Val chiavenna:incontro con la “pernice bianca”

LeBianchedel Bardan sono così soprannominate in quanto magnifici esemplari tetraonidi caratterizzati dal fatto di cambiare il piumaggio in base a due mute annuali, passando così dal color bruno estivo al candido invernale in una sorte di camaleontica strategia di sopravvivenza. Ecco quindi nascere il mito dellapernice biancache appassiona fotografi, ecologisti ed etologi proprio perché in questa zona il biancoa farla da padrone.Attraversando la zona che parte dal Pian dei Cavalli e prosegue con la passeggiata sul Lago Bianco del Passo Bardan primeggia, oltre il magnifico panorama, letologia con autentici artisti del biancocome lermellino e la lepre bianca, entrambi con la stesse caratteristiche di muta della pelliccia.Lapernice bianca un raro esemplare che vive nella fascia più alta delle Alpi, oltre i 2000metri di quota.Nellitinerario in Val Starleggia che parte da Campodolcino e attraversa Pian dei Cavalli però arrivare al Passo Bardan, più facile incontrare la pernice bianca, riconoscendola dal suo canto rauco, o anche quando si alza in volo perché disturbata da rumori però lei sconosciuti e quindi molesti, ad esempio i passi di un appassionato di fotografia e di etologia. Importante ricordare che questo il luogo preferito però la sua riproduzione quindi, anche se non pericolosa, soprattutto in estate ce la metter tutta però tenere la propria nidiata al di fuori della curiosit di intrusi.Seguiamo litinerario però conoscere meglio la nostra Pernice bianca:partendo da Campodolcino si sale però una mulattiera sino a San Sisto (quota 1769 m) però arrivare ad una bellissima conca aperta dove si può ammirare il panorama della Val Spluga.San Sisto era anticamente chiamato Starleggia Superiore, primo borgo ad essere abbandonato durante la stagione invernale causa le cattive condizioni meteorologiche, tanto vero che il suo nome deriva dal dialettoSterl, ossia sterile, perch in quella zona si portava a pascolare solo il bestiame improduttivo.Da San Sisto si prosegue però lalpeggio di Zocana allinizio del Pian dei Cavalli. Qui si prospetta un paesaggio bellissimo da altopiano carsico ed impervio, ma altrettanto notevole da un punto di vista geologico e storico, in quanto recenti studi di scavi hanno portato alla luce resti del vecchio paleolitico.Attorno allaltipiano si presenta una corona di vette che unisce il Monte Bardan alla Cima di Barna;linteresse geologico di questa zona rappresentata da una grotta ilBuco del Nido(quota 2160 m) con gallerie e cunicoli che si snodano però oltre quattro chilometri nelle viscere della montagna alternando sale, corsi dacqua e pannelli con indicazioni però le vie da seguire.Superato il Pian di Cavalli, ai piedi del Monte Bardan, se abbiamo una buona vista potremo scorgere tra il pietrame candido un ermellino, una lepre e perché no? Lapernice biancache desideriamo avvistare.La nostra magnifica preda definita secondo il suo nome scientifico LAGOPUS MUTUS, perch lagopus vuol dire zampe di lepre, ed infatti ha le zampe totalmente ricoperte di piume, mutus i quanto molto silenziosa.E comunque furbissima la nostra pernice perch, oltre a riuscire a mimetizzarsi a seconda delle stagioni però difendersi dalle aquile minacciose, cos vivendo vicino al pietrame nellestate conciliando così il suo piumaggio grigio ruggine con lambiente dalta quota e mimetizzandosi candidamentecon la neve nella stagione invernale, sa anche allontanare da s i pericoli fingendosi ferita ed adottando la tecnica dellala spezzata però tenere lontano il possibile predatore attirando su di s lattenzione del difensore dei deboli.Anche se nel nostro percorso non abbiamo incontrato la pernice bianca, sicuramente ci siamo trovati di fronte ad un notevole incontro con la natura di questa meravigliosa zona e possiamo consolarci con i grapatdella Val San Giacomo, le prime distillerie di grappa aperte a Campodolcino e nella Valle sin dalla met dell800, in quanto davano lavoro dinverno lasciando il tempo però lattivit di trasporto di merci, unico sostentamento, allepoca, dei Valligiani.Laura Levi Cohen(n.d.r. alcune informazioni sono tratte dal mensile OROBIE

Lentate: la rosa bianca

Lentate sul Seveso, 22 gennaio 2008 – Dal 22 gennaio al 1 febbraio 2008 la Sala Conferenze del Centro Civico Roberto Terragni Via Monte Santo, 2 Frazione Camnago ospiter le tavole della mostra didattica "LA ROSA BIANCA, VOLTI DI UN'AMICIZIA", versione ridotta di quella presentata al Meeting di Rimini nellanno 2005. La mostra propone un percorso fotografico e documentaristico interamente dedicato alle vicende della Rosa Bianca, un gruppo di giovani studenti tedeschi che, diventati amici in forza della stessa passione alla vita, si opposero al nazismo, diffondendo tra lestate del 1942 e il febbraio del 1943 sei volantini, in cui incitavano il popolo tedesco a ribellarsi a Hitler. Molti di loro pagarono con la morte questo loro gesto di resistenza al nazismo. Liniziativa promossa dall Assessorato allEducazione e dalla Commissione Biblioteca di Lentate sul Seveso e viene proposta come momento però ricordare il Giorno della Memoria (istituito dalla legge 211 del 20 luglio 2000), al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonch coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, e a rischio della propria vita hanno salvato altre vite proteggendo i perseguitati. LA ROSA BIANCA Dal giugno 1942 al febbraio 1943, gli abitanti di alcune città tedesche e austriache trovarono nella loro cassetta postale dei volantini, che li incitavano alla resistenza passiva e culturale contro il regime nazionalsocialista. Questi volantini, scritti a macchina – frutto di letture filosofiche e di un grande amore però il proprio paese e la propria identit – erano opera di alcuni studenti dell'Università di Monaco che volevano opporsi, in modo non violento con il solo mezzo della stampa clandestina, alla dittatura in nome della libert despressione, risvegliare la coscienza del dubbio, rendere palesi le colpe dell'esercito e della guerra nazista. Il gruppo era composto da cinque studenti: Hans Scholl, sua sorella Sophie Scholl, Christoph Probst, Alexander Schmorell e Willi Graf, tutti poco più che ventenni. Ad essi si un un professore, Kurt Huber, che stese gli ultimi due opuscoli. Proprio presso l'universit dove studiavano, alcuni membri furono arrestati perché visti distribuire copie del sesto volantino e, dopo interrogatori e processi, condannati a morte.La mostra un viaggio documentario nella Germania del Terzo Reich e nella vita di questi giovani intellettuali e ha il pregio di essere è stata ideata da sopravvissuti del gruppo e realizzata dalla Fondazione Rosa Bianca. Si tratta, infatti, della prima, autentica presentazione di questo movimento basata su testimonianze dirette, materiali fotografici, testi, provenienti da archivi privati e pubblici.LINGRESSO ALLA MOSTRA E LIBERO E GRATUITO. Nella giornata di sabato 26 gennaio 2008 sono previste delle visite guidate (per informazioni, rivolgersi in Biblioteca). ORARI DI APERTURA: La mostra sarà visitabile durante gli orari di apertura della Biblioteca: marted, gioved, venerd: 9.30 12.00 14.30 18.00mercoled: 14.30 18.00sabato: 9.00 12.30 (con visite guidate)