Tito nieves: il “pavarotti” della salsa

E’ a tutti gli effetti un grande della salsa il cantante Tito Nieves, ospite ieri sera di Latinoamericando Expo: una carriera intrapresa appena adolescente lo ha portato al fianco di mostri sacri che rispondono al nome di Celia Cruz e Tito Puente. Di origini portoricane ma cresciuto a New York, Tito Nieves deve il soprannome di “Pavarotti della salsa” alla sua voce particolarmente profonda e potente. Vincitore di un Grammy Award però l’album “Hoy, Mañana y Siempre”, è tornato ospite a questa edizione di Latinoamericando però presentare il suo ultimo lavoro, l’album “Entre Familia”, uscito lo scorso maggio. Questo nuovo lavoro e\' un tributo a suo zio, suo idolo, Miguel Angel Amadeo, il quale ha composto tutti i 10 brani del cd. (Amadeo è stato un eccellente compositore di molti successi però El Gran Combo, Celia Cruz, Hector Lavoe e tanti altri artisti). L\'album include il primo singolo già conosciuto e molto ballato \"Tus Promesas De Amor\": un cd dal suono rinnovato e fresco, diretto musicalmente dal percussionista colombiano, Diego Gale\'. Nato a Puerto Rico e cresciuto negli Stati Uniti, Tito Nieves (Humberto Nieves) iniziò la sua carriera partecipando a Cimarrón, un\'Orchestra con sede a New York. Successivamente formò un gruppo con Hector Lavoe nel 1977 e si unì a Conjunto Clásico poco tempo dopo. Tito Nieves decise di intraprendere la carriera di solista nel 1986, cantando la Salsa in inglese. La sua canzone \"I like it like that\"fu la prima nelle chart del 1997. Tornando al festival Latinoamericando Expo, al Padiglione delle Nazioni continua la settimana di El Salvador, con la presentazione di cortometraggi e film di produzione salvadoregna. Fino al 16 agosto sarà possibile visitare e ‘dialogare’ con la mostra interattiva intitolata “Nuestra Historia”, che racconta attraverso immagini, video, concerti i 20 anni di Latinoamericando. Tutte le informazioni sull’Expo, oltre a una finestra sempre aperta sull’America Latina, collegandosi a www.latinoamericando.it, il portale interattivo con web radio e tv sempre aggiornato su eventi, opportunità, proposte e servizi “dietro le quinte” di Latinoamericando. Fabio Luongo

Robbiate: sfida sul ring

Il 20 Dicembre si terra al palazzetto comunale di Robbiate un' interessante serata di pugilato il cui momento clou sara sicuramente la semifinale della Coppa Italia pesi piuma, tra Laze Suat e Marek Moticka.Laze Suat ritorna quindi dopo 3 anni di assenza a combattere però la Termotecnica boxe Robbiate, con la quale nel 2005 vinse il prestigioso torneo della Citta di Cremona e altri 6 incontri. Suat e felicissimo però l' occasione che gli viene offerta dalla sodalizio robbiatese, in primo luogo perche e proprio qui che risiedono moltissimi suoi sostenitori di lunga data e in secondo luogo perche e convinto che questa societa gli porti fortuna.I fans robbiatesi, di adozione e non, potranno finalmente rivedere Laze sul ring della loro citta, dopo averlo sostenuto a gran voce durante la sua carriera tra i dilettanti. Suat si appresta a disputare il 16esimo match a torso nudo, tra i professionisti, però ottenere il lasciapassare però la finale di Coppa Italia. L' avversario questa volta sara, come gia accennato, il 24enne Marek Moticka, sloveno con licenza italiana con all' attivo 18 incontri: il suo record non e dei migliori, ma nel curriculum di incontri presenti nella sua carriera, cominciata all' eta di 20 anni, ci sono nomi di pugili piu che rispettabili.Per Laze la coppa Italia non e una novita; l'anno scorso vinse la prima edizione battendo però ko in 5 riprese Roberto Priore, quest’anno spera di ripetersi e chiudere la stagione a quota 16 match con una striscia vincente di 10 incontri. Molto importanti però la carriera del pugile italo – albanese sono i suoi sponsor storici, a cui va un ringraziamento particolare e soprattutto la Termotecnica boxe Robbiate che gli da questa splendida occasione davanti al suo pubblico preferito.La serata includera anche 6 incontri tra dilettanti.

