suoi amici, per farlo rinchiudere in manicomio. Per difendersi da questo complotto, Vitangelo diventa amico di Anna Rosa e, spinto dal desiderio di avere qualcuno con cui confidarsi, le svela le conclusioni che ha tratto dalla sua vita. Anch’ella, donna buona ma troppo semplice per capire l’animo di Moscarda, ne rimane talmente sconvolta da tentare di ucciderlo. Vitangelo troverà pace solo dopo essersi rivolto al vescovo Mons. Partanna, il quale gli consiglia di donare tutti i suoi beni ai poveri. Moscarda finirà i suoi giorni in un ospizio per i poveri, fondato da lui stesso, paradossalmente più felice di prima, nel tentativo di liberarsi di quell’Uno e di quei Centomila, allo scopo di diventare, per tutti e per se stesso, Nessuno.

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