Visita del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito a Kabul

E’ iniziata dalla capitale afgana la visita del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale di Corpo d’Armata Claudio Graziano, ai militari italiani impegnati nell’operazione ISAF (International Security Assistance Force) a Kabul. Accompagnato dal Comandante delle Truppe Alpine, Generale di Corpo d’Armata Alberto Primicerj, il Generale Graziano è atterrato di buon ora all’aeroporto internazionale di Kabul, dove è stato accolto dal Generale di Corpo d’Armata Giorgio Battisti, Capo di Stato Maggiore della missione ISAF e Italian Senior National Representative per l’Afghanistan. Dopo un breve incontro con il personale nazionale che opera nel comprensorio dell’aeroporto, a cui il Generale ha indirizzato parole di elogio per l’alta qualità del lavoro che stanno svolgendo, la delegazione ha raggiunto il Ministero della Difesa afgano dove si è svolto un colloquio con il Capo di Stato Maggiore della Difesa Afgano, Generale Sher Mohammed Karimi. A seguire il Generale Graziano ha raggiunto il Quartier Generale dell’Alleanza Atlantica, dove è stato ricevuto dal Generale dei Marines Joseph Dunford, da poco nominato Comandante di ISAF, e dal Generale britannico Nick Carter, vice Comandante della missione. Gli incontri si sono svolti in un clima di grande cordialità e i due Ufficiali alleati hanno espresso grande soddisfazione per l’opera profusa e per i brillanti risultati ottenuti dal personale dell’Esercito Italiano impegnato in ISAF. Successivamente, il Generale Graziano si è intrattenuto con i militari italiani in servizio al Comando ISAF ai quali ha portato una testimonianza di vicinanza e l’apprezzamento da parte di tutta la Nazione e della Forza Armata. Prima di lasciare Kabul alla volta di Herat, sede del Comando NATO della Regione Ovest a guida italiana il Generale Graziano ha incontrato l’Ambasciatore italiano in Afghanistan Luciano Pezzotti.

Vimercate: Firmato Accordo Yamaha e Istituto Floriani

Da diversi anni il nostro Istituto ha sempre cercato attraverso la propria Offerta Formativa di offrire ai propri studenti diverse opportunità, non solo educative o di crescita personale, ma anche progetti e corsi innovativi affinchè la loro professionalità e preparazione fosse adeguata ad un inserimento nel mondo del lavoro. Anche quest’anno abbiamo basato il nostro POF su progetti innovativi, all’avanguardia e in linea con i tempi tecnologicamente avanzati quale la realtà in cui vivono i nostri ragazzi .Sulla base di tutto questo abbiamo cercato di rendere più ” appetibile”per i nostri alunni i corsi già esistenti, inserendo progetti più specifici e più vicini alla loro realtà. Per questo e per