BRIANZACQUE PER LA GIORNATA MONDIALE DELL’ACQUA 2012

Dal 22 marzo, “Rubinetti trasparenti” e “Certificato Blu” on line sul sito istituzionale

Parametri dell’acqua del rubinetto  a portata di clic. E un “certificato blu” per scoprire quanta anidride carbonica si può risparmiare bevendo  l’H2O di rete. Sono le due iniziative varate da Brianzacque in occasione del 22 marzo, la  Giornata Mondiale dell’acqua, istituita nel 1992 dalle Nazioni Unite. Basterà collegarsi al sito web www.brianzacque.it  e una  pagina copertina (splash page)  creata appositamente  per il WORLD WATER DAY 2012, offrirà  ai cittadini sia  la possibilità di conoscere le caratteristiche dell’acqua erogata nel comune di appartenenza sia, per chi beve “l’ oro blu”in brocca , di calcolare il taglio annuo  di emissioni di C02.

“Quest’anno, in Italia la Giornata Mondiale dell’Acqua  coincide con una rinnovata attenzione dell’opinione pubblica verso un bene, indispensabile ma non inesauribile  –commenta Oronzo Raho,  Presidente della società che gestisce il servizio idrico integrato in Brianza e nel Nord Est Milanese- Essa è dunque un momento significativo sia per una riflessione generale sul tema dell’oro blu, sia per  lanciare  messaggi che  stimolino comportamenti virtuosi, capaci  di incidere sugli stili di vita delle persone, rendendoli sempre più ecosostenibili”.

RUBINETTI TRASPARENTI

Aderendo all’invito lanciato da Federutility, la federazione che su tutto il territorio nazionale riunisce le aziende dei servizi pubblici locali  nei settori dell’energia elettrica, del gas e dell’acqua, Brianzacque per il 22 marzo, pubblica sul proprio sito istituzionale  i parametri dell’acqua dei 23 comuni di cui gestisce gli acquedotti.

Un servizio che, in realtà, la public company briantea, fedele al principio della trasparenza,  effettua già da quattro anni ma che ora intende rilanciare in modo più incisivo, come spiega il Presidente Raho: “Lo scopo è di contribuire alla realizzazione della  mappa italiana della trasparenza dell’acqua voluta da Federutility e, nel contempo, di  sottolineare il valore dell’attività svolta quotidianamente da noi gestori per rendere l’H2O del rubinetto buona, sicura, controllata”.

Sarà sufficiente un  clic sul banner “Parametri dell’acqua” per visualizzare le caratteristiche della risorsa idrica in due  distinti format. Il primo, chiamato “bollettino” riporta i risultati, appena aggiornati, dei controlli di oltre 50 parametri  suddivisi in microbiologici, chimici e indicatori, così come richiesto dalla normativa vigente. L’altro, denominato “etichetta” ( priva di valore commerciale), con una forma grafica e stampabile  così da poterla apporre su brocche e caraffe,  indica invece un numero di parametri chimico fisici più ristretto coincidente, in linea di massima, con quello che normalmente compare sulle bottiglie di minerale.

CERTIFICATO BLU:  BEVI ACQUA DI RETE E TAGLIA CO2

Ormai, e’ risaputo: in tempi di crisi economica ed ecologica,  l’utilizzo di acqua di rete a uso alimentare fa bene al portafoglio, ma ancor più all’ambiente. Costi inferiori e salvaguardia del pianeta.

Chi beve  “a chilometro zero” perché  preleva la risorsa idrica direttamente dal rubinetto, al posto che dalle bottiglie di plastica in contenitori P.E.T., contribuisce ad abbattere la quantità di anidride carbonica, tra i principali gas responsabili dell’effetto serra.

Con il semplice “game” proposto sul sito di Brianzacque per il WWD 2012, viene calcolata una stima di quanta CO2 si riesce a evitare di riversare nell’atmosfera in un anno, a seconda del numero di bicchieri di acqua bevuti mediamente in un giorno.

Infine, è possibile ottenere direttamente al proprio indirizzo di posta elettronica,  il “Certificato blu”, un attestato che simbolicamente premia il comportamento di chi, indicato con nome e cognome,  ha concorso sia pure con una minima quota a ridurre la propria impronta ecologica.

Due anni fa, Brianzacque, aveva condotto un’iniziativa analoga in nove scuole della Brianza, coinvolgendo 4 mila ragazzi che grazie al mancato uso delle bottiglie d’acqua “griffata” in mensa,  erano riusciti  ad abbattere 103 tonnellate di CO2 nell’arco di un solo anno scolastico.

