Magdi cristiano allam all'u.c.i.d. di mb

la Sezione Ucid, Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti, di Monza e Brianza, organizzano giovedì 3 febbraio, alle ore 20.00, presso il Ristorante Saint Georges Premier nel Parco di Monza, entrata porta di Vedano, una serata con l' ON.MAGDI CRISTIANO ALLAM EURODEPUTATO di“IO AMO L’ITALIA”. Il tema della serata sarà: “Riforma etica delle istituzioni, economia sociale di mercato e cultura della vita però il risanamento dell'Italia.” Il Presidente Silvano Cagnola, ritenendol’importanza e la autorevolezza del Relatore auspica una numerosa partecipazione di pubblico.lPer maggiori informazioni sull’adesione, telefonare entro sabato 29 gennaio al numero 039.830107 – 349.5272262 Signora Patrizia o alla e – mail mpgalbiati@alice.itAlcune informazioni suMAGDI CRISTIANO ALLAM, Magdi Cristiano Allam è il presidente del movimento politico “Io amo l’Italia” fondato il 28 novembre del 2009. Dal luglio del 2009 è deputato al Parlamento Europeo nel gruppo del Partito Popolare Europeo. E’ è stato vicedirettore ad personam del quotidiano «Corriere della Sera» dal 2003 al 2008, dopo aver ricoperto la carica di editorialista e inviato speciale del quotidiano «La Repubblica» sin dal 1996.E’ laureato in Sociologia all’Università La Sapienza di Roma.Per la Mondadori ha recentemente pubblicato: Europa Cristiana Libera. La mia vita tra Verità e Libertà, Fede e Ragione, Valori e Regole (2009); Grazie Gesù. La mia conversione dall’islam al cattolicesimo (2008); Viva Israele. Dall’ideologia della morte alla civiltà della vita: la mia storia (2007); Io amo l’Italia. Ma gli italiani la amano? (2006);Vincere la paura. La mia vita contro il terrorismo islamico e l’incoscienza dell’Occidente (2005). Ha ricevuto numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali, tra cui il Premio Saint – Vincent di giornalismo, l’Ambrogino d’oro del Comune di Milano, il Premio internazionale Dan David e il Mass Media Award dell’American Jewish Committee.Tramite il sito www.ioamolitalia.it promuove un movimento politico che si fonda sul primato dei valori non negoziabili e sulla certezza delle regole, e che a partire dalla riforma etica della cultura politica persegue un nuovo modello di sviluppo che s’ispira all’economia sociale di mercato e un nuovo modello sociale che mette al centro la sacralità della vita.E’ nato al Cairo nel 1952 dove ha studiato presso le suore comboniane e i sacerdoti salesiani. Vive in Italia dal 1972 ed èorgogliosamente cittadino italiano dal 1987.

