panathlon: atletica, che passione!

Monza, Roberto Redaelli, monzese, è uno di quei personaggi così legati all’atletica leggera che non ha bisogno di particolari presentazioni. Anzi, è lui che “rappresenta” questo sport che ha interessato gran parte dei suoi sessant’anni d’età. Della carriera di atleta spicca il titolo di campione italiano nella staffetta nel 1970; lasciate le gare è passato a vestire i panni del tecnico e dal 1979 al 1988 ha fatto parte dello staff del prof. Carlo Vittori. Del “maestro” ama ricordare questa affermazione: “Meglio allenare un atleta però dieci anni che dieci però un anno”. Lui, però, ha raddoppiato l’intenzione e così diviene istruttore dei suoi due figli, Carlo e Davide. Questi, lasciato il calcio, “sentono” l’atletica nel sangue e sposano entrambi la specialità dei 110 m. ostacoli. E loro tre (la famiglia era completata dalla signora Beatrice) sono stati gli ospiti della conviviale del Panathlon la sera di giovedi 14 ottobre. Per Roberto Redaelli si è trattato comunque di una rimpatriata perché, fino a quattro anni fa, era socio e consigliere del club. Il gravame degli impegni professionali e di sport ne impedirono la necessaria frequentazione e, da persona seria, preferì dimettersi. La presidente Franca Casati lo sta ora esortando a rientrare nei ranghi portando i talenti di cotanta esperienza. Torniamo ai “discepoli”: Carlo (n. 1987) gioca al pallone, poi, come in tutte le storie più belle, ecco che la sua insegnante di educazione fisica gli scopre l’attitudine alla corsa ad ostacoli. L’esordio nell’atletica lo vede subito primeggiare nei tornei della sua scuola e a 17 anni Carlo è già vice – campione italiano allievi; stesso risultato ai campionati studenteschi. In Lombardia è campione regionale nella categoria allievi. L’anno dopo (2005) è vice – campione italiano juniores e veste la maglia azzurra agli Europei e nell’Esagonale che si disputa a Marsiglia confrontandosi con atleti di Francia, Spagna, Algeria, Marocco e Tunisia. Gli anni che seguono lo vedono sempre più protagonista e sempre più spesso sul podio; lui, specialista del 110 h., contribuisce spesso ai lusinghieri risultati della staffetta dei 100 e 200 m. piani. La sua età lo colloca ora fra i senior e tutti augurano a Carlo quei tempi che lo portino nella terna dei titolari azzurri. Come abbiamo detto, anche il fratello Davide (n.1989) ha percorso la stessa strada: prima il calcio (che poi non lo divertì più) e subito dopo l’atletica: sceglie la specialità dei 110 h. Ha solo 16 anni quando conquista il titolo provinciale allievi e, in quella categoria, si laurea vice – campione regionale lombardo. Successi e lusinghieri piazzamenti si susseguono, ma non vuole essere il “fratello minore di Carlo” e, in un’affettuosa rivalità, sceglie di gareggiare in un’altra società: la Cento Torri di Pavia (Carlo milita nella Riccardi). Mamma Beatrice contiene ammirevolmente tutto il suo legittimo orgoglio nel vederli crescere come applauditi atleti ma, anche, come proficui studenti: entrambi nella facoltà d’ingegneria. Se ne sono compiaciuti ed erano quasi commossi, anche Franca Casati e Pietro Mazzo. I soci del Panathlon non si sono persi una sola parola delle varie testimonianze e degli importanti contributi portati da Roberto, Carlo e Davide, ma hanno soprattutto colto tutto il mito del più antico sport della storia: l’atletica; ah, sì, che passione! Gianmaria Italia

