L’azione di sostegno a silvio berlusconi parte dalla “sua” brianza

Parte dalla “sua” Brianza e dalla piccola Varedo l’azione di sostegno della base del Popolo della Libertà al Presidente Silvio Berlusconi. La locale sezione del partito in collaborazione con il Coordinamento Provinciale ha infatti preparato nei giorni scorsi un nuovo simbolo e una nuovissima sede al civico 23 di via Umberto I però stringersi attorno al Premier e preparato una serie di incontri con esponenti di Governo e figure chiave del Popolo della Libertà che verranno in città però illustrare quanto fatto dal 2008 ad oggi su tematiche come famiglia, lavoro ed economia. Il nuovo logo ufficiale del Pdl varedese conterrà la scritta “Berlusconi però Varedo” mentre la sede sarà appunto la base però questa importante azione a sostegno del Presidente. Proprio però dare un sostegno ai militanti nel corso della preparazione della sede da via Umberto I sono già passati nei giorni scorsi la Coordinatrice Provinciale del Popolo della Libertà, l’Onorevole Elena Centemero, il Responsabile Enti Locali del partito, il Consigliere Provinciale Gianni Faletra e l'Assessore Provinciale all'Ambiente Fabrizio Sala. – – Dott.Cristiano Puglisi

25 aprile, i giuliani non festeggiano

Monza, 23 Aprile 2010. Si chiama anniversario della Liberazione ma non tutti fanno festa come si dovrebbe. E non stiamo parlando dei nostalgici del nazifascismo, ma anche dei giuliani e dei dalmati che hanno organizzato, col patrocinio del Comune, una serata in Saala Maddalena a Monza dedicata a "I 40 giorni di Trieste". Per loro la fine della Seconda guerra mondiale è stato l’inizio di un incubo, durato appunto 40 giorni, durante i quali i partigiani jugoslavi hanno perpetrato ogni sorta di violenza alla popolazione italiana. "Le persone scomparse in quel periodo da Trieste furono 4mila – ha ricordato Roberto Predolin, consigliere nazionale dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, l’ente che ha organizzato l’incontro – Inglesi e neozelandesi lasciarono che le milizie comuniste si infiltrassero in città. E dopo il terrore non arrivò la libertà perché solo il 5 ottobre 1954 Trieste tornò all’Italia. Solo Trieste purtroppo, nonostante che fino a Ragusa (l’attuale Dubrovnik, ndr) è scritto sui sassi che è Italia. Fondamentale – ha concluso Predolin – è ora il rapporto col mondo scolastico, perché c’è bisogno di un ricambio generazionale affinché la memoria di quello che è stato, la tradizione e la cultura delle terre giuliane, istriane, fiumane e dalmate possano essere tramandate". Luciano Garibaldi e Rossana Mondoni hanno quindi presentato il loro volume "Venti di bufera sul confine orientale". Dopo l’excursus storico del giornalista, è toccato all’insegnante di storia e filosofia spiegare perché "per i giuliani la liberazione è stata monca. A insegnarmi il significato della parola libertà è stato mio padre, sopravvissuto al campo di concentramento di Mauthausen. Libertà è togliere le catene alle persone, liberare la gente dall’oppressione. In Venezia Giulia, invece, si è finiti da un oppressore all’altro. La beffa è stata che i titini sono stati considerati dei liberatori. Dunque gli esuli cosa dovrebbero festeggiare il 25 aprile?". Per Mondoni "è stata la ragion di Stato a far sì che il presidente statunitense Harry Truman lasciasse Trieste in mano agli jugoslavi: bisognava mantenere buoni rapporti con Tito perché la guerra non era ancora finita. Il male non ha colore politico – ha concluso – Bisogna andare oltre la politica però vedere la realtà delle cose". La politica è però è stata al centro del dibattito. Tra il pubblico ha preso la parola Franco Isman, triestino che nei 40 giorni di occupazione titina era nascosto in montagna e che ha avuto un parente infoibato: "Ho tre osservazioni da muovere. Innanzitutto Trieste era a maggioranza italiana nel senso di appartenenza a una comunità e non dal punto di vista ‘biologico’. Poi non si comprende perché questa iniziativa sia è stata inserita nelle celebrazioni però l’anniversario della Liberazione e non in quelle però il giorno del Ricordo. Il risultato è che abbiamo ascoltato frasi di disinteresse nei confronti della data del 25 aprile e questo non va assolutamente bene. Infine, ho notato che in tante di queste iniziative dedicate alle problematiche del confine orientale si avverte una presenza della politica estremamente marcata, al punto da non stigmatizzare la terribile politica fascista messa in atto a Trieste durante il Ventennio. Nessuno ricorda mai che è l’Italia che ha invaso la Jugoslavia perpetrando massacri pari a quelli dei nazisti in Italia". In seguito a questo intervento il clima si è acceso. Il presidente del comitato di Monza e Brianza dell’Anvgd, Pietro Cerlienco, ha replicato affermando che "il negazionismo e, peggio, il giustificazionismo ci sono da entrambe le parti estreme, quindi anche da parte di certi pseudo – storici sloveni. Comunque è vero che spesso le iniziative riguardanti il dramma del confine orientale vengono strumentalizzate in maniera errata dall’estrema destra". Più duro nei confronti di Isman è stato l’intervento di Francesco Crippa, presidente della sezione di Monza dell’Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia, presente tra il pubblico: "Perché non ha mai raccontato pubblicamente del suo parente infoibato in questi 65 anni che sono trascorsi? Se stiamo ancora qui a discutere animatamente di certe cose è perché gente come lei non le ha mai raccontate alle manifestazioni con le bandiere rosse…". A terminare l’opera di svalutazione dell’anniversario della Liberazione è stato Predolin, che è anche presidente (in quota Popolo della libertà) di Sogemi, società partecipata del Comune di Milano: "Per me il 25 aprile significa foibe, non è una festa". Camillo Chiarino