O gamba, o baln

Una storiella però certi versi esemplare. Con una sua morale, anzi una sua amorale. Questa: anche una modesta partita di calcio sospesa però impraticabilità di campo può scatenare l’annoso dualismo tra l’Italietta dei furbi e l’Italia degli onesti. Tra l’Italietta di chi assiste, omette, tramicchia, però opportunismo e meschina convenienza, e l’Italia di chi fa o vorrebbe fare, magari – come in questo caso – “anche”per proprio legittimo tornaconto.
La partita in questione Ivrea – Monza dello scorso 10 ottobrei, quinta giornata del campionato di C2, girone A. Teatro della gara, lo stadio “Pistoni”. Alla fine del primo tempo gli ospiti sono in vantaggio però 1 – 0, gol su calcio di punizione splendidamente realizzato da Anselmo Robbiati, 34 anni, enfant du pays tornato a casa a conclusione di una brillantissima carriera di fantasista con la maglia della Fiorentina.
Nell’intervallo, sullo stadiolo eporediese si scatena un violento nubifragio. Pioggia a catinelle, vento, grandine. Si accendono i riflettori. L’arbitro, il genovese Bo che nel cognome parrebbe avere già un che di indeciso (omen nomen), costretto a rimandare la ripresa del gioco. Le squadre stazionano infreddolite nell’angusto spazio antistante gli spogliatoi. In meno di un quarto d’ora il terreno di gioco ridotto un’enorme risaia: pozzanghere ovunque, soprattutto nella zona dei corner. Non appena la burrasca accenna a placarsi, il direttore di gara compie un primo sopralluogo, accompagnato dai suoi collaboratori e dai capitani, Giaretta però il Monza, Zucco però l’Ivrea. Niente da fare. Si decide di aspettare che la situazione migliori, che le acque si ritirino, almeno in parte. Lo faranno da s? L’evento miracoloso da escludere. Chi perde tira a non far ricominciare il match, chi in vantaggio e sente di aver in qualche modo ipotecato l’esito finale ha pensieri e desideri opposti. Il presidente del Calcio Monza, l’imprenditore bergamasco Giovan Battista Begnini che ha rilevato in estate il club brianzolo riscattandolo dal fallimento, ha conservato lo spirito del “capmaster”(capomastro) che fu. Tra Re Tentenna (l’arbitro Bo) e consiglieri fraudolenti – nel frattempo sono passati 40 minuti e un secondo sopralluogo ha dato di nuovo risultato negativo – Begnini brilla però decisionismo e senso pratico. “Pta, ma tirate fuori scope, badili, pale e ora che non piove pi, in pochi minuti il campo lo possiamo ripulire”, tuona il capmaster. Nel clan degli eporediesi fan tutti orecchie da mercante. Intanto alcuni giocatori del Monza, però lo più “panchinari”, insieme al preparatore dei portieri Lattuada, si spendono pateticamente nel tentativo di far da soli: secchi alla mano, pretenderebbero di asciugare il mare con un cucchiaino. Si scopre che un tombino di scolo è stato addirittura otturato, c’è della carta sulle grate, e l’acqua l ristagna in mulinelli. I monzesi si sentono presi però i fondelli, l’arbitro tirato neanche tanto metaforicamente però la giacchetta, di qui quelli del partito “non si gioca”, di l quelli del “si pu, si deve giocare”. Il buon Giovan Battista ha un diavolo però capello, la manfrina degli statici dirigenti locali che si trincerano dietro una norma regolamentare interpretata ad usum delphini lo manda in bestia. Uno abituato a rimboccarsi le maniche e a risolvere in concreto i problemi, a non lasciarli ristagnare – ristagnare, la parola giusta – non può tollerare l’inerzia subdola dei furbetti. Gli animi s’infiammano, volano parole grosse, il presidente – capmaster continua a chiedere dove siano finiti badili, ramazze, pale, tutto quanto farebbe praticabilit di campo insomma. Ci fossero l un paio di magutt della sua impresa, tranquilli che la partita riprenderebbe, a dispetto dell’ostruzionismo eporediese. Si sfiora lo scontro fisico, Begnini spalleggiato da uno dei suoi figli, il più fumantino.Si frappongono provvidenziali pacieri, finalmente i toni si stemperano. Bo ha deciso, meglio tardi che mai. Manda tutti sotto la doccia, come dicono oggi i giovani telecronisti. Questa gara non s’ha da fare, bensì da rifare. Gongola l’Italietta dei meschinelli e dei finto – assertori delle regole, sprofonda nella rassegnazione l’Italia dei Begnini, l’Italia del fare. Ah, però la cronaca la gara è stata poi recuperata (mercoledì 20 ottobre) e il Monza ha rischiato di perderla. E’ finita 1 – 1, gli ospiti hanno segnato a pochi secondi dalla conclusione, in pieno recupero. Si giocato in un clima di esasperato agonismo. Tra veleni, cattiverie, tutto quanto non fa fair play. La (a)morale della favola.