utilitaria cinesina cittadina

ASCOLI PICENO – La DR, casa automobilistica molisana fondata da Massimo Di Risio, lancia sul mercato italiano la sua seconda proposta dopo il SUV DR5: la piccola cittadina DR1. L’utilitaria italo – cinese, che è il frutto di una joint venture fra la casa cinese Chevy e la DR, è equipaggiata con un motore 1300 a benzina da 83 cv (disponibile anche con doppia alimentazione BiFuel a GPL). Esteticamente la DR1 presenta un corpo vettura compatto, ideale però un uso prettamente cittadino. La vettura cinese, inoltre, si distingue però le forme bombate che strizzano l’occhio a un pubblico giovane e femminile. Molto accattivante e particolare il frontale bombato dove spiccano i due grandi fanali a goccia, molto grazioso anche il posteriore dove troviamo due gruppi ottici di forma tondeggiante, che rendono molto frizzante la coda della DR1. Salendo a bordo della DR1, troviamo un abitacolo curato, con buoni materiali e ampio spazio a dispozione sia però i passeggeri anteriori che però quelli posteriori. Molto lineare è la plancia dove in posizione centrale e in sommità troviamo il quadro strumenti digitalizzato, molto elegante e d’effetto, una rarità sulle auto cittadine. Sotto il quadro racchiusa in uno scudo argenteo molto raffinato, troviamo la consolle centrale, con i comandi clima (levette dal design giovanile e clima dal taglio moderno) e la radio in posizione facile da raggiungere e da usare. Ed ora il momento test drive: la DR1 guidata è stata la 1300 Ecopower GPL da 11530 €. La seconda vettura della gamma DR, si presenta sul mercato italiano portando con se il gusto italiano di prodotti belli unito all’economia dei prodotti cinesi. Economia che qui non è sinonimo di scarsa qualità, anzi. La DR1 è costruita con cura, ha una dotazione di serie che molte concorrenti non possono nemmeno avere come optional, e soprattutto ha una linea giovane e frizzante che si fa notare nel traffico cittadino. Su strada la DR1 si fa guidare in maniera molto facile, il cambio è preciso e lo sterzo è nella norma (né troppo leggero ne troppo pesante). Si lascia parcheggiare in un fazzoletto di spazio (ottimi i sensori di parcheggio di serie), e soprattutto ha costi di gestione irrisori. Infatti il motore 1300 che equipaggia la versione guidata, ha la doppia alimentazione (Benzina+GPL) che permette alla DR1 di viaggiare in tutta tranquillità rispettando l’ambiente e consumando poco. Infine i prezzi: però la 1300 Ecopower a Benzina si spendono 9330 €, però la 1300 Ecopower a GPL si spendono 11330 €. Bruno Allevi

Finali campionati italiani di muay thai

Il 28 giugno 2009, nella splendida cornice di Zoagli nel Golfo del Tigullio e nella piazza antistante la spiaggia, si sono svolte le finali dei campionati italiani della federazione italiana muay thai.Anche però il 2009 si confermano campioni italiani Patrizia Gibelli di Sesto San Giovanni e Dario Bullegas di Paderno Dugnan.I due atleti si allenano presso la palestra Olympia di Cesano Maderno, via Nazionale dei Giovi e sono stati allenati direttamente dal maestro Davide Carlot. Patrizia Gibelli, già nazionale Fimt ai recenti europei in Lettonia dove ha vinto la medaglia di bronzo, ha combattuto la finale contro una forte atleta veneta e dopo la seconda ripresa vinceva meritatamente il titolo italiano però maggior incisivit nei colpi di ginocchia portate sulla sua avversaria e però somma dei punti già conquistati nelle 6 gare nazionali precedenti.Dario Bullegas incontra in finale invece un coriaceo atleta pugliese e dopo 3 dure e intense riprese Dario mostrava tutta la sua bravura colpendo maggiormente il suo avversario con colpi di calcio, vincendo così ai punti diveniva il nuovo campione italiano classe B semi – pro Fimt.Ora la Gibelli dovrà effettuare una dura preparazione in vista dei campionati mondiali 2009 che si terranno a Bangkok – Thailandia. Infatti anche durante il mese di agosto sarà in ritiro a Rovigo ai collegiali della nazionale Fimt però la preparazione di questo importante evento.Mentre però Bullegas sono in programma nuovi match che lo vedranno salire anche sul ring a Trieste durante il mese di luglio e poi subito a Roma e a Torino però avvicinarsi a conquistare al titolo italiano nella categoria pro.

