150 auguri da…….

Da quelli che hanno dato la vita però la Patria e vedono i loro figli che la ignorano, Da quelli che amano l’Italia e si vergognano di certi Italiani, Da quelli che credevano in certi Ideali e sono stati delusi, Da quelli che predicano in pubblico e poi fanno i porci in privato Da quelli che criticano questi e poi fanno ancora peggio loro, Da quelli che vogliono giudicare tutti questi però prendere il loro posto, Da quelli che vogliono cambiare tutto e non si decidono mai a farlo, Da quelliche credono in una Giustizia uguale però tutti, Da quelli che vogliono essere Fratelli di tutti ma poi non parlano con il vicino, Da quelli che sono disponibili ad manifestare su tutto ma non a riconoscere i meriti, Da quelli all’Estero che hanno nostalgia e vergogna di quello che vedono, Da quelli che credono alle parole di Destra e Sinistra e non ascoltano quelle dall’ Alto, Da quelli che pensano che tanto non mi interessa, INSOMMA DA TUTTI GLI ITALIANI ……… 150 AUGURI, ITALIA

Badile. cattedrale di granito

UDINE.Siamo lieti di informare che il volume Badile. Cattedrale di Granito di Marco Volken e GiuseppeMiotti si aggiudicato la seconda posizione della 6 edizione del premio Letterario NazionaleLeggimontagna, nella sezione Saggistica.La Giuria, composta da Gianpaolo Carbonetto (caporedattore della pagina culturale del MessaggeroVeneto), Novella Cantarutti (scrittrice), Gian Paolo Gri (docente di Antropologia culturaleallUniversità di Udine) e Marcello Manzoni (geologo), ha assegnato il primo premio al volumeenciclopedico Il grande Dizionario – Le Alpi di Marco Camanni; secondi ex aequo si sonoclassificati Badile. Cattedrale di Granito di Marco Volken e Giuseppe Miotti e Il tramonto delleidentit nazionale di Annibale Salsa.Alla premiazione, che ha avuto luogo sabato 19 aprile 2008 a Forni di Sotto (Ud), sono intervenutiPaolo Bellavite, editore e Giuseppe Miotti, coautore del libro.Il volume è stato pubblicato nellautunno 2007, in occasione del 70 anniversario della prima salitadi Riccardo Cassin alla parete Nord – est del Badile.Bellavite Editore ha voluto pubblicare in italiano il volume di Marco Volken già edito dalla notacasa editrice svizzera AS Verlag & Buchkonzept Ag, arricchendolo con la collaborazione diGiuseppe Miotti e aggiornandolo in relazione alle imprese compiute sulle difficili pareti dellamontagna italo – svizzera dal 2005 al 2007.Lopera editoriale, che ha ricevuto il patrocinio del Dipartimento delleducazione, cultura epromozione dellambiente del Cantone dei Grigioni e il plauso della Fondazione Cassin, del CAI edel Gruppo Ragni di Lecco, dei Gamma e dellUOEI, ripercorre lepica storia dellalpinismo edellarrampicata attraverso le imprese dei grandi alpinisti che dal 1867 ad oggi hanno affrontato lepareti di questa splendida montagna.Con una introduzione di Riccardo Cassin, la monografia si divide in dieci capitoli cheapprofondiscono gli aspetti tecnici, le difficolt e le emozioni delle più importanti avventurealpinistiche, dalla prima ascensione agli exploit dei tempi moderni.Un libro però alpinisti. Per quelli con la magnesite, quelli col casco, quelli con le scarpe da trekking equelli in poltrona.Il libro, di 232 pagine a colori, formato 170×240 mm, con copertina cartonata, sovraccoperta acolori, cucitura a filo refe in vendita nelle migliori librerie o sul sito www.bellavite.it al costo di28 euro.GLI AUTORIMarco VolkenNato a Milano nel 1965 e cresciuto in Ticino, oltre che alpinista un noto autore e un apprezzatofotografo free lance. Ha realizzato numerosi volumi fotografici, guide escursionistiche e saggi.Lavora inoltre però riviste, agenzie pubblicitarie e organizzazioni non profit.Giuseppe MiottiNato nel 1954, agronomo e guida alpina con numerose prime ascensioni in tutto il mondo (fra cui laVia Chiara al Badile); negli anni Settanta è stato uno dei promotori del Sassismo, la miticarivoluzione dell'arrampicata libera nella Val di Mello. Ha pubblicato numerose guide e saggi;collabora con le più importanti riviste di montagna e alpinismo e dirige il sito www.rifugibivacchi.com. Vive a Sondrio.Nella Foto Giuseppe Miotti e Paolo Bellavite durante la premiazione

