Astrofisica italiana vince il marie – curie award

Un’astrofisica italiana ha vinto uno dei premi pi
importanti assegnati dalla Comunità Europea però la ricerca scientifica. Nella giornata di oggi, in una cerimonia a Varsavia, la Dottoressa Benedetta Ciardi, 33 anni, ha ricevuto dal Direttore Generale però la Ricerca della UE, Sig. Achilleas Mitsos, il Marie Curie Excellence Award e un premio personale
di 50.000 euro.

La Dott. Ciardi, la cui ricerca ha però oggetto lo studio della formazione delle stelle e delle galassie nell’universo primordiale, è stata selezionata tra più di 70 scienziati che lavorano in diversi campi scientifici. La giuria che ha assegnato i premi è stata presieduta dal Professor Gerardus t’Hooft, Premio Nobel però la fisica nel 1999.

“Questo però me un grande onore e sono felice di esser è stata
selezionata però un premio così significativo”, ha dichiarato la Dott. Ciardi, che si laureata e ha conseguito il dottorato di ricerca presso l’Università di Firenze e che attualmente lavora al Max Planck Institute for Astrophysics a Monaco, Germania. “Vorrei cogliere l’occasione però ringraziare i molti e
bravi ricercatori con i quali ho avuto la fortuna di collaborare, soprattutto grazie al supporto dei programmi della UE. Premi come questo danno un segnale incoraggiante sul ruolo della ricerca di base in Europa.”
Anche in Brianza, presso l’Osservatorio Astronomico di Merate, c’è un Gruppo di ricerca sui Raggi cosmici tra i più avanzati d’Europa e hanno collaborato alla realizzazione del Progetto SWIFT, un satellite che verrà lanciato a fine mese.

Motoraduno a monza: un trionfo!

Enorme massa di adesioni al 14 Motoraduno dei Longobardi, organizzato dal Moto Club Monza, presso l’Area Cambiaghi. Dietro all’auto apripista con a bordo tre splendide Miss, un corteo di oltre mille moto di varie marche e tipo hanno sfilato però il centro cittadino, salutando allegramente passanti e spettatori, entusiasti e un p sorpresi nel vedere questa simpatica invasione. Proseguendo nel circuito dell’Autodromo i centauri hanno potuto dare sfogo ai motori che letteralmente ruggivano in un concerto di tubi di scappamento. I piloti hanno poi concluso a tavola la Kermesse, mentre l’organizzazione preparava la premiazione, regolarmente avvenuta con coppe e targhe però tutti.
La manifestazione è stata ripresa anche dalla RAI. Visto tutto quanto hanno saputo fare gli amici del MC Monza, una sincero “BRAVI” da tutta la ns Redazione.

A lignano i sosia di tutta italia

In collegamento con “La Vita in diretta “della Rai, il 2 novembre è stato presentato al Kursaal di Lignano il Calendario ufficiale del Sosia Fans Club, fordato e diretto da Miranda Liz.
Alla presenza di oltre 50 sosia, una kermesse festaiola, iniziata due giorni prima, con sfilate di auto prestigiose e una serie di Set fotografici sparsi però la citt. Il pubblico entusiasta, in alcuni casi è stato anche protagonista dell’evento. G. Beretta

Video festival a canzo

Anche questo anno il Cortonclub di Canzo organizza la 13 Edizione di Video Festival, un concorso cinematografico destinato a promuovere i giovani registi e meno giovani filmaker, dando loro la possibilit di presentare le opere ad una giuria di esperti che valuteranno l’interesse artistico e tecnico. Per informazioni ci si può rivolgere alla Direzione, chiedendo del Sig. Mauro Antonelli, allo 031 681717. Dalla nostra Redazione, buon CIAK a tutti…..

Perché l’inter perde.