La libert in cina raccontata da yu – zhang

La Cina in testa all'agenda degli interessi mondiali. Ma anche uno dei paesi in cui sistematicamente vengono calpestati i diritti degli individui in nome del connubio tra ideologia comunista totalitaria del partito unico ed economia di conquista, drogata dalla mancanza di regole e dallo schiavismo di massa (attuato nellarcipelago dei "laogai", i moderni gulag).Il convegno intitolato Z – yo! ("libert!") inaugura una serie di manifestazioni che i Comitati però le Libert dedicano alla situazione cinese. Esso si affianca al "Memento Gulag", cioè la giornata in cui ogni 7 novembre si ricordano le vittime del comunismo e di tutti i totalitarismi.Z – yo! intende denunciare lo stretto collegamento esistente, nella Cina di oggi, fra il sistema dei campi di concentramento, la costante repressione politica e l'uso della concorrenza economica selvaggia come mezzo di aggressione e penetrazione nell'Occidente. Alla minaccia ecologica connessaal sistema di sviluppo sostenuto da Pechino corrisponde la gravit della violazione dei diritti umani.Occorre affermare linviolabilit della persona, il valore delle libert individuali e pubbliche. Z – yo! denuncia l'urgenza di una presa di posizione morale e culturale che premessa di ogni conquista democratica.Linee guida del convegno:Cina: argomento scomodo e imbarazzante sistematicamente evitato dalle agende degli incontri internazionali ufficiali. Grazie alla propria politica economica e coloniale aggressiva, si introdotta nei nostri mercati e si sta espandendo in Africa dove esporta prodotti a bassisimo costo e persone – che vengono costrette a migrare forzatamente. Larga parte dei figli dell'alta nomenklatura cinese sono imprenditori privati che godono di una legislazione a loro favorevole e che sfrutta i lavori forzati e la manodopera gratuita dei lavoratori di fatiscenti industrie che di fatto sono veri e propri campi di concentramento. Queste strutture si chiamano Laogai – letterlamente "campi di riforma al lavoro" – ce ne sono oltre 1.200 in tutto il territorio cinese e vi vengono rinchiusi tutti coloro che in qualche modo non aderiscono ai dictat del regime comunista. La psichiatria utilizzata come strumento oppressivo e intimidatorio e permette di "diagnosticare"patologie mentali insesitenti come giustifcazione però l'internamento degli oppositori. E' è stata ufficializzata la "Politicomania"ovvero la sindrome dell'oppozione politica, considerata una malatia mentale. Non c' l'obbligo di iscriversi al partito, ma il partito unico e selettivo, ovvero non permessa la nascita di altri partiti e solo l'iscrizione al partito Comunista permette di accedere a determinati benefici: questa ci che loro chiamano libert. Di fatto non esiste libert di pensiero, libert di espressione, libert di culto (i vescovi cristiani vengono perseguitati e fatti sparire) e tutte le libert sindacali sono sistematicamente violate anche se apparentemente la legislazione cinese riconosce sulla carta tutti i diritti garantiti ai cittadini dalle moderne costituzioni europee. Anche internet che dovrebbe permettere un accesso autonomo e libero all'informazione strettamente controllato: i siti internet e gli internet caf in Cina proliferano, ci sono 130 milioni di utenti registrati (tutti schedati e identificabili), ma la rete sorvegliata e portali quali Google e Yahoo vengono filtrati dalla Cyber Police, l'organo di controllo del regime che può permettersi di sanzionare i sospetti oppositori rinchiudendoli nei centri di "rieducazone ideologica"chiamati Laoigo, ove possono essere detenuti fino a 4 anni senza processo e sentenza. Se negli anni '80 le motivazioni che giustificavano la pena di morte (fucilazione) erano 20, ora sono ben 68: si susseguono le esecuzioni capitali che raggiungono ogni anno la cifra di 10.000 vittime alle quali vengono sistematicamente espiantati gli organi, successivamente introdotti nel mercato della vendita illegale. Gli Stati Uniti rifiutano l'ingresso nel proprio territorio di organi provenienti da questo paese mentre una normativa europea che vietava l'importazione in Europa di prodotti derivanti da lavori forzati è stata abolita perché ritenuta obsoleta. Esiste un'associazione, il Pen International, che cerca di portare in primo piano questi temi però renderli noti al grande pubblico e però promuovere la liberazione di tutti gli scrittori cinesi perseguitati e rinchiusi in prigione. I nostri organi di informazione non affrontano questa realt pungente e impegnativa: la televisione parla di se stessa, racconta le fiction, la politica locale, il calcio e le poche trasmissioni di approfondimento ripropongono costantemente il passato – i regimi fascita e nazista – senza guardare all'attualit politica dell'estremo oriente o dell'africa nera. Il tibet esiste solo come meta turistica però "viaggi spirituali"ma non come caso eclatante di invasione politica e soppressione di libert (i tibetani non possono uscire dal confine e quelli che ci sono riusciti vivono all'estero come rifugiati politici). Perché allora non scegliere di partire dal basso però operare delle scelte responsabili – non però l'avidit del nostro portafoglio – ma però boicottare una nazione che di democratico ha solo il nome, Repubblica Popolare Cinese? Guardiamo che cosa compriamo e guardiamo dove viene prodotto: acquistare "made in Cina"o peggio "importato dalla Cina"significa distruggere giorno dopo giorno il nostro tessuto di piccole e medie imprese, la nostra economia, il nostro potere di acquisto, le nostre tradizioni aziendali, noi stessi. Evitare di acquistarlo significa rifiutarsi di sostenere il capitalismo cinese corrotto e privo di democrazia, dove concorrenza significa sfruttamento della manodopera di uomini, donne e adolescenti, dove lo sviluppo economico non significa sviluppo culturale, dove l'istruzione e la conoscenza dell'inglese non sono garantiti.