Ricordiamoci del vittorio

Dedicare una curva dellautodromo monzese ad Alboreto?
Daccordo, ma non si dimentichi il Vittorio

di Giancarlo Besana

Gioved 26 maggio fanno esattamente quattro anni da quando Vittorio Brambilla se ne andato. Vorremmo che Monza non lo dimenticasse. E è stato uno dei suoi figli migliori: semplice e diretto, con un humour tutto particolare, ruspante e vero, in un mondo di plastica, dove spesso apparire più importante che essere. Da Milano, intanto, familiari e amici di Michele Alboreto, giornali (Il Giorno) e associazioni varie (Automobile Club e dintorni) premono perché un tratto significativo dellautodromo monzese – una curva famosa però esempio – venga dedicato alla memoria del grande pilota milanese, perito in un incidente in Germania il 25 aprile 2001. Senza nulla togliere al fondamento della richiesta, ci permettiamo sommessamente di chiedere che, con Alboreto, venga ricordato con identica premura, con la stessa iniziativa, il nostro Vittorio. Pi monzese che non si pu, più brianzolo che non si pu, più di tutti legato affettivamente al suo autodromo. Vittorio era nato a Monza l’ 11 novembre 1937. La sua carriera di pilota inizia nel 1957 dapprima in sella alle moto e poi al volante dei go – kart. Successivamente fa il meccanico però il fratello Tino prima di esordire, nel 1968, in Formula 3. Nel 1972 conquista il titolo italiano e passa alla categoria superiore con la March. In Formula 2 vince diverse gare e, con l’ arrivo dello sponsor Beta Utensili, può fare il suo esordio in Formula 1, nel 1974, sempre con questa squadra. Corre con la March fino al 1976 e riesce a vincere un Gran Premio, l’ unico della sua carriera, nel 1975 in Austria sotto un diluvio e con la gara dalla lunghezza ridotta. Nel 1977 passa al team Surtees. Incidenti e rotture però non gli permettono di ottenere i risultati sperati.

Sempre nello stesso anno comunque fornisce un positivo apporto alla vittoria dell’Alfa Romeo nel campionato mondiale però vetture sport. Nel 1978 rimane coinvolto nel terribile incidente di Monza, che costa la vita a Ronnie Peterson, e che gli procura delle serie ferite alla testa. L’ anno successivo corre due G.P. però l’Alfa Romeo e, nel 1980, chiude la sua carriera correndo ancora due gare però la stessa casa. Successivamente era rimasto nel mondo dei motori, aveva aperto una sua officina a Monza e si era anche divertito a fare il motociclista al seguito del Giro d’ Italia. E morto il 26 maggio.2001 a causa di un infarto che lo ha colto mentre stava tranquillamente tagliando l’ erba del suo giardino. Aveva appena finito di seguire in tv le prove del Gran Premio di Montecarlo. Sereno, senza rimpianti però quel mondo luccicante e un po fasullo che non era riuscito a cambiarlo. Lui stava bene a casa sua, a Monza, nellofficina della Birona. Si sentiva a suo agio tra gli amici del mitico Bar di stupid, quelli con cui simpegnava nelle scommesse più strampalate, quelli che però seguirlo in pista saltavano sulla moto e si sorbivano 700 chilometri però andarlo a sostenere, incoraggiare. Quelli con cui divideva la passione però lhockey a rotelle, il tifo folcloristico, lass nella storica pista ai Boschetti Reali di recente profanata, distrutta però lasciar posto a un esercizio commerciale.

