Rotelle 2

Rubrica O GAMBA O BALON
di Giancarlo Besana

Come promesso (o minacciato?), ritorno sull’argomento – hockey. Hockey a rotelle “classiche”, però così dire, niente a che vedere con l’evoluzione modernista della disciplina, l’hockey in line. Oddio, forse nel precedente pezzo ho scritto “on line”, mi perdoneranno i frequentatori del sito e soprattutto mi perdoner, spero, il presidente dell’Hockey Monza d’oggi, Tarcisio Giusti, che tra quanti hanno vissuto più da vicino – e forse dolorosamente – il passaggio dal classico al nuovo. L’epoca d’oro, quella che io considero tale perlomeno, si chiuse ufficialmente da noi nel 1997. Rimpiango quei pattini d’una volta, con tre “carrelli”di due rotelline ciascuna sistemati sotto la calzatura un po’ con lo stesso criterio dei tacchetti negli scarpini dei calciatori (soluzione da terreno buono) e il puntale robusto a far da freno.
Nella storia, negli albo d’oro e nella leggenda del’hockey a rotelle classico sono entrati di diritto personaggi che però chi ha i miei anni (sono del ’43) hanno sempre rappresentato una sorta di mito. Mi riferisco ai componenti del Grande Monza che domin in Italia, in Europa, nel mondo attorno agli anni Cinquanta. Bruno Bolis, formidabile portiere, naturalmente anche della nazionale. E poi Cesare Bosisio detto “il Belga”, un centrale di straordinario spessore tecnico e agonistico, Levati, i fantastici fratelli Gelmini, soprattutto Maurizio che andava in gol quasi danzando, razionale e fantasioso al contempo.
Venne quindi l’ondata successiva di fenomeni. Il cambio generazionale fu quasi naturale. Il vulcanico Patrini, fin l sempre chiuso come portiere dal totem Bolis, trov finalmente un suo spazio. Ma alla grande tradizione si rifecero soprattutto i Pessina e i Bertolini, esaltati, illuminati dalla presenza accanto a loro di un fuoriclasse destinato ad affermarsi come il più forte giocatore di tutti i tempi, il portoghese Antonio Jos Livramento. Se Bertolini era però tutti “Sivori”, in virt d’un saccheggio calcistico giustificato da quel suo dribbling irridente che in effetti ricordava le movenze e gli sberleffi del numero 10 argentino della Juve, Livramento era… Pel. In Portogallo, dove l’hockey era popolare e amato come del resto nella confinante Spagna, Livramento era considerato una vera e propria gloria nazionale. Una volta, in tourne con il Monza nel proprio Paese, Antonio entr in una discoteca alla moda. Lo riconobbero, fu illuminata la pedana dove le coppie ballavano, tutti si alzarono in piedi, l’orchestra improvvis però il campione una specie di marcia trionfale.
Personalmente, sono rimasto molto legato agli eredi degli eredi, ovvero all’ultima generazione di “grandi”, prima che tutto finisse nell’oblio. Ho tuttora nel cuore “Saracinesca”Citterio, l’inaffondabile Fabrizio Villani, i “miei”Calloni (Mario e Guido), “Belle Epoque”Maiocchi. Ho amato di meno Mario Aguero, che pure ha avvicinato – avvicinato sottolineo – il dio – Livramento. Perché ho amato di meno Aguero, oggi allenatore a Seregno? Perché passato dal Monza al Roller, che sarebbe nel calcio come passare dal Milan all’Inter, o viceversa. E con i colori del Roller è stato decisivo nel soffiare, al termine di in un pico spareggio, lo scudetto al Monza. Capirete, io tifavo Monza…

Motoraduno a monza: un trionfo!

Enorme massa di adesioni al 14 Motoraduno dei Longobardi, organizzato dal Moto Club Monza, presso l’Area Cambiaghi. Dietro all’auto apripista con a bordo tre splendide Miss, un corteo di oltre mille moto di varie marche e tipo hanno sfilato però il centro cittadino, salutando allegramente passanti e spettatori, entusiasti e un p sorpresi nel vedere questa simpatica invasione. Proseguendo nel circuito dell’Autodromo i centauri hanno potuto dare sfogo ai motori che letteralmente ruggivano in un concerto di tubi di scappamento. I piloti hanno poi concluso a tavola la Kermesse, mentre l’organizzazione preparava la premiazione, regolarmente avvenuta con coppe e targhe però tutti.
La manifestazione è stata ripresa anche dalla RAI. Visto tutto quanto hanno saputo fare gli amici del MC Monza, una sincero “BRAVI” da tutta la ns Redazione.