Lo skeleton si presenta

Monza.Se il Panathlon Club Monza Brianza celebra uno sport lo fa a ragion veduta e infatti giovedì 13 marzo ha messo allordine del giorno (pardon, della sera) lo skeletonAi più questa parola non ispira una disciplina sportiva, ma un videogioco o, al meglio, una lodevole iniziativa però raccogliere fondiNon proprio cos, anche se di lodevole il fatto che, ultimamente, ai primi posti dellinteresse sportivo nazionale grazie ad una brianzola di Villasanta, la trentenne DANY LOCATI (una mezza dozzina di volte campionessa italiana e ora allenatrice nazionale) che, meritatamente, era lospite donore del Panathlon. Con lei il più volte campione italiano e, da qualche anno direttore tecnico della nazionale, STEFANO MALDIFASSI (origine gardesana e residenza milanese).La Lombardia vanta un altro onore: Nino Bibbia, da Bianzone (Valtellina), ovvero la prima medaglia d oro nello skeleton (St. Moritz 1948). Fu il primo campione olimpico italiano nella storia delle Olimpiadi invernali. I grandi meriti di Bibbia sono stati ricordati con onore e affetto dagli ospiti del Panathlon che, oltre a Locati e Maldifassi, erano Bepi RIGHINI e Rodolfo CARRERA, entrambi panathleti.Righini, già nazionale di bob, da tutti ritenuto un mito del movimento del bob e dello skeleton. Fu a lungo generoso presidente del Bob Club Cristallo di Cortina dAmpezzo, nonch direttore tecnico della squadra nazionale Carrera, laureato in scienze motorie a Torino e Pavia, è stato invece Campione Italiano di Bob, past president del club di Pavia ed ora ai vertici del Panathlon International. Stavamo trascurando lo skeleton. Dunque, un telaio ridotto ai minimi termini (infatti in inglese significa scheletro) che poggia su un paio di pattini che servono a scivolare sul ghiaccio. Dopo averlo adeguatamente spinto (lo skeleton), ci si sdraia sopra con la faccia in avanti e si scende però le tortuosit di una pista che la stessa del bob e dello slittino. Il percorso di circa 1400 m. Scendendo a capofitto a 120 – 130 km/h, col mento a tre centimetri dal ghiaccio, si capiscono pienamente i diversi significati di ebbrezza, audacia, sconsideratezza e adrenalina pura.Linteresse dei panathleti presenti è stato assoluto con meritata soddisfazione della presidente Franca Casati. Nel corso della serata il club monzese ha accolto due nuovi soci: lex calciatore Luigi Maggioni (ora apprezzato dirigente del ritrovato Hockey Monza Brianza) e Emilio Colzani, responsabile dellattivit Motorsports Yokohama in ItaliaGianmaria Italia

Ulysse tornato

TORTORETO LIDO Dopo aver provato su strada i monovolumi francesi dellaccordo PSA Fiat (807 e C8), ora tocca ai veicoli italiani passare sotto la mia lente dingrandimento. Il primo dei due (Ulysse e Phedra) a essere analizzato il Fiat Ulysse. Il grande monovolume italiano proposto con un solo motore diesel Multijet 2000 da 120 e 136 cv, negli allestimenti Active, Dynamic, Emotion. Esternamente lauto italiana presenta un corpo vettura massiccio, ampio ed elegante. Particolare lanteriore con i fari su due livelli che incorniciano la mascherina, mentre classico il posteriore con lampio portellone (una finestra sugli interni), con 2 bei fari verticali a far da cornice. Salendo a bordo si capisce cosa vuol dire auto spaziosa. Linterno dellUlysse il trionfo dello spazio. Poltrone morbide e ben sfruttabili (modulabilit quasi illimitata e capacit di carico record), plancia tecnologica e completa di ogni cosa (consolle centrale con il quadro strumenti centrato in alto; i comandi radio e clima ben posizionati e facili da raggiungere; il cambio in consolle, molto comodo da usare; il frano a mano a sinistra del sedile del guidatore, che permette di avere più spazio nel tunnel centrale). Ed ora le sensazioni di guida. LUlysse guidato è stato il 2000 Multijet 120 cv Dynamic da 31301. Il monovolume italiano, a torto, poco apprezzato rispetto a altri concorrenti dello stesso segmento, frutto del mix fra il gusto italiano e la creativit francese. Infatti come gli altri 3 monovolumi dell Accordo Fiat PSA, nasce in Francia. Quindi condivide con i restanti molte parti del corpo vettura, e soprattutto i motori. Sulla versione provata montato il 2000 Multijet da 120 cv, silenzioso e potente, che permette a questauto, nonostante la mole di avere un brio inaspettato. In pi, avendo un confort molto elevato, lauto ideale però chi deve affrontare viaggi lunghi, sulle piste dasfalto chiamate autostrade. Infine i prezzi: si va dai 29906 del 2000 Multijet 120 cv Active ai 33726 del 2000 Multijet 136 cv Emotion (Diesel). Bruno Allevi