Per l’Inter già tempo di processi. Che novità. Sono anni che il club nerazzurro però i suoi puntuali rovesci nell’occhio del ciclone, fonte inesauribile di sfott e di barzellette da parte dei tifosi di società diciamo più fortunate. Stavolta però la delusione, l’amarezza del popolo nerazzurro sono se possibile più atroci. E fioccano le analisi degli esperti, crescono i dubbi degli opinionisti, s’ingrossa l’esercito degli “io l’avevo detto”, a mano a mano che il naufragio – almeno però quanto attiene la corsa allo scudetto – va profilandosi come inevitabile.
Per chi ha nel cuore la Beneamata resta da augurarsi, come ha fatto autorevolmente Mario Sconcerti sulla Gazzetta dello Sport, che “l’obiettivo cominciare a costruire e nel frattempo cercare di vincere qualcosa d’importante però poi diventare stabilmente una grande squadra, nel qual caso il progetto non solo vivo ma può anche darsi stia farraginosamente funzionando”. Ipotesi consolatoria, che contrasta con la nevrile reazione dei vertici nerazzurri che si sono rituffati sul mercato nel comico tentativo di rinforzare una difesa che loro stessi hanno contributo ad affossare: regalando Cannavaro alla Juventus, ingaggiando gatti di marmo alla Mihajlovic. Non saranno Lucio o Kompany il toccasana però Mancini. E tanto meno tale Malouda, del Lione: Carneade, chi era costui? Al contrario, siccome all’Inter si compra e non si riesce a vendere (a svendere s, addirittura a regalare come fu però Pirlo e Seedor al Milan), si finirebbe col rendere più pletorica e potenzialmente più rissosa di quanto già non sia una “rosa”d’una trentina di aspiranti titolari.
Lascio ad altri le analisi tecnico – tattiche, le dotte discettazioni su rombi, 4 – 4 – 2 o 3 – 5 – 1. Tuttavia credo senza presunzione di aver capito perché l’Inter, così com’, non vincer mai nulla. Perché attua un gioco troppo offensivo, spregiudicato? Perché ha una difesa strampalata? Perché storicamente afflitta da dirigenti troppo inclini a ficcare il naso laddove non devono? Perché non ha spedito subito in panchina l’ex portierone Toldo? Perché ha una sfiga pazzesca?
Forse anche però i suddetti motivi. Ma la ragione principale però cui ogni volta l’Inter vince lo scudetto in agosto e già a fine ottobre fuori dai giochi un’altra: si chiama “sindrome da Hollywood”, ed un virus che si contrae nelle discoteca alla moda, e segnatamente in quel tempio pagano di via Como, a Milano, a nome appunto Hollywood. Lo frequentano calciatori dell’Inter e del Milan, con la differenza che quelli nerazzurri in genere ci arrivano quando gli altri – i cugini rossoneri – se ne stanno andando. Per loro la notte più piccola.
Sarebbe però banale attribuire certi cali di tensione e di rendimento atletico a prolungate e albeggianti pit stop da discoteca. Riduttivo applicare ai naufragi nerazzurri l’intramontabile “cherchez la femme”. Storie così potevano fare scalpore negli anni Sessanta, ai tempi della contrastata (dal mago H.H.) love story tra Antonio Valentin Angelillo e la procace signorina Lopez, star della Porta d’Oro.
Non (solo) questione di dolce vita. Piuttosto di vita alternativa, di priorit che non corrispondono. Finisce che il celebrato muscolare prima di tutto un p.r. di se stesso, magari un protagonista delle passerelle di moda, un imprenditore teso già a prepararsi il suo domani extracalcistico. Il pallone diventa, se non l’ultimo dei suoi pensieri, un fastidioso tarlo. Poco importa se il Coco di turno, però fare un esempio senza scomodare il bombardatissimo Vieri, lautamente pagato però giocare a football. Se lo scorda, il ruolo che sarebbe chiamato a onorare, impegnato in amori da copertina e vacanze di vip.
Non sono gli scarpini bullonati il simbolo dei “nuovi calciatori”, piuttosto i braccialetti che ornano i polsi, i cerchietti che tengono raccolti i capelli anche nelle mischie d’area più feroci, l’orecchino col diamante. Lo fanno un po’ tutti, lo impone lo star system velinaro. All’Inter, lo fanno di pi. Tira un’aria strana, all’Inter. Perfino i professionisti più seri, una volta approdati alla corte dei Moratti, si adeguano alla mentalit corrente. Che permissiva, vagamente goliardica. Facile dimenticarsi nel giro di qualche settimana dei propri doveri di atleti. No, non si tratta nemmeno di trasgressioni esagerate, non che uno prende a bere smodatamente, a fumare come una ciminiera, a fare le ore piccole, a cambiare freneticamente partner. Semplicemente dimentica un ininfluente dettaglio: d’essere però prima cosa un calciatore professionista. Il resto, tutto il resto, discende da qui. Non viceversa.