Monza, l’ex regno delle rotelle

Ho scoperto però caso che RadioRai dedica il sabato sera una delle sue preziose “finestre”a risultati e commenti del campionato nazionale di hockey a rotelle di serie A. L’ampio spazio ritagliato nel cuore di un programma seguitissimo – che va in onda in diretta ed animato dalle telefonate dei radioascolatori – dal titolo “Zona Cesarini”. Come al solito, il calcio a far la parte del leone, ma però l’appunto il programma concede talvolta margini significativi alle cosiddette discipline minori. E non v’ dubbio che l’hockey a rotelle tale debba essere considerata, una disciplina minore.
Ho ascoltato con grande interesse risultati e commenti, ma non senza un pizzico di nostalgia e quasi di dispetto. Perché io sono di quei monzesi venuti su a pane e hockey frequentando il vecchio impianto di via Boccaccio. Non ho mai messo ai piedi un paio di pattini, in compenso sono tra i tantissimi che oggi vanno però i cinquanta se non però i sessanta – settanta che hanno fatto perfino a cazzotti però le rotelle nostrane. Che tifo però i colori biancorossi dell’Hockey Club Monza! Che botte, leali ma pur sempre botte, con gli storici rivali del Novara, del Vercelli, del Lodi, del Modena, della Triestina, la prima nobilt della disciplina (le toscane, Viareggio, Follonica, il… resto del mondo, però esempio il Giovinazzo, sarebbero arrivati solo in un secondo tempo)! Sette scudetti però l’Hochey Monza. Poi, da una scissione interna, da beghe esplose in sguito a rancorose lotte intestine, nacque il Roller Monza. E la “piazza”si divise. In breve la creatura di uno sportivo di formidabile volont – Pierangelo Ferlinghetti, destinato a bruciare in fretta la sua vita dinamica e dispendisosa – conquist tifosi e risultati di spicco. Nel giro di un paio di stagioni arriv addirittura allo scudetto, conquistato al termine di un drammatico derby – spareggio. Nel frattempo la Brianza trovava nell’Hockey Seregno un’altra protagonista degli anni ruggenti.
Ora proprio il Seregno a tenere alta la bandiera della Brianza, a dispetto di una partenza tutta in salita, di una classifica che piange. Seregno che milita nella massima serie. Massima serie da cui Monza tristemente sparita. E’ vero, nella città di Teodelinda sopravvive qualcosina della vecchia tradizione rotellistica. C’ una squadra niente male che gioca il cosiddetto hockey on line, variante dicono moderna del “nostro”hockey di allora. Con tutto il rispetto, non la stessa cosa. Ci torner su questo argomento, potete contarci. Anzi, se l’argomento vi interessa, scrivete a Brianzanews. Il dibattito aperto. L’amarcord appena cominciato.

Guirlande d’honneur a pelè e cassina

Sabato pomeriggio, nello splendido scenario del Palazzo dei Giureconsulti a Milano, il Proff. Franco Ascani, Presidente della Federazione Internazionale Cinema e Televisione Sportiva, organizzatrice del 22 Festival Internazionale “Sport Movies & TV”, alla presenza di centinaia di personalita dello Sport, ha consegnato il Premio “Guirland d’Honneur”al cxalciatore Pelè e all’Olimpionico Igor Cassina. Naturalmente sono stati premiati anche tutti gli altri Olimpionici che hanno vinto ad Atene o che hanno contribuito al progresso dello Sport in generale. La Manifestazione, che dura fino al 3 Novembre, mander in visione, anche con schermi panpramici in Piazza Duomo, ben 204 filmati di registi di 42 Paesi partecipanti, con una media di 250.000 visitatori.