Monza, una città al femminile

La popolazione monzese è composta in maggioranza da donne, 64.109
corrispondenti al 52% del totale della popolazione. Il 50,8%, ossia 32.556
residenti, appartiene alla fascia di età di conciliazione famiglia e lavoro (20-59
anni).
Le divorziate e le vedove, fascia di popolazione maggiormente esposta a
possibili difficoltà di natura socioeconomica, rappresentano l’84,3% dei vedovi
riconducibili certamente alle fasce di età più elevate. Il 60,5% di donne tra i
divorziati conferma una tendenza, consolidata anche a livello nazionale, di una
maggiore difficoltà delle donne divorziate di contrarre un nuovo matrimonio,
al contrario degli uomini divorziati, maggiormente propensi o facilitati nel
contrarre un nuovo vincolo coniugale.
Le donne straniere (7.283 al 31/12/2011) invece sono concentrate tra i 20 e
i 49 anni (età lavorativa) con ben il 63% delle residenti, ma abbiamo anche
un 17,49% tra i 14 e 0 anni (cioè nate nel 2011), questo è dovuto al buon
incremento delle nascite di bambine straniere, verificatosi negli ultimi anni.
Aumentano le donne che posticipano l’uscita dalla famiglia di origine. Le donne
diventano madri più tardi. Tra il 2003 e il 2010 l’età media alle nozze aumenta
di due anni da 31,23 a 34,14. Aumenta anche l’età media della madre per i nati
nel 2010 33,74 anni, nel 2001 era stata di 32,19 anni.
Per quanto riguarda il lavoro, per le donne è più precario. Circa il 38% degli
avviamenti al lavoro sono a tempo determinato, contro il 33% degli uomini ed il
28% a tempo indeterminato contro il 34% degli uomini.
Per quanto riguarda le donne imprenditrici, le titolari di imprese individuali a
Monza al 31/12/2011 sono 1.004 (987 nel 2010), il 9% del totale. Il 37,8% nel
commercio, altre attività di servizi 18,1%, nelle attività manifatturiere 7,4%,
attività professionali, scientifiche e tecniche il 7,4%, alloggio e ristorazione
7,4%, etc.
Il 26,2% sono donne anziane, ossia sopra i 65 anni, solitudine e non autonomia
sono i problemi, nel 2012 si potrebbero contare 1.456 anziane residenti
almeno parzialmente non autonome (1.180 nel 2004), di cui 643 (529 nel 2004)
totalmente non autonome.
Le donne anziane residenti sole a fine 2004 erano 5.647, nel 2011 sono 6.409,
+13,5%, quindi 762 in più.

“Dai dati emerge una situazione non proprio facile per l’universo femminile
monzese. La solitudine, la precarietà lavorativa, le difficoltà famigliari e
l’invecchiamento – afferma l’Assessore alle Pari Opportunità Martina Sassoli –
fanno spesso emergere un disagio che va certamente monitorato e affrontato
con opportune politiche sociali in grado di sostenere le donne.
L’Amministrazione Comunale ha messo in campo in questi ultimi anni
una serie di iniziative in grado di aiutare concretamente le donne nella
gestione del tempo e nell’avviamento alla carriera professionale. Pensiamo
solo allo sportello lavoro, al progetto delle tagesmutter, alla promozione
del servizio “Sportello Separamandosi”, un’opportunità di orientamento,
informazione e supporto alle coppie in fase di separazione o divorzio con
particolare attenzione alla presenza di figli all’interno della famiglia.
Abbiamo voluto dare un segnale preciso della nostra attenzione al mondo
femminile dedicando alle donne anche alcune iniziative culturali, in
particolare il nostro Ottobre in rosa che per un intero mese dedica iniziative,
eventi, conferenze, spettacoli teatrali e momenti formativi.
Dobbiamo poi tenere in considerazione l’aumento costante del numero di
donne di origine straniera in città. Si tratta di un dato importante che deve
stimolarci verso quelle politiche di mediazione culturale in grado di creare una
vera integrazione con il tessuto sociale cittadino. Lo scorso mese di ottobre
abbiamo inaugurato Spazio Colore, un servizio gestito dalla cooperativa Novo
Millennio in cui le 26 nazionalità presenti nella nostra città trovano una
dimensione volta al dialogo e all’integrazione”.