molti altri motivi, il nostro Istituto ha riaperto la possibilità di riavvicinarsi ad una delle Aziende Leader nel settore dei veicoli a motore presente sul nostro territorio, la Yamaha Motor Italia di Gerno. Abbiamo così riproposto un progetto che era presente alcuni anni fa nel nostro POF, che dava ai nostri alunni delle buone possibilità, una specializzazione ulteriore e migliori possibilità di occupabilità. Con i responsabili Yamaha , gli ingegneri, i docenti, e il Dirigente Scolastico abbiamo sviluppato un progetto proponibile nel percorso quinquennale di Istruzione Professionale e sviluppabile a partire dal terzo anno con dei moduli, finalizzato alla qualificazione della figura professionale di manutentore e riparatore con competenze in ambito motoristico. rivolto agli studenti delle classi terze, quarte e quinte con indirizzo di “TECNICO DELLA MANUTENZIONE E ASSISTENZA TECNICA”.Questo accordo si propone di stabilire un contatto diretto tra scuola e mondo del lavoro che permetta ai ragazzi di vivere di persona un’esperienza all’interno di una realtà importante e strutturata come Yamaha Motor Italia. Gli studenti potranno vivere tale esperienza sia attraverso un percorso di formazione altamente specialistico svolto presso la sede di Gerno di Lesmo, sia, ove possibile, attraverso dei periodi di stage direttamente presso le concessionarie. L’accordo prevede non solo la formazione degli alunni presso l’azienda, ma anche la formazione dei nostri docenti inseriti nel progetto.Alla fine del Percorso progettuale gli alunni conseguiranno specifiche Certificazioni di Idoneità che potranno inserire nel loro Curriculum vitae. L’Istituto Professionale Floriani è ben consapevole che la propria presenza sul Territorio Vimercatese si sostanzia nella capacità di costruire partnership e relazioni virtuose con le principali realtà sociali e di sviluppo produttivo che vivono nella nostra Brianza Est. L’alleanza con Yamaha sta in questo solco che accompagna lo sviluppo della società civile, quello che nella reciprocità pone in relazione il lavoro e la formazione. Relazione e lavoro sono il nostro riferimento formativo di Istituto scolastico: orgogliosi di restituire a Vimercate il ricordo vivo di Virgilio Floriani fondatore del nostro istituto, imprenditore e filantropo, consapevoli di lavorare attraverso questa convenzione, per un futuro di lavoro e di rapporti sociali.” Pertanto con questo progetto, Yamaha e Floriani vogliono contribuire a preparare nel migliore dei modi i tecnici di domani, permettendogli di affacciarsi al mondo del lavoro in modo maturo e preparato e dando loro la consapevolezza di avere a disposizione una marcia in più per poter giocare e vincere la “gara” della vita.

