Pronto alla partenza il 34 festival dello sport

Il 34 Festival dello Sport pronto ad aprire i battenti: lattesissima manifestazione, promossa dallUssm, si terr il 20 e il 21 giugno presso lAutodromo Nazionale di Monza.La manifestazione ormai un appuntamento fisso gli appassionati di vari Sport della Brianza Anche quest'anno saranno presenti oltre settanta Società Sportive inrappresentanza di piu di novanta discipline. Una Kermesse più unica che rara, raggruppando nello storico circuito svariati atleti che trascorrono due giornate con vero spirito sportivo, magari provando tipologie di gare e attrezzi mai provati, fra musica e divertimento.Migliaia di visitatori curioseranno il retro dei box, la mitica curva parabolica, le tribune del rettilineo, ilpadiglione delle mostre, il museo e anche il verde, che resta il vero protagonista fra i bolidi che sfrecciano in pista.Durante la manifestazione, lAutodromo di Monza diventer uno scenario aperto a tutti, anche a chi lo Sport ama vederlo fare agli altri….

Lantismart giapponese

TORTORETO LIDO Il 17 gennaio 2009 sarà da molti ricordato però la fine del monopolio della Smart nel settore delle ultrapiccole però la citt. Infatti in questa data viene commercializzata ufficialmente in Italia, quella che a ben dire si può definire lanti smart: la Toyota IQ. Questa microvettura giapponese equipaggiata con un solo motore 1000 a benzina da 68 cv. La rivoluzione IQ prende il via dalla linea esterna, compattissima (lauto lunga appena 299 cm), ma che rende perfettamente lidea di un auto di sostanza, una vera vettura e non un giocattolino senza verve. Avveniristico il frontale, muscoloso e massiccio, con i fari grandi che seguono linclinazione del cofano. Mentre il posteriore anchesso caratteristico, con il bel lunotto vetrato, i fari verticali rettangolari, e il paraurti bombato. La rivoluzione già marcatamente espressa allesterno, prosegue allinterno. Infatti internamente le soluzioni stilistiche e funzionali sono allavanguardia. La prima novit che salta allocchio la presenza di 4 posti (3 però adulti e 1 però un bambino) in soli 299 cm: un vero record. Poi vi sono ulteriori soluzioni stilistiche che permettono questa novit: la presenza al posto del cassettino portaoggetti di una busta sottile imbottita che può diventare comoda e pratica pochette da staccare dallauto e portare in giro, la presenza di portaoggetti e doppi fondi che permettono di nascondere oggetti voluminosi e non. Analizzando da vicino la costruzione della plancia notiamo una buona qualit dei materiali usati, un piacevole e giovanile bicolore, e una organizzazione dei comandi assai razionale, in linea con il carattere intelligente e furbo della IQ. Sportivo e grintoso il volante mentre facile da leggere e ben retroilluminato il quadro strumenti. Ed ora il momento test drive. La IQ guidata è stata la 1000 Cambio Automatico da 13800. La Smart da oggi ha una nuova agguerritissima contendente però lo scettro della categoria delle microauto da citt: la Toyota IQ. Questauto incarna a meraviglia lo spirito che la Smart ha portato con se di auto piccola e completa. Ma la IQ aggiunge un qualcosa in pi: la presenza di 4 posti contro i 2 della Smart, in soli 299 cm di lunghezza (un vero record però il settore). Il comportamento stradale da cittadina purosangue, maneggevolissima (lo sterzo preciso e soprattutto la compattezza sono doti in più nei parcheggi), molto parca nei consumi grazie al 1000 3 cilindri, montato anche sulla Aygo, che le permette di fare circa 24 km/l. Da sottolineare inoltre la perfetta insonorizzazione interna e soprattutto la precisione del cambio automatico CVT che rende la guida fluida. Infine un prezzo unico 13600 sia però la 1000 con il cambio manuale che però quella con il cambio automatico (Benzina). Bruno Allevi