Monza, aperto lo Sportello Alzheimer

E’ nato a Monza nei giorni scorsi lo Sportello Alzheimer, presidio pensato
per sostenere i famigliari delle circa 1200 persone in città affette da
questo morbo. Si tratta di un nuovo servizio studiato per essere un punto
di raccordo con il Servizio Sociale del Comune e tutte le realtà pubbliche e
del privato sociale coinvolte in questo settore. Il nuovo sportello sarà quindi
disponibile per ottenere informazioni e consulenze.
Il nuovo presidio è gestito dall’Associazione Alzheimer Monza e Brianza,
che già guida due centri diurni dedicati ai malati, in collaborazione con la
Cooperativa Sociale Nuovo Solco e con l’Assessorato alla Famiglia e alle
Politiche Sociali del Comune di Monza.
Lo sportello, che fa parte dei 37 presidi dell’Accesso al Welfare, è dedicato ai
malati o ai famigliari di persone affette dal morbo di Alzheimer o di altro tipo
di demenza con diagnosi già effettuata in ambiente specialistico o in attesa
di accertamento e offre: consulenza geriatrica per approfondimenti nella
conoscenza della patologia e delle sue conseguenze, consulenza psicologica
per le difficoltà psicoemotive che investono chi si occupa del malato e
indicazioni pratiche nella gestione quotidiana del malato e nell’utilizzo delle
risorse territoriali e sociali disponibili.
“Se a Monza sono circa 1200 i malati di Alzheimer – afferma l’Assessore ai
Servizi Sociali Pierfranco Maffè – nella provincia MB si contano circa 8 mila
persone affette da questo morbo o da altri tipi di demenza. Ecco allora che
il nuovo sportello dedicato assume un ruolo importante nella gestione di
questo genere di malattia. Si tratta di un aiuto che viene dato ai famigliari
per ottenere indicazioni, consigli e consulenze nell’assistenza dei malati.
Se infatti l’aiuto di una persona affetta da Alzheimer comporta un impegno
gravoso, per i famigliari spesso è anche difficile comprendere le varie fasi
della malattia e trovare interlocutori preparati a cui rivolgersi.
Un grazie sincero va all’Associazione Alzheimer Monza e Brianza per
l’impegno prezioso e per il lavoro quotidiano rivolto alle persone che
nel nostro territorio giorno dopo giorno affrontano le problematiche e le
difficoltà dovute a questo genere di malattia”.
Lo Sportello Alzheimer è aperto il lunedì mattina dalle ore 11.30 alle ore
13.30, in via Molise 13.
L’accesso è gratuito, previo appuntamento telefonando allo 039.2005091.

STATI GENERALI «ITINERANTI» DELLA SANITÀ BRIANZOLA

Mariani: «Contrari a ogni proposta di razionalizzazione»


CONIUGARE I NUMERI CON GLI UOMINI
Il Presidente della Provincia Dario Allevi e Giacinto Mariani, presidente della Conferenza dei Sindaci dell’Asl Monza e Brianza, hanno consegnato all’assessore regionale Luciano Bresciani un dossier sullo «stato di salute» del sistema sanitario brianzolo
(WT – Monza, 30 gen.) «La sanità brianzola è un modello per la Lombardia e l’Italia perché
sa coniugare i numeri con gli uomini. Per questo, finché sarò presidente della Conferenza
dei Sindaci dell’Asl Monza e Brianza, mi opporrò a qualsiasi proposta di razionalizzazione
dei presidi brianzoli». Parte da qui il bilancio di Giacinto Mariani del secondo «tour» negli
Ospedali del territorio.


«Le risorse sono scarse e il mondo del pubblico non sta passando un momento facile, prosegue Mariani. Per questo dobbiamo lavorare per migliorare l’efficacia dell’assistenza, concentrando i fondi disponibili sulle finalità comuni al fine di evitare dispersioni di risorse e di mezzi. Ma, soprattutto, non dobbiamo mai dimenticare che dietro ai budget ci sono sempre delle persone
con delle patologie; dietro ai numeri c’è sempre un nome e un cognome. Per questo dobbiamo riuscire a coniugare i numeri, eliminando gli sprechi, con gli uomini. E la sanità brianzola dimostra di saperlo fare».
Entrare negli ospedali quando non c’è il problema, quando le cose funzionano. Questa l’idea alla base degli Stati generali «itineranti» della sanità brianzola, promossi, per il secondo anno, da Giacinto Mariani e dal Presidente della Provincia di Monza e Brianza Dario Allevi.