Mariangela Riva

8 Marzo Giornata internazionale della donna

http://it.wikipedia.org/wiki/Giornata_internazionale_della_donna

La giornata internazionale della donna (comunemente definita festa della donna) ricorre l’8 marzo di ogni anno per ricordare sia le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, sia le discriminazioni e le violenze cui esse sono ancora fatte oggetto in molte parti del mondo. Questa celebrazione si è tenuta per la prima volta negli Stati Uniti nel 1909, in alcuni paesi europei nel 1911 e in Italia nel 1922.

Il «Woman’s Day» negli Stati Uniti (1908-1909) [modifica] Clara Zetkin Nel VII Congresso della II Internazionale socialista, tenuto a Stoccarda dal 18 al 24 agosto 1907, nel quale erano presenti 884 delegati di 25 nazioni – tra i quali i maggiori dirigenti marxisti del tempo, come i tedeschi Rosa Luxemburg, Clara Zetkin, August Bebel, i russi Lenin e Martov, il francese Jean Jaurès – vennero discusse tesi sull’atteggiamento da tenere in caso di una guerra europea, sul colonialismo, sulla questione femminile e sulla rivendicazione del voto alle donne. Su quest’ultimo argomento il Congresso votò una risoluzione nella quale si impegnavano i partiti socialisti a «lottare energicamente per l’introduzione del suffragio universale delle donne», senza «allearsi con le femministe borghesi che reclamano il diritto di suffragio, ma con i partiti socialisti che lottano per il suffragio delle donne». Due giorni dopo, dal 26 al 27 agosto, fu tenuta una Conferenza internazionale delle donne socialiste, alla presenza di 58 delegate di 13 paesi, nella quale si decise la creazione di un Ufficio di informazione delle donne socialiste: Clara Zetkin fu eletta segretaria e la rivista da lei redatta, Die Gleichheit (L’uguaglianza), divenne l’organo dell’Internazionale delle donne socialiste. Non tutti condivisero la decisione di escludere ogni alleanza con le «femministe borghesi»: negli Stati Uniti, la socialista Corinne Brown scrisse, nel febbraio del 1908 sulla rivista The Socialist Woman, che il Congresso non avrebbe avuto «alcun diritto di dettare alle donne socialiste come e con chi lavorare per la propria liberazione». Fu la stessa Corinne Brown a presiedere, il 3 maggio 1908, causa l’assenza dell’oratore ufficiale designato, la conferenza tenuta ogni domenica dal Partito socialista di Chicago nel Garrick Theater: quella conferenza, a cui tutte le donne erano invitate, fu chiamata «Woman’s Day», il giorno della donna. Si discusse infatti dello sfruttamento operato dai datori di lavoro ai danni delle operaie in termini di basso salario e di orario di lavoro, delle discriminazioni sessuali e del diritto di voto alle donne. Quell’iniziativa non ebbe un seguito immediato, ma alla fine dell’anno il Partito socialista americano raccomandò a tutte le sezioni locali «di riservare l’ultima domenica di febbraio 1909 per l’organizzazione di una manifestazione in favore del diritto di voto femminile». Contemporaneamente si stava svolgendo un lungo sciopero, che vide protagoniste più di 20.000 camiciaie e operaie tessili newyorkesi, durato dal 22 novembre 1908 al 15 febbraio 1909[senza fonte]: fu così che negli Stati Uniti la prima e ufficiale giornata della donna fu celebrata il 28 febbraio 1909, data proposta dal Partito Socialista d’America proprio a ricordo dello sciopero appena terminato[1]. La Conferenza di Copenaghen (1910) [modifica] Aleksandra Kollontaj Il Woman’s Day tenuto a New York il successivo 28 febbraio venne impostata come manifestazione che unisse le rivendicazioni sindacali a quelle politiche relative al riconoscimento del diritto di voto femminile. Le delegate socialiste americane, forti dell’ormai consolidata affermazione della manifestazione della giornata della donna, decisero pertanto di proporre alla seconda Conferenza internazionale delle donne socialiste, tenutasi nella Folkets Hus (Casa del popolo) di Copenaghen dal 26 al 27 agosto 1910 – due giorni prima dell’apertura dell’VIII Congresso dell’Internazionale socialista – di istituire una comune giornata dedicata alla