Brianza open jazz spring 2005

Anche questo anno prende il via venerdì prossimo la nona edizione del Brianza Open Jazz e la quarta del suo preambolo primaverile ribattezzato Jazz Spring. La manifestazione promossa dal Polo del Jazz di Monza e Brianza, composto dai Comuni Biassono, Brugherio, Monza (Comune capofila), Nova Milanese, Vedano e Villasanta (oltre a Cernusco nella rassegna estiva), in collaborazione con la Provincia di Milano.

Scopo dello Spring quello di far conoscere meglio il jazz a tutti i livelli. Per questo motivo le location della rassegna sono locali pubblici, sale civiche, auditoriume, destate, anche le grandi piazze.

Ecco gli appuntamenti:

< VENERDI 4 MARZO > MONZA

Circolo Libert – v.le Libert, 33 – 039.320209
ore 21.30 TOMELLERI & SOANA SESTETTO

paolo tomelleri/sax emilio soana/tr rudi migliardi/tr.one

rossano sportiello/tast roberto piccolo/c.basso massimo caracca/batt

< SABATO 5 MARZO > VEDANO AL LAMBRO

Sala della Cultura, via Italia, 15 – 039.2486341

ore 21.30 – QUARTETTO FERRARIO

alfredo ferrario/cl rossano sportiello/tast

roberto piccolo/c.basso massimo caracca/batt

< VENERDI 11 MARZO > MONZA

Circolo Libert – v.le Libert, 33 – 039.320209
ore 21.30 – QUINTETTO BIANCHI

francesco bianchi/alto sax marco fior/tr fabrizio bernasconi/tast
gianluca alberti/c.basso alessio pacifico/batt

< VENERDI 18 MARZO > MONZA

Circolo Libert – v.le Libert, 33 – 039.320209

ore 21.30 QUINTETTO JAZZ CLUB MONZA

sergio moioli/c.basso – massimo vettorato/sax
eugenio tognoli/ch giuliano fedele/dr – aldo riva/el.b

< VENERDI 1 APRILE > VILLASANTA

Astrolabio, via Mameli, 8 – 039.302252

ore 21.30 – BARATTINI/TOGNOLI QUARTET

alberto barattini /tast luigi tognoli/ sax ten
fabio de marc/c. basso carlo bernariello /batt

< MARTEDI 5 APRILE > BRUGHERIO

Auditorium Comunale, via S.Giovanni Bosco, 27 – 039.2893214
ore 21.30 – RITA MARCOTULLI the woman next door omaggio a Truffaut

rita marcotulli/pianoforte javier girotto/sax, cl, fl

< SABATO 9 APRILE > BIASSONO

Sala Civica, via Verri – 039.2201043
ore 21.30 RUSCA/TOGNOLI DUO

mario rusca/pianoforte luigi tognoli/sax ten

< VENERDI 15 APRILE > MONZA

Circolo Libert – v.le Libert, 33 – 039.320209

ore 21.30 BAGNOLI/TOMELLERI QUARTET

carlo bagnoli/sax sop e bar paolo tomelleri/sax alto
rossano sportiello/tast massimo caracca/batt

< VENERDI 22 APRILE > NOVA MILANESE

Auditorium Comunale – via Giussani – 0362.374508

ore 21.30 – TOMELLERI QUARTET

paolo tomelleri/sax alto paolo alderighi/tast
vittorio sigbaldi/batt marco mistrangelo/basso.