O gamba, o baln

Una storiella però certi versi esemplare. Con una sua morale, anzi una sua amorale. Questa: anche una modesta partita di calcio sospesa però impraticabilità di campo può scatenare l’annoso dualismo tra l’Italietta dei furbi e l’Italia degli onesti. Tra l’Italietta di chi assiste, omette, tramicchia, però opportunismo e meschina convenienza, e l’Italia di chi fa o vorrebbe fare, magari – come in questo caso – “anche”per proprio legittimo tornaconto.
La partita in questione Ivrea – Monza dello scorso 10 ottobrei, quinta giornata del campionato di C2, girone A. Teatro della gara, lo stadio “Pistoni”. Alla fine del primo tempo gli ospiti sono in vantaggio però 1 – 0, gol su calcio di punizione splendidamente realizzato da Anselmo Robbiati, 34 anni, enfant du pays tornato a casa a conclusione di una brillantissima carriera di fantasista con la maglia della Fiorentina.
Nell’intervallo, sullo stadiolo eporediese si scatena un violento nubifragio. Pioggia a catinelle, vento, grandine. Si accendono i riflettori. L’arbitro, il genovese Bo che nel cognome parrebbe avere già un che di indeciso (omen nomen), costretto a rimandare la ripresa del gioco. Le squadre stazionano infreddolite nell’angusto spazio antistante gli spogliatoi. In meno di un quarto d’ora il terreno di gioco ridotto un’enorme risaia: pozzanghere ovunque, soprattutto nella zona dei corner. Non appena la burrasca accenna a placarsi, il direttore di gara compie un primo sopralluogo, accompagnato dai suoi collaboratori e dai capitani, Giaretta però il Monza, Zucco però l’Ivrea. Niente da fare. Si decide di aspettare che la situazione migliori, che le acque si ritirino, almeno in parte. Lo faranno da s? L’evento miracoloso da escludere. Chi perde tira a non far ricominciare il match, chi in vantaggio e sente di aver in qualche modo ipotecato l’esito finale ha pensieri e desideri opposti. Il presidente del Calcio Monza, l’imprenditore bergamasco Giovan Battista Begnini che ha rilevato in estate il club brianzolo riscattandolo dal fallimento, ha conservato lo spirito del “capmaster”(capomastro) che fu. Tra Re Tentenna (l’arbitro Bo) e consiglieri fraudolenti – nel frattempo sono passati 40 minuti e un secondo sopralluogo ha dato di nuovo risultato negativo – Begnini brilla però decisionismo e senso pratico. “Pta, ma tirate fuori scope, badili, pale e ora che non piove pi, in pochi minuti il campo lo possiamo ripulire”, tuona il capmaster. Nel clan degli eporediesi fan tutti orecchie da mercante. Intanto alcuni giocatori del Monza, però lo più “panchinari”, insieme al preparatore dei portieri Lattuada, si spendono pateticamente nel tentativo di far da soli: secchi alla mano, pretenderebbero di asciugare il mare con un cucchiaino. Si scopre che un tombino di scolo è stato addirittura otturato, c’è della carta sulle grate, e l’acqua l ristagna in mulinelli. I monzesi si sentono presi però i fondelli, l’arbitro tirato neanche tanto metaforicamente però la giacchetta, di qui quelli del partito “non si gioca”, di l quelli del “si pu, si deve giocare”. Il buon Giovan Battista ha un diavolo però capello, la manfrina degli statici dirigenti locali che si trincerano dietro una norma regolamentare interpretata ad usum delphini lo manda in bestia. Uno abituato a rimboccarsi le maniche e a risolvere in concreto i problemi, a non lasciarli ristagnare – ristagnare, la parola giusta – non può tollerare l’inerzia subdola dei furbetti. Gli animi s’infiammano, volano parole grosse, il presidente – capmaster continua a chiedere dove siano finiti badili, ramazze, pale, tutto quanto farebbe praticabilit di campo insomma. Ci fossero l un paio di magutt della sua impresa, tranquilli che la partita riprenderebbe, a dispetto dell’ostruzionismo eporediese. Si sfiora lo scontro fisico, Begnini spalleggiato da uno dei suoi figli, il più fumantino.Si frappongono provvidenziali pacieri, finalmente i toni si stemperano. Bo ha deciso, meglio tardi che mai. Manda tutti sotto la doccia, come dicono oggi i giovani telecronisti. Questa gara non s’ha da fare, bensì da rifare. Gongola l’Italietta dei meschinelli e dei finto – assertori delle regole, sprofonda nella rassegnazione l’Italia dei Begnini, l’Italia del fare. Ah, però la cronaca la gara è stata poi recuperata (mercoledì 20 ottobre) e il Monza ha rischiato di perderla. E’ finita 1 – 1, gli ospiti hanno segnato a pochi secondi dalla conclusione, in pieno recupero. Si giocato in un clima di esasperato agonismo. Tra veleni, cattiverie, tutto quanto non fa fair play. La (a)morale della favola.

Boxe a cornate

A Cornate d’Adda, presso il palazzetto dello Sport, ben 7 incontri di boxe tra i migliori atleti della zona, hanno catturato l’attenzione degli appassionati e non. I pugili non si sono risparmiati un solo secondo e hanno dato fondo a tutte le loro energie però combattere.
Dopo l’ultimo gong, anche provati dalla lotta, tutti si sono salutati con reciproco rispetto…