rivendicazione dei diritti delle donne. Negli ordini del giorno dei lavori e nelle risoluzioni approvate in quella Conferenza non risulta che le 100 donne presenti in rappresentanza di 17 paesi abbiano istituito una giornata dedicata ai diritti delle donne: risulta però nel Die Gleichheit, redatto da Clara Zetkin, che una mozione per l’istituzione della Giornata internazionale della donna fosse «stata assunta come risoluzione». Mentre negli Stati Uniti continuò a tenersi l’ultima domenica di febbraio, in alcuni paesi europei – Germania, Austria, Svizzera e Danimarca – la giornata della donna si tenne per la prima volta il 19 marzo 1911[1] su scelta del Segretariato internazionale delle donne socialiste. Secondo la testimonianza di Aleksandra Kollontaj, quella data fu scelta perché, in Germania, «il 19 marzo 1848 durante la rivoluzione il re di Prussia dovette per la prima volta riconoscere la potenza di un popolo armato e cedere davanti alla minaccia di una rivolta proletaria. Tra le molte promesse che fece allora e che in seguito dimenticò, figurava il riconoscimento del diritto di voto alle donne». In Francia la manifestazione si tenne il 18 marzo 1911, data in cui cadeva il quarantennale della Comune di Parigi[2]. Non fu però ripetuta tutti gli anni, né celebrata in tutti i paesi: in Russia si tenne per la prima volta a San Pietroburgo solo nel 1913, il 3 marzo, su iniziativa del Partito bolscevico, con una manifestazione nella Borsa Kalašaikovskij, e fu interrotta dalla polizia zarista che operò numerosi arresti. In Germania, dopo la celebrazione del 1911, fu ripetuta per la prima volta l’8 marzo 1914, giorno d’inizio di una «settimana rossa» di agitazioni proclamata dai socialisti tedeschi, mentre in Francia si tenne con una manifestazione organizzata dal Partito socialista a Parigi il 9 marzo 1914. L’8 marzo 1917 [modifica] Le celebrazioni furono interrotte dalla Prima guerra mondiale in tutti i paesi belligeranti, finché a San Pietroburgo, l’8 marzo 1917 (il 23 febbraio secondo il calendario giuliano allora in vigore in Russia) le donne della capitale guidarono una grande manifestazione che rivendicava la fine della guerra[3]: la fiacca reazione dei cosacchi inviati a reprimere la protesta incoraggiò successive manifestazioni di protesta che portarono al crollo dello zarismo, ormai completamente screditato e privo anche dell’appoggio delle forze armate, così che l’8 marzo 1917 è rimasto nella storia a indicare l’inizio della «Rivoluzione russa di febbraio». Per questo motivo, e in modo da fissare un giorno comune a tutti i Paesi, il 14 giugno 1921 la Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste, tenuta a Mosca una settimana prima dell’apertura del III congresso dell’Internazionale comunista, fissò all’8 marzo la «Giornata internazionale dell’operaia». In Italia la Giornata internazionale della donna fu tenuta per la prima volta soltanto nel 1922, per iniziativa del Partito comunista d’Italia, che volle celebrarla il 12 marzo, in quanto prima domenica successiva all’ormai fatidico 8 marzo. In quei giorni fu fondato il periodico quindicinale Compagna, che il 1º marzo 1925 riportò un articolo di Lenin, scomparso l’anno precedente, che ricordava l’8 marzo come Giornata internazionale della donna, la quale aveva avuto una parte attiva nelle lotte sociali e nel rovesciamento dello zarismo. La connotazione fortemente politica della Giornata della donna, l’isolamento politico della Russia e del movimento comunista e, infine, le vicende della Seconda guerra mondiale, contribuirono alla perdita della memoria storica delle reali origini della manifestazione. Così, nel dopoguerra, cominciarono a circolare fantasiose versioni, secondo le quali l’8 marzo avrebbe ricordato la morte di centinaia di operaie nel rogo di una inesistente fabbrica di camicie Cotton o Cottons avvenuto nel 1908 a New York[4], facendo probabilmente confusione con una tragedia realmente verificatasi in quella città il 25 marzo 1911, l’incendio della fabbrica Triangle, nella quale morirono 146 lavoratori, in gran parte giovani donne immigrate dall’Europa. Altre versioni citavano la violenta repressione poliziesca di una presunta manifestazione sindacale di operaie tessili tenutasi a New York nel 1857,[5] mentre altre ancora riferivano di scioperi o incidenti verificatesi a Chicago, a Boston o a New York. Nonostante le ricerche effettuate da diverse femministe tra la fine degli anni settanta e gli ottanta abbiano dimostrato l’erroneità di queste ricostruzioni, le stesse sono ancora diffuse sia tra i mass media che nella propaganda delle organizzazioni sindacali.