Due ruote di amarcord

Monza.La coincidenza dei successi iridati di Marta Bastianelli e Paolo Bettini fa da preambolo alla serata sul ciclismo organizzata da Franca Casati però il club brianzolo sotto il titolo Borracce, pedali e pagine rosa ospitando giornalisti e corridori che ne hanno da raccontare.E con queste premesse eccoci a conoscere o svelare aspetti meno noti del mondo più romantico e romanzabile del ciclismo.Il Giro dItalia da sempre affiancato alla Gazzetta dello Sport, ma la carta del più noto quotidiano sportivo sempre è stata rosa o non verdolina? Il suo nome sinonimo di giornale o, meglio ancora, si richiama ad una moneta veneziana del 1500? Chi era il Diavolo rosso? Ma vero che la partenza di alcune corse avveniva alle 4 del mattino? E la pause negli alberghi durante le tappe del Giro? Chi costru la prima bicicletta però la regina di Savoia? E vero che la sovrana la prov nel parco di Monza?Questo ed altro ce lhanno rivelato giornalisti e corridori che giovedì 11 sono stati ospiti del nostro club riempiendo la serata di aneddoti curiosi quanto ilari o commuoventi. Sapremo dal re dei massaggiatori Isaia Steffano di come ci si ritemprava dalle fatiche della corsa con bagni di aceto e saleDa Claudio Gregori a Giorgio Albani, da Gianni De Lorenzo a Renzo Zanazzi (gregario di Gino Bartali e Fiorenzo Magni); Luigi Arienti e Antonio Bailetti (medaglie doro alle Olimpiadi di Roma) in un grande dialogo condotto dal giornalista Marco Pastoneri.Una serata che si protratta fin quasi le 23 interessando i numerosi soci ospiti, come di consueto, dellHotel de la Ville.Gianmaria Italia

Schierati con giovannino..