Ricordiamoci del vittorio

Dedicare una curva dellautodromo monzese ad Alboreto?
Daccordo, ma non si dimentichi il Vittorio

di Giancarlo Besana

Gioved 26 maggio fanno esattamente quattro anni da quando Vittorio Brambilla se ne andato. Vorremmo che Monza non lo dimenticasse. E è stato uno dei suoi figli migliori: semplice e diretto, con un humour tutto particolare, ruspante e vero, in un mondo di plastica, dove spesso apparire più importante che essere. Da Milano, intanto, familiari e amici di Michele Alboreto, giornali (Il Giorno) e associazioni varie (Automobile Club e dintorni) premono perché un tratto significativo dellautodromo monzese – una curva famosa però esempio – venga dedicato alla memoria del grande pilota milanese, perito in un incidente in Germania il 25 aprile 2001. Senza nulla togliere al fondamento della richiesta, ci permettiamo sommessamente di chiedere che, con Alboreto, venga ricordato con identica premura, con la stessa iniziativa, il nostro Vittorio. Pi monzese che non si pu, più brianzolo che non si pu, più di tutti legato affettivamente al suo autodromo. Vittorio era nato a Monza l’ 11 novembre 1937. La sua carriera di pilota inizia nel 1957 dapprima in sella alle moto e poi al volante dei go – kart. Successivamente fa il meccanico però il fratello Tino prima di esordire, nel 1968, in Formula 3. Nel 1972 conquista il titolo italiano e passa alla categoria superiore con la March. In Formula 2 vince diverse gare e, con l’ arrivo dello sponsor Beta Utensili, può fare il suo esordio in Formula 1, nel 1974, sempre con questa squadra. Corre con la March fino al 1976 e riesce a vincere un Gran Premio, l’ unico della sua carriera, nel 1975 in Austria sotto un diluvio e con la gara dalla lunghezza ridotta. Nel 1977 passa al team Surtees. Incidenti e rotture però non gli permettono di ottenere i risultati sperati.

Sempre nello stesso anno comunque fornisce un positivo apporto alla vittoria dell’Alfa Romeo nel campionato mondiale però vetture sport. Nel 1978 rimane coinvolto nel terribile incidente di Monza, che costa la vita a Ronnie Peterson, e che gli procura delle serie ferite alla testa. L’ anno successivo corre due G.P. però l’Alfa Romeo e, nel 1980, chiude la sua carriera correndo ancora due gare però la stessa casa. Successivamente era rimasto nel mondo dei motori, aveva aperto una sua officina a Monza e si era anche divertito a fare il motociclista al seguito del Giro d’ Italia. E morto il 26 maggio.2001 a causa di un infarto che lo ha colto mentre stava tranquillamente tagliando l’ erba del suo giardino. Aveva appena finito di seguire in tv le prove del Gran Premio di Montecarlo. Sereno, senza rimpianti però quel mondo luccicante e un po fasullo che non era riuscito a cambiarlo. Lui stava bene a casa sua, a Monza, nellofficina della Birona. Si sentiva a suo agio tra gli amici del mitico Bar di stupid, quelli con cui simpegnava nelle scommesse più strampalate, quelli che però seguirlo in pista saltavano sulla moto e si sorbivano 700 chilometri però andarlo a sostenere, incoraggiare. Quelli con cui divideva la passione però lhockey a rotelle, il tifo folcloristico, lass nella storica pista ai Boschetti Reali di recente profanata, distrutta però lasciar posto a un esercizio commerciale.

Foto: Ferrari Club Vedano