[6][7][8][9] In Italia [modifica] La mimosa [modifica] Manifestazione femminista Nel settembre del 1944 si creò a Roma l’UDI, Unione Donne in Italia, per iniziativa di donne appartenenti al PCI, al PSI, al Partito d’Azione, alla Sinistra Cristiana e alla Democrazia del Lavoro e fu l’UDI a prendere l’iniziativa di celebrare, l’8 marzo 1945, la prima giornata della donna nelle zone dell’Italia libera, mentre a Londra veniva approvata e inviata all’ONU una Carta della donna contenente richieste di parità di diritti e di lavoro. Con la fine della guerra, l’8 marzo 1946 fu celebrato in tutta l’Italia e vide la prima comparsa del suo simbolo, la mimosa, che fiorisce proprio nei primi giorni di marzo, secondo un’idea di Teresa Noce,[10] Rita Montagnana e di Teresa Mattei.[11] Nei primi anni cinquanta, anni di guerra fredda e del ministero Scelba, distribuire in quel giorno la mimosa o diffondere Noi donne, il mensile dell’Unione Donne Italiane (UDI), divenne un gesto «atto a turbare l’ordine pubblico», mentre tenere un banchetto per strada diveniva «occupazione abusiva di suolo pubblico».[12] Nel 1959 le senatrici Luisa Balboni, comunista, Giuseppina Palumbo e Giuliana Nenni, socialiste, presentarono una proposta di legge per rendere la giornata della donna una festa nazionale, ma l’iniziativa cadde nel vuoto. Il clima politico migliorò nel decennio successivo, ma la ricorrenza continuò a non ottenere udienza nell’opinione pubblica finché, con gli anni settanta, in Italia apparve un fenomeno nuovo: il movimento femminista. Il femminismo [modifica] Per approfondire, vedi la voce Femminismo. La polizia carica un corteo femminista. L’8 marzo 1972 la manifestazione della giornata della donna si tenne a Roma in piazza Campo de’ Fiori: vi partecipò anche l’attrice statunitense Jane Fonda, che pronunciò un breve discorso di adesione, mentre un folto reparto di polizia era schierato intorno alla piazza nella quale poche decine di donne manifestanti inalberavano cartelli con scritte inconsuete e «scandalose»: «Legalizzazione dell’aborto», «Liberazione omosessuale», «Matrimonio = prostituzione legalizzata», e veniva fatto circolare un volantino che chiedeva che non fossero «lo Stato e la Chiesa ma la donna ad avere il diritto di amministrare l’intero processo della maternità». Quelle scritte sembrarono intollerabili, perché la polizia caricò, manganellò e disperse le manifestanti.[13] Il 1975 fu designato come “Anno Internazionale delle Donne” dalle Nazioni Unite e l’8 marzo le organizzazioni femminili celebrarono in tutto il mondo proprio la giornata internazionale della donna, con manifestazioni che onoravano gli avanzamenti della donna e ricordavano la necessità di una continua vigilanza per assicurare che la loro uguaglianza fosse ottenuta e mantenuta in tutti gli aspetti della vita civile. A partire da quell’anno anche le Nazioni Unite riconobbero nell’8 marzo la giornata dedicata alla donna. Due anni dopo, nel dicembre 1977, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite adottò una risoluzione proclamando una «giornata delle Nazioni Unite per i diritti della donna e la pace internazionale» da osservare dagli stati membri in un qualsiasi giorno dell’anno, in accordo con le tradizioni storiche e nazionali di ogni stato. Adottando questa risoluzione, l’Assemblea riconobbe il ruolo della donna negli sforzi di pace e riconobbe l’urgenza di porre fine a ogni discriminazione e di aumentare gli appoggi a una piena e paritaria partecipazione delle donne alla vita civile e sociale del loro paese.