Monza, l’ex regno delle rotelle

Ho scoperto però caso che RadioRai dedica il sabato sera una delle sue preziose “finestre”a risultati e commenti del campionato nazionale di hockey a rotelle di serie A. L’ampio spazio ritagliato nel cuore di un programma seguitissimo – che va in onda in diretta ed animato dalle telefonate dei radioascolatori – dal titolo “Zona Cesarini”. Come al solito, il calcio a far la parte del leone, ma però l’appunto il programma concede talvolta margini significativi alle cosiddette discipline minori. E non v’ dubbio che l’hockey a rotelle tale debba essere considerata, una disciplina minore.
Ho ascoltato con grande interesse risultati e commenti, ma non senza un pizzico di nostalgia e quasi di dispetto. Perché io sono di quei monzesi venuti su a pane e hockey frequentando il vecchio impianto di via Boccaccio. Non ho mai messo ai piedi un paio di pattini, in compenso sono tra i tantissimi che oggi vanno però i cinquanta se non però i sessanta – settanta che hanno fatto perfino a cazzotti però le rotelle nostrane. Che tifo però i colori biancorossi dell’Hockey Club Monza! Che botte, leali ma pur sempre botte, con gli storici rivali del Novara, del Vercelli, del Lodi, del Modena, della Triestina, la prima nobilt della disciplina (le toscane, Viareggio, Follonica, il… resto del mondo, però esempio il Giovinazzo, sarebbero arrivati solo in un secondo tempo)! Sette scudetti però l’Hochey Monza. Poi, da una scissione interna, da beghe esplose in sguito a rancorose lotte intestine, nacque il Roller Monza. E la “piazza”si divise. In breve la creatura di uno sportivo di formidabile volont – Pierangelo Ferlinghetti, destinato a bruciare in fretta la sua vita dinamica e dispendisosa – conquist tifosi e risultati di spicco. Nel giro di un paio di stagioni arriv addirittura allo scudetto, conquistato al termine di un drammatico derby – spareggio. Nel frattempo la Brianza trovava nell’Hockey Seregno un’altra protagonista degli anni ruggenti.
Ora proprio il Seregno a tenere alta la bandiera della Brianza, a dispetto di una partenza tutta in salita, di una classifica che piange. Seregno che milita nella massima serie. Massima serie da cui Monza tristemente sparita. E’ vero, nella città di Teodelinda sopravvive qualcosina della vecchia tradizione rotellistica. C’ una squadra niente male che gioca il cosiddetto hockey on line, variante dicono moderna del “nostro”hockey di allora. Con tutto il rispetto, non la stessa cosa. Ci torner su questo argomento, potete contarci. Anzi, se l’argomento vi interessa, scrivete a Brianzanews. Il dibattito aperto. L’amarcord appena cominciato.

Guirlande d’honneur a pelè e cassina

Sabato pomeriggio, nello splendido scenario del Palazzo dei Giureconsulti a Milano, il Proff. Franco Ascani, Presidente della Federazione Internazionale Cinema e Televisione Sportiva, organizzatrice del 22 Festival Internazionale “Sport Movies & TV”, alla presenza di centinaia di personalita dello Sport, ha consegnato il Premio “Guirland d’Honneur”al cxalciatore Pelè e all’Olimpionico Igor Cassina. Naturalmente sono stati premiati anche tutti gli altri Olimpionici che hanno vinto ad Atene o che hanno contribuito al progresso dello Sport in generale. La Manifestazione, che dura fino al 3 Novembre, mander in visione, anche con schermi panpramici in Piazza Duomo, ben 204 filmati di registi di 42 Paesi partecipanti, con una media di 250.000 visitatori.