«Grazie alla sua formula itinerante anche quest’anno ho potuto toccare con mano le eccellenze del nostro sistema socio-sanitario pubblico – aggiunge Dario Allevi, Presidente della Provincia MB. Avevamo, durante il primo tour, preso degli impegni con le Direzioni dei nostri Ospedali che sono stati tutti rispettati. Pur cambiando i vertici ho ritrovato lo stesso spirito e la stessa voglia di sperimentare modelli nuovi di gestione sempre nell’ottica dell’efficienza e dell’avanguardia organizzativa. Anche su questi asset, oltre che sulla ricerca e sulla qualità, è necessario puntare per il futuro, è questa la sfida che ci attende per rimanere al top non solo a livello nazionale, ma allargando gli orizzonti anche oltre i confini. Unica preoccupazione riguarda i lavori che presto partiranno all’Ospedale S. Gerardo. Chiederò all’Assessore Bresciani di monitorarli giorno dopo giorno affinché siano il meno invasivi possibile».
Sei le tappe in poco meno di un mese, dal 20 ottobre all’11 novembre, che hanno portato i
due Presidenti a visitare gli ospedali di Giussano, Desio, Seregno, Carate Brianza, Vimercate e Monza.


Durante il «tour» Mariani e Allevi, sono entrati nei reparti, hanno parlato con medici e
infermieri, hanno ascoltato le esigenze dei pazienti e hanno scambiato qualche battuta con i cittadini che aspettavano il loro turno per prenotare una visita.

Educazione prenatale con la musica

L’iniziativa sarà proposta dall’associazione Agape Onlus nell’ambito dei corsi pre-parto

promossi dal  reparto Ostetricia dell’ospedale Città di Sesto San Giovanni

 

 

L’Associazione Agape onlus, in collaborazione con il Lions Club Sesto San Giovanni Centro, è promotrice del “progetto di educazione prenatale con la musica” che verrà avviato all’interno del corso pre parto presso l’Ospedale di Sesto San Giovanni. La realizzazione del progetto  è stata possibile grazie alla spiccata sensibilità del Professor Antonio Ragusa (socio del Lions Club Sesto San Giovanni Centro), e alla disponibilità delle ostetriche – in particolar modo della capo ostetrica Cristina Villa – e  grazie all’attenzione dei dirigenti dell’ospedale che hanno colto  la valenza psicopedagogica della nostra iniziativa.

L’Associazione Agape onlus è un’associazione di solidarietà familiare che si avvale di diverse figure professionali coinvolte nell’ambito sociale, educativo, medico. Tra queste Samanta Rizzo, la musico terapeuta e ricercatrice che operativamente realizzerà il progetto con le gestanti.

Perché ad un certo punto ci è sorta l’idea di proporre la musicoterapia alle future mamme?

Noi già conduciamo corsi di musicoterapia per genitori e bambini piccoli, convinti dell’importanza della musica sia come metodo per arricchire l’apprendimento seppur in bimbi così piccoli, ma anche per i benefici psico-emotivi che una tale attività ha sul rapporto genitori-figli.  Il linguaggio musicale diventa un mezzo espressivo e comunicativo tra il bambino e l’adulto che contribuisce a rafforzare il legame empatico che unisce indissolubilmente i due.

E  partendo da questa considerazione ci è sorta l’idea di rafforzare tale legame ancor prima della nascita del bambino, quando è ancora nel grembo materno.

Da qui la nascita dell’iniziativa che si propone come arricchimento all’interno del corso di preparazione al parto presente nell’Ospedale. Ci teniamo a sottolineare che il progetto non graverà sull’economia delle partecipanti, sarà quindi a titolo gratuito, grazie al contributo ed al sostegno gentilmente offerto dal Lions Club Sesto San Giovanni Centro con la sponsorizzazione di Sesto Autoveicoli s.p.a.

Le neuroscienze hanno confermato che il cervello umano inizia a formarsi molto presto nella vita prenatale (già tre settimane dopo il concepimento). Inoltre, lo sviluppo del cervello dipende dall’attività; l’attività elettrica in ogni circuito sensoriale, motorio, emotivo e cognitivo, forma la via che il circuito connette.

Per ciò che riguarda la percezione sonora, è noto che il feto percepisca suoni e rumori in una situazione molto particolare, immerso nel liquido amniotico ed avvolto nel grembo materno.