L’UNICEF LANCIA “BAMBINE, NON SPOSE – #8marzodellebambine”

Testimonial dell’iniziativa Paola Saluzzi, Goodwill Ambassador dell’UNICEF Italia

“Circa 70 milioni di donne nel mondo in via di sviluppo (esclusa Cina) tra i 20 e i 24 anni, oltre una su tre, si sono sposate prima dei 18 anni. Se la tendenza attuale proseguirà, entro il 2020, 142 milioni di bambine si sposeranno prima di aver compiuto 18 anni. Parliamo di 14,2 milioni di bambine sposate ogni anno, vale a dire 37.000 ogni giorno”, ha detto il Presidente dell’UNICEF Italia Giacomo Guerrera. “Per sottolineare il dramma dell’infanzia negata di queste bambine, in occasione della Giornata Internazionale della donna, l’UNICEF Italia lancia l’iniziativa contro i matrimoni precoci ‘BAMBINE, NON SPOSE – #8marzodellebambine’ ”. “Il matrimonio precoce – prosegue il Presidente Guerrera – è una violazione dei diritti umani fondamentali e influenza tutti gli aspetti della vita di una ragazza: nega la sua infanzia, compromette l’istruzione limitando le sue potenzialità, mette in pericolo la sua salute e aumenta il rischio di essere vittima di violenze e abusi”. Almeno 50 mila ragazze tra i 15 e i 19 anni muoiono a causa di complicazioni durante la gravidanza e il parto. Inoltre, se una madre ha meno di 18 anni, il rischio che il suo bambino muoia nel primo anno di vita è del 60% più alto di uno nato di una donna che ha superato i 19 anni. Sono dati che non possiamo più accettare”. Testimonial di questa iniziativa è Paola Saluzzi, Goodwill Ambassador dell’UNICEF Italia, che in un video-messaggio si fa interprete delle voci di piccole spose bambine alle quali è stata negata l’infanzia: “Mi hanno negato il diritto a giocare. Mi hanno negato il diritto all’istruzione. Mi hanno negato il diritto a una vita sana. Mi hanno sottratto l’infanzia. La mia vita. I miei diritti”. Inoltre Paola Saluzzi invita a sostenere, insieme all’UNICEF, i diritti delle bambine: “Io sto con l’UNICEF. Insieme possiamo donare un futuro diverso a queste bambine. Perché siano bambine. Non spose. Vai su www.unicef.it e aiutaci a diffondere l’hashtag: #8marzodellebambine”. Negli ultimi trent’anni il tasso di matrimoni precoci, a livello globale, è diminuito grazie a legislazioni e politiche nazionali volte a tutelare i diritti dell’infanzia, all’impegno con le comunità e all’attivismo delle ragazze e dei ragazzi che vivono nei Paesi dove questa pratica è ancora diffusa. Ma i matrimoni precoci sono ancora diffusi in molte regioni del mondo soprattutto nelle zone rurali e nelle comunità più povere, perpetuando il circolo vizioso della povertà. In alcune regioni l’incidenza del matrimonio precoce è particolarmente alta: il 46% in Asia meridionale, e 37% nell’Africa subsahariana. I 10 Paesi dove è più alta la percentuale di donne tra i 20 e i 24 anni che si sono sposate – o hanno iniziato a convivere – prima dei 18 anni sono: Niger 75%; Repubblica Centrafricana 68%; Ciad 68%; Bangladesh 66%; Guinea 63%; Mozambico 56%; Mali 55%; Burkina Faso 52%; India 47%; Eritrea 47%. Da sempre l’UNICEF, con le organizzazioni partner, sostiene che l’istruzione sia la migliore strategia per proteggere le bambine dai matrimoni precoci, così come dal lavoro minorile e da tutte le forme di violenza e abuso. Le ragazze che completano gli studi saranno donne più consapevoli, avranno migliori opportunità di lavoro e saranno madri in grado di provvedere alla crescita sana dei loro figli, contribuendo al benessere di tutta la società.

 

Maurino vince la 31° Trial Internazionale DGDB

Si è conclusa con la vittoria di Daniele Maurino la 31° edizione del Trial
Internazionale “Due Giorni Della Brianza”. Il pilota del gruppo sportivo
Fiamme Oro in sella moto Ossa, incide così per la seconda volta consecutiva
il proprio nome nel prestigioso albo d’oro.
Alla manifestazione hanno aderito un centinaio di piloti, in rappresentanza di
cinque nazioni, impegnati sabato su un percorso di 20 zone controllate, mentre la situazione meteo della domenica, ha indotto gli organizzatori del
Moto Club Monza ad una revisione delle difficoltà riducendo le zone controllate da 30 a 25.
La nevicata di domenica è stata una costante per tutta la gara, un fatto che non si era mai verificato nella lunga storia della Due Giorni, in ogni caso tutti i
piloti (95 %) ha completato il percorso e l’organizzazione con non poche difficoltà ha mantenuto attive tutte le postazioni, disseminate nei 30 Km del percorso.