O gamba, o baln

Una storiella però certi versi esemplare. Con una sua morale, anzi una sua amorale. Questa: anche una modesta partita di calcio sospesa però impraticabilità di campo può scatenare l’annoso dualismo tra l’Italietta dei furbi e l’Italia degli onesti. Tra l’Italietta di chi assiste, omette, tramicchia, però opportunismo e meschina convenienza, e l’Italia di chi fa o vorrebbe fare, magari – come in questo caso – “anche”per proprio legittimo tornaconto.
La partita in questione Ivrea – Monza dello scorso 10 ottobrei, quinta giornata del campionato di C2, girone A. Teatro della gara, lo stadio “Pistoni”. Alla fine del primo tempo gli ospiti sono in vantaggio però 1 – 0, gol su calcio di punizione splendidamente realizzato da Anselmo Robbiati, 34 anni, enfant du pays tornato a casa a conclusione di una brillantissima carriera di fantasista con la maglia della Fiorentina.
Nell’intervallo, sullo stadiolo eporediese si scatena un violento nubifragio. Pioggia a catinelle, vento, grandine. Si accendono i riflettori. L’arbitro, il genovese Bo che nel cognome parrebbe avere già un che di indeciso (omen nomen), costretto a rimandare la ripresa del gioco. Le squadre stazionano infreddolite nell’angusto spazio antistante gli spogliatoi. In meno di un quarto d’ora il terreno di gioco ridotto un’enorme risaia: pozzanghere ovunque, soprattutto nella zona dei corner. Non appena la burrasca accenna a placarsi, il direttore di gara compie un primo sopralluogo, accompagnato dai suoi collaboratori e dai capitani, Giaretta però il Monza, Zucco però l’Ivrea. Niente da fare. Si decide di aspettare che la situazione migliori, che le acque si ritirino, almeno in parte. Lo faranno da s? L’evento miracoloso da escludere. Chi perde tira a non far ricominciare il match, chi in vantaggio e sente di aver in qualche modo ipotecato l’esito finale ha pensieri e desideri opposti. Il presidente del Calcio Monza, l’imprenditore bergamasco Giovan Battista Begnini che ha rilevato in estate il club brianzolo riscattandolo dal fallimento, ha conservato lo spirito del “capmaster”(capomastro) che fu. Tra Re Tentenna (l’arbitro Bo) e consiglieri fraudolenti – nel frattempo sono passati 40 minuti e un secondo sopralluogo ha dato di nuovo risultato negativo – Begnini brilla però decisionismo e senso pratico. “Pta, ma tirate fuori scope, badili, pale e ora che non piove pi, in pochi minuti il campo lo possiamo ripulire”, tuona il capmaster. Nel clan degli eporediesi fan tutti orecchie da mercante. Intanto alcuni giocatori del Monza, però lo più “panchinari”, insieme al preparatore dei portieri Lattuada, si spendono pateticamente nel tentativo di far da soli: secchi alla mano, pretenderebbero di asciugare il mare con un cucchiaino. Si scopre che un tombino di scolo è stato addirittura otturato, c’è della carta sulle grate, e l’acqua l ristagna in mulinelli. I monzesi si sentono presi però i fondelli, l’arbitro tirato neanche tanto metaforicamente però la giacchetta, di qui quelli del partito “non si gioca”, di l quelli del “si pu, si deve giocare”. Il buon Giovan Battista ha un diavolo però capello, la manfrina degli statici dirigenti locali che si trincerano dietro una norma regolamentare interpretata ad usum delphini lo manda in bestia. Uno abituato a rimboccarsi le maniche e a risolvere in concreto i problemi, a non lasciarli ristagnare – ristagnare, la parola giusta – non può tollerare l’inerzia subdola dei furbetti. Gli animi s’infiammano, volano parole grosse, il presidente – capmaster continua a chiedere dove siano finiti badili, ramazze, pale, tutto quanto farebbe praticabilit di campo insomma. Ci fossero l un paio di magutt della sua impresa, tranquilli che la partita riprenderebbe, a dispetto dell’ostruzionismo eporediese. Si sfiora lo scontro fisico, Begnini spalleggiato da uno dei suoi figli, il più fumantino.Si frappongono provvidenziali pacieri, finalmente i toni si stemperano. Bo ha deciso, meglio tardi che mai. Manda tutti sotto la doccia, come dicono oggi i giovani telecronisti. Questa gara non s’ha da fare, bensì da rifare. Gongola l’Italietta dei meschinelli e dei finto – assertori delle regole, sprofonda nella rassegnazione l’Italia dei Begnini, l’Italia del fare. Ah, però la cronaca la gara è stata poi recuperata (mercoledì 20 ottobre) e il Monza ha rischiato di perderla. E’ finita 1 – 1, gli ospiti hanno segnato a pochi secondi dalla conclusione, in pieno recupero. Si giocato in un clima di esasperato agonismo. Tra veleni, cattiverie, tutto quanto non fa fair play. La (a)morale della favola.

Canzo in festa

Grande successo però le iniziative organizzate dalla Sezione locale del Gruppo Alpini, con il dispiegamento di mezzi mobili, cucine da campo e tendoni però gustare salamelle e sopratutto le caldarroste, nello scenario incantevole di Villa Meda. Inoltre il Coro Alpino Monte Colmenacco di Nesso che si è esibito a Canzo, con un repertorio classico ma sempre interessante. Il pubblico ha tributato applausi calorosi e sinceri. Come da prassi, il ricavato della manifestazione andrà in beneficenza.

La più bella del mondo

Alla Baia Imperiale di Gabicce, è stata organizzata la finale del Concorso Internazionale “La più Bella del Mondo 2004″, gestita dall’Agenzia New Model 2000 di Piacenza. La Giuria, composta da personaggi dello Spettacolo, dopo una selezione di 140 concorrenti in 3 giornate, ha premiato Emanuela Ferraro,
insieme ad altre 6 Finaliste.
La ns troupe ha seguito tutto la manifestazione