Il primo senso che si sviluppa già dopo poche settimane dal concepimento è il tatto, ed è proprio attraverso questo che egli percepisce tutto il mondo sonoro fatto di rumori ritmici e non, provocati dagli apparati circolatorio e digerente materni.

Dalla ventiquattresima settimana il funzionamento dell’orecchio è attivo, o comunque in alcuni soggetti in via di completamento, per questo il bambino prima di nascere è in costante ascolto di tutti i suoni e le voci che lo circondano, seppur ovattati. La voce della madre gli giunge anche attraverso la colonna vertebrale della stessa, che funge da cassa di risonanza, amplificando così ogni minima vibrazione, dai timbri più acuti, a quelli più gravi.

Molte esperienze di musicoterapia italiane ed estere supportate da ricerche scientifiche a livello internazionale, confermano l’utilità di affiancare attività sonoro-musicali ai consueti corsi di preparazione al parto, in quanto la musica agisce in modo benefico sia sulla mamma gestante sia sul bambino nel grembo.

OBIETTIVI DEL PROGRAMMA

Questo programma insegna ai futuri genitori a combinare la loro voce, la musica, il movimento con il tocco, al fine di creare un legame profondo di affetto e di comunicazione tra loro e il nascituro.

  • Migliorare il respiro della gestante attraverso l’uso della voce, facendo scoprire il piacere di cantare per il bambino, con la consapevolezza di contribuire così anche al suo sano sviluppo fisiologico.

Stimolare nelle partecipanti la capacità di rilassamento, l’espressione corporea, il ritmo e la gestualità, attraverso attività musicali, al fine di aprire più canali di comunicazione: espressivi, affettivi, di percezione.

Risvegliare e favorire la creatività attraverso stimoli sonoro-ritmici, al fine di offrire nuovi strumenti alla comunicazione.

Favorire lo sviluppo della percezione con attività musicali per stimolare le capacità d’interpretazione e comunicazione non verbale.

Stimolare lo sviluppo relazionale durante la gestazione, al fine di favorire lo sviluppo di un corretto legame genitori-figlio.

Prevenire attraverso lo sviluppo dell’intelligenza emotiva genitoriale future situazioni di disagio.

Perché musica per la mamma?

La musica favorisce il rilassamento materno ed uno stato generale di benessere psico-fisico. Durante gli incontri di musica la futura mamma si abitua ad ascoltare non solo se stessa, ma anche le azioni-reazioni motorie in risposta al suono della sua voce e della musica. Le attività musicali proposte, appositamente pensate per la madre ed il futuro nascituro, permettono di vivere con serenità i nove mesi di attesa, e di imparare tecniche utili anche al momento del parto e dopo la nascita del bambino.

Perché musica per il bebè?’

La musicoterapia prenatale prevede anche una serie di attività per stimolare il piccolo e per favorire così la comunicazione fra mamma-bambino. La musica durante l’attesa è il canale privilegiato di questa comunicazione e le varie attività ritmico-sonore permettono di preparare una relazione affettiva equilibrata e serena, nonché di stimolare adeguatamente lo sviluppo strutturale e funzionale del sistema nervoso del feto stesso. Infatti, tutti gli stimoli presenti nell’ambiente nel quale il feto cresce (suoni interni ed esterni alla madre), contribuiscono allo sviluppo delle e vie sensoriali acustiche, favorendo anche il processo di maturazione strutturale e funzionale del Sistema Nervoso (AUDITORE, 1998). Ma la musica per eccellenza che piace al piccolo è senza dubbio quella prodotta dalla mamma, ossia la sua voce: la colorazione timbrica e melodica della voce materna è veicolo di emozioni ed affetti, è una carezza ed una “coccola sonora”, ma anche un vero strumento per comunicare al piccolo stati di “trepidante accoglienza o al contrario di gelido rifiuto” (BENASSI, 1998).