Ed è proprio nella dura giornata di domenica, che Daniele Maurino ha
costruito la sua vittoria smentendo tutti i più accreditati “guru” che vedendolo sabato in quarta posizione fuori dal podio, lo davano decisamente non più
favorito. Il pilota delle Fiamme Oro strappa invece il miglior risultato della
giornata, risale sul gradino più alto del podio, e fa suo il trofeo dedicato alla memoria di “Giulio Mauri”, precedendo Giacomo Saleri e il vincitore della prima giornata Luca Cotone rallentato da qualche malanno al ginocchio.
Osservati un po’ speciali gli stranieri in gara, nella categoria TOP l’inglese
Martin Crosswaite non è andato oltre un nono posto, ed il finlandese Timo
Myohanen nonostante un situazione meteo a lui probabilmente abituale è
sempre rimasto nelle parti basse della classifica, l’atteso austriaco Ernest
Walkner si avvicinato al podio della categoria Entry senza però raggiungerlo.
Il francese Philippe Bontemps con la sua specialissima JTD il podio lo aveva
raggiunto vincendo la prima giornata della categoria Entry Over ha invece
lasciato la manifestazione per precedenti impegni in altra gara d’oltralpe.
Nelle altre categorie; affermazioni di Michele Bosi (Super), Marco Bosio
(Entry), Enzo Rolle (Entry Over), e Gianni Tabarelli (Epoca) con uno storico
Fantic Motor simile a quello da lui utilizzato nell’affermazione della prima
edizione del 1983.
Per i piloti del Moto Club Monza, onorevoli piazzamenti nelle rispettive
categorie di Matteo Cappelletti e Luigi Barrotta, è anche un degno riconoscimento alla memoria del mitico Presidente Giulio Mauri ,deceduto improvvisamente ” sul campo ” , in sella alla sua moto da Trial , che aveva sempre creduto in questa manifestazione ..

 

Panathlon: OSCULATI, OVVERO, LA FORMULA 1 DELLA MOTONAUTICA

Il pilota monzese annuncia il suo ingresso nel Panathlon Club Monza Brianza

Rinaldo Osculati, monzese, classe 1949, è una dimostrazione che la motonautica è uno sport che (quasi) non ha età. Infatti è a quasi 50 anni che il nostro futuro campione partecipa ad una gara di motonautica; lo fa nel 1998 a Tremezzo, sul lago di Como, per il campionato monomarca STGA, “e da allora è stato un crescendo di emozioni e di esperienze” ama ricordare. Ne ha parlato diffusamente la sera del 14 febbraio alla nostra conviviale affiancato dalla competenza tecnica di Felice Camesasca. Nel 2001 si laurea campione italiano ed europeo; nel 2005 ha la licenza della Federazione Italiana Motonautica per la guida di catamarani di Formula 2. Tre anni dopo entra nella Formula 1 con una gara a Chignolo Po ed è l’anno successivo il debutto in una gara mondiale, agosto 2009 in Russia, a S.Pietroburgo. All’esperienza agonistica somma quella umana di cui ancora non si capacita: l’essere al centro delle attenzioni: l’essere intervistato, spettatori che vogliono farsi fotografare con lui, le richieste di autografi. E’ talmente sorpreso che confessa: “è stato sicuramente più emozionante per me farli che per gli altri riceverli”. Partecipa a competizioni in varie parti del mondo: Qatar, Russia, Portogallo, Cina. Vive anche un momento drammatico: nel giugno 2012 a Kazan, sul lago di Samara, in Russia. Sono giornate di gara tormentate da un vento fortissimo e la sua imbarcazione s’impenna e finisce capovolto nelle scure acque Ogni secondo di attesa dei soccorsi appare lunghissimo ma Osculati riesce comunque a controllare la situazione. Da trent’anni l’Italia domina la scena mondiale della motonautica, in particolare la Lombardia con i comaschi Renato Molinari, Cesare Scotti, Guido Cappellini e il lecchese Fabio Buzzi pilota e progettista offshore. Osculati conferma questa tradizione, ne è sempre entusiasta protagonista e alla nostra conviviale ha rivelato: “Ogni gara è una grande esperienza sportiva ed umana e io stesso stento a credere di esserne stato partecipe. Quando poi mi capita di incontrare un appassionato di questo sport, allora sì che incomincio a parlare e non smetterei mai”. Avrà modo di parlarne e per tutti i panathleti sarà un piacere ascoltarlo perché Rinaldo Osculati, accettando la proposta della presidente Franca Casati, entrerà a fare parte del club Monza Brianza e, ulteriore grande regalo, esporrà sulla sua barca il simbolo del Panathlon.

San Valentino a Monza con la mostra fotografica “Un mondo di baci”, di Mario De Biasi

Per il giorno di San Valentino Comune di Monza promuove la mostra fotografica “Un mondo di baci”, di Mario De Biasi.