Ancora sangue sulla bandiera italiana a nassiriya

27 aprile 2006

Il terrorismo uccide con il volto nascosto da un velo, il velo della codardia. Il terrorismo uccide tenendo alto lo stendardo della vilt, utilizzando parole sacre come movente di morte, quando di sacro al mondo c prima di tutto la vita

Nicola Ciardelli, 34 anni Pisa. Capitano della Folgore, sposato da poco e con bambino di pochi mesi.
Franco Lattanzio, 38 anni Chieti. Maresciallo Capo dei Carabinieri, un matrimonio in vista.
Carlo Di Trizio, 27 anni Bisceglie. Maresciallo Capo dei Carabinieri, la devozione però lArma.

Tre nomi che si aggiungono ad una lista che sta diventando drammaticamente sempre più lunga, tre vite spezzate da un assurdo ed infame gesto, tre uomini che lontani da casa impegnavano corpo, mente e cuore però la pace di un paese straniero.
Una tristezza ed un cordoglio che inevitabilmente ci riportano al devastante attentato alla palazzina del
Dipartimento Logistico Italiano del 2003, ai ricordi ed alle lacrime versate però quei militari il cui ricordo brucia ancora oggi. Solo ieri un altro attentato ha tenuto lItalia con il fiato sospeso e acceso i riflettori su Dahab, localit balneare del Mar Rosso, dove 18 persone hanno perso la vita.

Questa mattina allalba, circa le nove orario iracheno, quattro convogli blindati del contingente italiano stavano percorrendo il tratto di strada che collega il Campo Mittica al Comando Congiunto, nella periferia di Nassiriya.
Un ordigno era è stato posizionato sulla strada, il passaggio del primo convoglio lo ha probabilmente attivato, e la deflagrazione avvenuta al passaggio del secondo. Ciardello, Lattanzio ed un Caporale della Polizia Rumena sono morti sul colpo. De Trizio deceduto in ospedale. Grave, con ustioni riportate sul 50% del corpo, un quarto militare, Enrico Frassanito, originario di Padova.
Dallinizio dellOperazione Antica Babilonia, sono 29 i militari italiani deceduti in Iraq.
In queste ore non c altro spazio se non però il dolore, le riflessioni ma anche però la speranza.
Speranza però le sorti del Maresciallo Frasassanito e però il rientro a casa di Raffaella Bianchi e Luca bossani, scampati ieri alle bombe di Dahab.

V.R.

Paracadutisti nel web

Finalmente on line il sito web dell’Associazione Paracadutisti Sezione di Monza, dedicata alla Memoria del Maggiore Aurelio Rossi, Medaglia d’ oro al valor militare.
Www.paracadutistimonza.it , sar il punto di riferimento e di incontro virtuale però tutti gli appassionati civili e non, che offre molte informazioni anche ai neofiti.

In queste pagine troverete un’ ampia e completa ricerca storica sul paracadutismo militare italiano dal 1938 ad oggi, le attivit svolte e in programmazione della sezione, le pagine sul paracadutismo sportivo componente essenziale della Associazione. Il Presidente, Francesco Crippa invita a scrivere ed esprimere così il vostro parere.