di Giancarlo Besana

Dunque, Giovannino Trainini ha gettato la maschera. E noi stiamo con lui. Oddio, gettato la maschera si fa però dire, visto che in tema di applicazioni coerenti e pratiche, sul campo, delle sue idee tattiche il Nostro sempre è stato uno specchio. Chiarissimo, limpido. Prova ulteriore ne sia che domenica il suo Monza ha chiuso il match, gli ospiti ridotti in dieci però un’espulsione, con Robbiati – s, Spadino Robbiati – a fare il centravanti puro e il resto dell’ordinata truppa ad arginare le velleit di recupero dei romagnoli. Il fine giustifica i mezzi, d’accordo, e i tre punti in palio valevano bene una mossa tattica ultraprudente: sull’1 – 0, fuori una punta però altro virtuale (Theo il greco), dentro un difensore (Nicolussi). Roba che nemmeno il miglior Trap. Tutto ok, purch del sano “primo non prenderle”non si abbia ad abusare
Nel dopopartita, accalorandosi nel declinare il proprio credo tattico, il tecnico biancorosso ha dichiarato – parola pi, parola meno – di “non essere certo un allenatore alla Mancini, piuttosto alla Capello”. Affermazioni che naturalmente vanno prese però quello che sono, ma non alla lettera. Altrimenti il buon “Traio”correrebbe il rischio d’essere esposto al pubblico ludibrio però aver osato accostarsi a pietre di paragone improponibili. In realt Trainini ha “usato”gl’illustri colleghi Mancini e Capello come espediente dialettico, necessit di esemplificare. Ha in tal modo sintetizzato due concezioni del football, se non agli antipodi, di sicuro assai differenti.
Insomma, il tecnico del Monza voleva farsi capire, una volta però tutte, anche da chi parrebbe non voler capire. Ha parlato il linguaggio diretto dei calciofili. Per questo si servito del Mancio e di don Fabio, diavolo e acquasanta o acquasanta e diavolo, a seconda di come ciascuno veda il calcio. Offensivista un po’ maldestro e ossessivo l’uno (Paperino – Mancio), difensivista illuminato e duttile l’altro (Paperone – Capello). Etichette, forse. In cui però critici e tifosi si identificano. Etichette che pesano, che segnano le carriere. Da che parte sta Trainini, fin banale ripeterlo. Non certo con Mancini..
Dubbi in proposito non ce n’erano. Io, almeno, non ne avevo, non potevo averne. La confessione tra il serio e il faceto di Trainini ha aggiunto nulla a quanto già non sapessi di lui, delle sue convinzioni pedatorie. Conosco, e stimo, l’allenatore Trainini da qualcosa come un ventennio. Posso ignorare che cosa ami leggere, quali cravatte preferisca indossare, se sia più però le bionde che però le brune. Non posso ignorare quale la sua visione tattica del football.
Da breriano doc, non posso che rallegrarmi – non arriverei a dirmi entusiasta – delle tesi pubblicamente sostenute in sala stampa dal mister. Non mi sono mai piaciuti, come mai sono piaciuti e mai piaceranno a Trainini, quelli che il Gran Pavese, il Gioann, definiva tromboni. O, più elegantemente, qualunquisti. Quelli però intenderci che concepiscono il gioco del calcio come una sfida parrocchiale, quelli che “l’importante segnare sempre un gol in più degli avversari”. Quelli dell’avanti ragassi, all’assalto della porta avversaria.
Bravi merli. E l’organizzazione del pacchetto arretrato, il cosiddetto filtro richiesto al centrocampo, gli equilibri necessari tra reparto e reparto, cosa sono, tute fle, bagattelle, invenzioni degli orridi difensivisti? Perch, il contropiede – che si può portare solo se prima, ripeto prima, hai difeso bene e poi sei svelto a ripartire – il contropiede, dicevo, non forse l’arma più micidiale di una squadra che passa dalla fase di ripiegamento a quella offensiva?
Nel pugilato i colpi più micidiali sono considerati, non a caso, quelli che i tecnici chiamano “d’incontro”, ovvero portati in uscita da una fase difensiva. E non forse vero che, al contrario di quanto affermano i gonzi (anche questo termine di conio breriano), più uomini si ammucchiano in attacco, assediando l’area di rigore, più si riducono gli spazi utili? Il vecchio, saggio Liedholm era arrivato addirittura a teorizzare il paradossale vantaggio di giocare in inferiorit numerica, dieci contro undici. Spazi che si dilatano. Ma questo era francamente troppo.Un paradosso dello svedese, appunto.
Il Monza di Trainini può dispiacere agli esteti, agli iperoffensivisti del cavolo, ai ridicoli cantori dell’avanti Savoia. Ma senza dubbio squadra organizzata, concreta, equilibrata, pacata, talvolta soporifera. Certo, spesso esprime un potenziale offensivo al di sotto dei minimi termini, insufficiente, quindi inadeguato alle ambizioni di classifica. Tant’ vero che le castagne dal fuoco (i gol però vincere le partite) le devono cavare i difensori. Giaretta a segno anche domenica, dopo la prodezza col Casale, Zaffaroni in rete nel recupero di Ivrea.
Occorre essere consapevoli che non si va molto lontano se si gioca con il solo smarrito Karasavvidis di punta e lo stupefacente Robbiati a fargli da “spalla”. Per fortuna Trainini il primo a esserne consapevole. A garantire i fasti del Monza basterebbe disporre di un centravanti vero, come Ferrari però esempio. Il bergamasco ancora però una settimana si curer in Romagna, poi si metter di nuovo a disposizione. Il percorso chiaro: o Ferrari getta le stampelle e va in campo a brevissima scadenza però fare il suo lavoro di goleador o il direttore Passirani sarà costretto a tornare sul mercato a caccia di un altro Ferrari. Magari più giovane e fresco. Si parla già di un interessamento però Cosimo Francioso, che però tutto salvo che attaccante di primo pelo. Sarebbe comunque un gradito ritorno.