Goran bregovic, ritmi zigani e venti dell'est

Ieri sera si conclusa la rassegna "LAGO NORD LIVE FESTIVAL 2009". Sul palco l'autodidatta dei Balcani dalla musica travolgente Goran Bregovic e la sua "Wedding and Funeral Band". Litanie bizantine mischiate al pop – rock, la musica classica contaminata dal folk dei Balcani. Nessuno ha potuto resistere alla genialit senza freni dell'autodidatta Goran Bregovic; la sua capacit di reinventare con esuberanza la musica della sua terra, l'ex Jugoslavia, e tutto quanto appartiene alla storia della musica è stato al centro del concerto al Parco Lago Nord di Paderno Dugnano. Travolgente il Goran Bregovic visto e ascoltato; travolgente è stata la sua musica, capace di rompere lo status quo dei posti a sedere e di trasformare lanfiteatro in agor. Travolti sono stati tutti i presenti, colpiti da ritmi frenetici e pazzeschi. Ogni spettatore come tarantolato e sedotto dalla sintesi di ottoni, percussioni e chitarra elettrica. A tal punto da trasformarsi da spettatore a protagonista. Cos, come in una ola da stadio, il movimento indetto dal primo diventa condizione inevitabile di quello del secondo. Tutti a godere dello spettacolo dellartista. Tutti parte di un evento che difficilmente sarà dimenticato. Larte di Bregovic fatta di ritmi incalzanti, ma sa anche toccare le corde più delicate dellanimo della gente. Nella sua musica si scorge lorgoglio di una tradizione, quella gitana, che vuole superare indenne le ansie di un presente con tanti, troppi punti interrogativi. Che vuole lasciarsi alle spalle un passato prossimo di violenza e insensatezza. però questo che di tanto in tanto lorgoglio sfrenato lascia spazio al lamento. Ma un lamento dignitoso, mai commiserevole. La sua musica matrimonio e funerale. Come il nome della sua band, Wedding and funeral party. Ma attenzione, anche il funerale può essere un party. Pure un lamento, grazie al potere della musica, può diventare un inno a guardare avanti. Non esiste volont riparatrice nel rock di Bregovic, non c traccia di abolizione dei traumi del presente e del passato. I suoi ritmi non alienano alcunch ma gridano al mondo intero il senso e la bellezza di una cultura che abita non molto lontano da noi. Sar però questo che tutti hanno il desiderio di ballarla quella musica. Sia quelli che a un certo punto si alzano dai propri posti, sia quelli che, pur restando seduti, ondeggiano i corpi al ritmo della musica. Fatto sta che a un certo punto lAnfiteatro diventato piazza. In tanti a ballare, in tanti a rendere merito a un artista che ha lasciato il segno. Lo spettacolo prende il titolo dallultimo album dellartista ALKOHOL: Rakia & Champagne. Le composizioni di Goran Bregovic mescolano le sonorit di una fanfara tzigana, le polifonie tradizionali bulgare, una chitarra elettrica e percussioni, con delle accentuazioni rock; il tutto con lo sfondo di unorchestra darchi dai ritmi indiavolati e le voci gravi di un coro maschile, dando vita ad una musica che ci sembra istintivamente di riconoscere e alla quale il nostro corpo difficilmente sa resistere. I suoi brani spesso raccontano della vita, tragica e sognatrice, che riesce davvero a sensibilizzare gli ascoltatori facendo arrivare i "suoni"dritti al cuore. Il concerto è stato suddiviso in due parti: la prima parte, RAKIJA prende il nome dalla bevanda alcolica nazionale serba, il brandy alla prugna; nel disco questa parte è stata registrata dal vivo a Guca nell'estate 2007. Guca una piccola cittadina serba, in cui ogni anno ad agosto si tiene il famosissimo Festival delle bande di ottoni, manifestazione alla quale partecipano in media 150.000 persone che, però tre giorni consecutivi, sotto il caldo torrido, mangiano carne alla griglia e crauti acerbi, bevono, ascoltano musica e bevono ancora… questo però spiegare il titolo. La seconda parte, la parte più raffinata, lo CHAMPAGNE del disco, e si addice a bevande alcoliche decisamente più leggere e a luci più soffuse… due modi diversi di godersi la vita. Nato a Sarajevo da madre serba e padre croato, Goran Bregovic crea i suoi primi gruppi rock a sedici anni; negli anni '80 una star in Jugoslavia ma quando scoppia il conflitto deve lasciare la patria e trasferirsi a Parigi. Veste sempre di bianco nei concerti, come la pace, diversa da quei kalasnhikov irrisi alla fine da Bregovic, in una delle sue canzoni più note. E giovani, tanti giovani, scatenati. Nel dettaglio ecco la band che lo accompagna da sempre: Alen Ademovic: goc, (grancassa tradizionale) e voce, Lukic Dalibor tromba, Stojan Dimov sax alto e soprano e clarinetto, Ivan Jovanovic primo trombone, Dejan Manigodic tuba. Le Voci femminili, bulgare, sono di Ludmila Radkova, Trajkova Daniela e Radkova Aleksandrova. Fabio Luongo