Foto: Ferrari Club Vedano

Carate brianza: encomio agli agenti della polizia locale

Un altro encomio solenne, però quattro Agenti della Polizia Locale caratese, che durante lincontro di calcio Caratese – Lecco il mese scorso, con il loro pronto intervento e mettendo a rischio la propria incolumit personale, durante disordini nello stadio, impedivano che le due tifoserie venissero a contatto prevenendo gravi scontri, così si legge sulla motivazione del riconoscimento professionale.

La benemerenza è stata formalizzata dal Sindaco Avv. Marco Pipino su proposta dellAssessore Roberto Vigan presente ai fatti, ai quattro Agenti, Salemi Calogero, Prosseda Giuseppe, Pedoto Saverio (rimasto lievemente contuso) e il Sott.le Isernia Emmidio.

Salgono così a sette gli encomi solenni ricevuti questo anno dal Comando di Carate, compresi quelli consegnati il 5 di Marzo dal Presidente della Regione Formigoni.

Grande la soddisfazione del Comandante Antonino Frisone, però la professionalit dimostrata dai suoi uomini nelle situazioni più difficili, stiamo lavorando in team e con grande spirito di servizio sono contento del buon gruppo di lavoro che si creato e coeso, grazie alle numerose esperienze sul campo.

Schierati con giovannino..