Il canto prenatale

Il canto aiuta la gestante a migliorare il respiro, ma anche a farle scoprire il piacere di cantare per il bebè, contribuendo così anche al suo sano sviluppo. Dagli studi di psicofonia effettuati dalla cantante Maria Luisa Aucher in collaborazione con Paul Cauchard, neurofisiologo della Sorbona, è emerso che la voce investe interamente il corpo del feto: in pratica quella più grave del papà è potenzialmente in grado di stimolarlo dai piedi all’addome, mentre la voce più acuta della madre, dalla vita alla testa. Dall’osservazione di neonati, figli di cantanti professionisti, si è riscontrato che dove era la madre a cantare per tutta la gravidanza il bambino mostrava alla nascita solidità alla nuca e vigore degli arti superiori, quando invece era il padre si assisteva ad una precoce deambulazione. Il canto prenatale svolge anche un’azione auto-analgesica, poichè la pratica aiuta la partoriente a produrre le endorfine, sostanze che attenuano spontaneamente la percezione del dolore. La respirazione distesa, invece, influenza positivamente il tono muscolare, che perciò risulta meno contratto (BENASSI, 1998).

Lions Club Sesto S. G. : NeoNato, Nuova Vita

Il Centro Ascolto Caritas della Parrocchia Santo Stefano e il Lions Club Sesto S. G. Centro uniti in sostegno delle donne in gravidanza con difficoltà economiche

Presenta oggi il Progetto NeoNato, Nuova Vita

Con questo progetto anche la città di Sesto adotta le neo-mamme in difficoltà per garantire un futuro migliore ai loro figli

 

Il progetto “NeoNato, Nuova Vita” nasce dall’esperienza del Centro di Ascolto Caritas della Parrocchia Santo Stefano di Sesto San Giovanni. L’obiettivo è quello di proporre alla città “l‘adozione” di donne che dovessero trovarsi in difficoltà economica e sociale durante il delicato percorso della gravidanza e dei primi mesi di vita del loro bambino.

Le donne che dovessero trovarsi dinanzi all’impossibilità di sostenere la gravidanza per le difficoltà economiche in cui versa la famiglia, potranno ricevere un contributo di 200 euro al mese per un periodo di 18 mesi (che può partire fino a 6 mesi prima della nascita per prolungarsi fino al primo anno di vita del bambino).

Lo strumento scelto dai volontari Caritas è quello “dell’adozione simbolica”, ossia della presa in carico delle donne in difficoltà da parte di gruppi di persone, comunità o aziende.

“Tutto è cominciato quando una donna al quarto mese di gravidanza si è presentata al nostro Centro Ascolto chiedendo aiuto perché il marito aveva perso il lavoro. Lei non voleva nemmeno pensare all’ipotesi di aborto – dichiara Yvonne Corsani, responsabile del Centro Ascolto Caritas della Parrocchia Santo Stefano – Ci siamo informati sulle opportunità già presenti sul territorio ma abbiamo trovato soltanto progetti i cui tempi escludono gravidanze superiori al terzo mese. Da qui è nata l’idea di dare vita a un progetto nostro più flessibile aprendolo al territorio”.

Nel primo caso la mamma è stata presa in carico dagli stessi volontari Caritas del Centro di Ascolto Parrocchia Santo Stefano, mentre una seconda mamma è stata “adottata” dalla società Sestoautoveicoli che per prima ha aderito al nostro appello.

“Non abbiamo finanziamenti e fonti proprie che ci consentono di istituzionalizzare il servizio, ma dobbiamo affidarci alla solidarietà del territorio – dichiara Yvonne Corsani – Per questo le neo mamme possono essere prese in carico solamente se esiste una figura che si assume l’onere di assisterla per i 18 mesi, versando i 200 euro al mese necessari”.

Il Lions Club Sesto San Giovanni Centro ha già aderito al progetto impegnandosi ad “adottare” una mamma e a sostenere il progetto affinché possa crescere e consolidarsi per sostenere le tante neo mamme.

“L’idea che una donna soffra le incertezze economiche al punto da pensare di poter sacrificare il figlio che porta in grembo è terrificante – dichiara Gianpaolo Caponi, presidente del Lions Club Sesto San Giovanni Centro – Per questo ci siamo impegnati al fianco della Centro Ascolto Caritas convinti che la vita vada preservata ad ogni costo e che le nostre madri sono una ricchezza per tutta la comunità e dunque vanno sostenute perché i loro bambini possano avere una vita migliore. Offriamo il nostro impegno per creare una rete di sostegno sempre più grande. Siamo convinti che la nostra comunità sia attenta e solidale”.

La rete sta già crescendo. Un negozio di Sesto di abbigliamento per bambini ha già manifestato la volontà di regalare il primo corredo al prossimo bambino che entrerà a far parte del progetto, medici e professionisti hanno offerto la loro professionalità al servizio delle mamme.