In Galleria Civica fino al 14 aprile gli scatti di uno dei più importanti fotoreporter italiani

 Monza, 8 febbraio 2013 – Inaugurerà nel giorno di San Valentino (14 febbraio, ore 18 – Galleria Civica, Via Camperio 1) la mostra fotografica “Un mondi di baci” di Mario De Biasi, uno dei maestri del fotogiornalismo italiano. Promossa dal Comune di Monza, la rassegna è stata presentata oggi dall’assessore alla Cultura Francesca Dell’Aquila e dalla curatrice Raffaella Ferrari, e raggruppa una cinquantina di scatti che De Biasi ha dedicato al bacio nel corso della sua lunga carriera. “Un bacio è tutto”, dice il fotografo in una recente videointervista, riprodotta su un monitor allestito nella sala espositiva, e questo “tutto” viene da lui inseguito e catturato dagli anni Cinquanta ai giorni nostri, in Italia e in giro per il mondo.

Nelle immagini, esposte fino al 14 aprile, ci sono “Budapest, 1956”, che ritrae il bacio, struggente e liberatorio, che una coppia di profughi ungheresi fuggiti dai carri armati sovietici si scambia appena oltrepassato il confine; il baciamano di Anthony Quinn a Giulietta Masina, in gondola con Fellini a Venezia nel 1955. E poi ancora una coppia di adolescenti che, negli anni ’80, si scambia effusioni sulla spiaggia tedesca di Travemünde. E, ancora, i giovani sulle sabbie della California o nascosti tra l’erba di un parco a Vienna. Inizia nel 1945 la fortunata carriera di Mario De Biasi, una passione che non lo abbandonerà più. Entrato a far parte della redazione di “Epoca” nel 1953, firma, anche sotto la direzione di Enzo Biagi, centinaia di reportage, ottenendo numerosi riconoscimenti internazionali. Sulla sua pellicola fissa la violenza della guerra, l’anima di un Paese, il sorriso di persone sconosciute o il costume di un’epoca. Uno scatto su tutti, esposto anche al Guggenheim di New York, “Gli italiani si voltano”, in cui una giovanissima Moira Orfei, ritratta di spalle, catalizza gli sguardi di decine di uomini. Come iniziative collaterali il Comune ha organizzato anche laboratori per bambini, conferenze e un concorso fotografico “Lascia un bacio in mostra” rivolto ai frequentatori della rassegna dedicata a De Biasi.

 “La mostra dedicata a uno dei maestri del fotogiornalismo italiano – ha commentato l’assessore Dell’Aquila – e l’intero programma espositivo per il 2013 promosso dal Comune rappresentano un’offerta di qualità per i cittadini di Monza che credo riuscirà a richiamare in città un più vasto pubblico. Stiamo definendo altri progetti che si andranno ad aggiungere a quelli già previsti e che presenteremo al più presto”.

 Per il 2013 il Comune di Monza ha già programmato altre quattro iniziative. Prendendo spunto dal testo di Seneca, l’esposizione Naturales Quaestiones, in programma da aprile a maggio all’Arengario, raccoglie le opere che diciotto artisti internazionali hanno realizzato, con modalità espressive diverse, dopo aver meditato su quelle che possono essere considerate le “naturales quaestiones” contemporanee. Sempre in Arengario, ma in autunno, è invece in programma Child survival in a changing climate, il pluripremiato progetto fotografico realizzato da Luca Catalano Gonzaga sui cambiamenti climatici. Andrea Cascella. Forme e dintorni sarà la mostra dedicata al noto scultore pugliese, che ne ripercorre l’intero processo creativo: l’appuntamento anche qui è in Arengario, da giugno a luglio. Sempre nel corso dell’estate, il Serrone della Villa Reale ospiterà invece la quinta edizione della Biennale Giovani. Premio d’Arte Città di Monza, esposizione incentrata sulla valorizzazione delle esperienze artistiche delle nuove generazioni.

Stati Generali del Commercio, la Brianza si fa sentire!