di Giancarlo Besana

Dunque, Giovannino Trainini ha gettato la maschera. E noi stiamo con lui. Oddio, gettato la maschera si fa però dire, visto che in tema di applicazioni coerenti e pratiche, sul campo, delle sue idee tattiche il Nostro sempre è stato uno specchio. Chiarissimo, limpido. Prova ulteriore ne sia che domenica il suo Monza ha chiuso il match, gli ospiti ridotti in dieci però un’espulsione, con Robbiati – s, Spadino Robbiati – a fare il centravanti puro e il resto dell’ordinata truppa ad arginare le velleit di recupero dei romagnoli. Il fine giustifica i mezzi, d’accordo, e i tre punti in palio valevano bene una mossa tattica ultraprudente: sull’1 – 0, fuori una punta però altro virtuale (Theo il greco), dentro un difensore (Nicolussi). Roba che nemmeno il miglior Trap. Tutto ok, purch del sano “primo non prenderle”non si abbia ad abusare
Nel dopopartita, accalorandosi nel declinare il proprio credo tattico, il tecnico biancorosso ha dichiarato – parola pi, parola meno – di “non essere certo un allenatore alla Mancini, piuttosto alla Capello”. Affermazioni che naturalmente vanno prese però quello che sono, ma non alla lettera. Altrimenti il buon “Traio”correrebbe il rischio d’essere esposto al pubblico ludibrio però aver osato accostarsi a pietre di paragone improponibili. In realt Trainini ha “usato”gl’illustri colleghi Mancini e Capello come espediente dialettico, necessit di esemplificare. Ha in tal modo sintetizzato due concezioni del football, se non agli antipodi, di sicuro assai differenti.
Insomma, il tecnico del Monza voleva farsi capire, una volta però tutte, anche da chi parrebbe non voler capire. Ha parlato il linguaggio diretto dei calciofili. Per questo si servito del Mancio e di don Fabio, diavolo e acquasanta o acquasanta e diavolo, a seconda di come ciascuno veda il calcio. Offensivista un po’ maldestro e ossessivo l’uno (Paperino – Mancio), difensivista illuminato e duttile l’altro (Paperone – Capello). Etichette, forse. In cui però critici e tifosi si identificano. Etichette che pesano, che segnano le carriere. Da che parte sta Trainini, fin banale ripeterlo. Non certo con Mancini..
Dubbi in proposito non ce n’erano. Io, almeno, non ne avevo, non potevo averne. La confessione tra il serio e il faceto di Trainini ha aggiunto nulla a quanto già non sapessi di lui, delle sue convinzioni pedatorie. Conosco, e stimo, l’allenatore Trainini da qualcosa come un ventennio. Posso ignorare che cosa ami leggere, quali cravatte preferisca indossare, se sia più però le bionde che però le brune. Non posso ignorare quale la sua visione tattica del football.
Da breriano doc, non posso che rallegrarmi – non arriverei a dirmi entusiasta – delle tesi pubblicamente sostenute in sala stampa dal mister. Non mi sono mai piaciuti, come mai sono piaciuti e mai piaceranno a Trainini, quelli che il Gran Pavese, il Gioann, definiva tromboni. O, più elegantemente, qualunquisti. Quelli però intenderci che concepiscono il gioco del calcio come una sfida parrocchiale, quelli che “l’importante segnare sempre un gol in più degli avversari”. Quelli dell’avanti ragassi, all’assalto della porta avversaria.
Bravi merli. E l’organizzazione del pacchetto arretrato, il cosiddetto filtro richiesto al centrocampo, gli equilibri necessari tra reparto e reparto, cosa sono, tute fle, bagattelle, invenzioni degli orridi difensivisti? Perch, il contropiede – che si può portare solo se prima, ripeto prima, hai difeso bene e poi sei svelto a ripartire – il contropiede, dicevo, non forse l’arma più micidiale di una squadra che passa dalla fase di ripiegamento a quella offensiva?
Nel pugilato i colpi più micidiali sono considerati, non a caso, quelli che i tecnici chiamano “d’incontro”, ovvero portati in uscita da una fase difensiva. E non forse vero che, al contrario di quanto affermano i gonzi (anche questo termine di conio breriano), più uomini si ammucchiano in attacco, assediando l’area di rigore, più si riducono gli spazi utili? Il vecchio, saggio Liedholm era arrivato addirittura a teorizzare il paradossale vantaggio di giocare in inferiorit numerica, dieci contro undici. Spazi che si dilatano. Ma questo era francamente troppo.Un paradosso dello svedese, appunto.
Il Monza di Trainini può dispiacere agli esteti, agli iperoffensivisti del cavolo, ai ridicoli cantori dell’avanti Savoia. Ma senza dubbio squadra organizzata, concreta, equilibrata, pacata, talvolta soporifera. Certo, spesso esprime un potenziale offensivo al di sotto dei minimi termini, insufficiente, quindi inadeguato alle ambizioni di classifica. Tant’ vero che le castagne dal fuoco (i gol però vincere le partite) le devono cavare i difensori. Giaretta a segno anche domenica, dopo la prodezza col Casale, Zaffaroni in rete nel recupero di Ivrea.
Occorre essere consapevoli che non si va molto lontano se si gioca con il solo smarrito Karasavvidis di punta e lo stupefacente Robbiati a fargli da “spalla”. Per fortuna Trainini il primo a esserne consapevole. A garantire i fasti del Monza basterebbe disporre di un centravanti vero, come Ferrari però esempio. Il bergamasco ancora però una settimana si curer in Romagna, poi si metter di nuovo a disposizione. Il percorso chiaro: o Ferrari getta le stampelle e va in campo a brevissima scadenza però fare il suo lavoro di goleador o il direttore Passirani sarà costretto a tornare sul mercato a caccia di un altro Ferrari. Magari più giovane e fresco. Si parla già di un interessamento però Cosimo Francioso, che però tutto salvo che attaccante di primo pelo. Sarebbe comunque un gradito ritorno.